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Scritto Mercoledì 22 aprile 2020 alle 10:08

In viaggio a tempo indeterminato/124: chissà come è fermo

Dopo il furto della scorsa settimana, ci stiamo ormai riprendendo.
Non si può dire che siamo tranquillissimi, ma dormire con un baule davanti alla porta e le finestre sprangate sta aiutando parecchio.
Nel frattempo, però, è arrivato un caldo pazzesco, di quelli che non ti fanno respirare.
Di quelli che vivresti sotto una doccia gelida o comunque sempre ammollo.
Quanto sarebbe bello potersi fare un bagno ora nella laguna a meno di 1km da qui!
Ma nulla, ancora per un bel po’ resterà un miraggio.
Una macchia azzurra da guardare da lontano quando usciamo a fare la spesa.
E sono tanti i posti nel mondo dove siamo stati negli ultimi due anni e mezzo che neanche nei nostri incubi peggiori ci saremmo mai immaginati potessero fermarsi, di colpo, all'improvviso.
Invece è successo e sono ormai settimane che il mondo ha rallentato inevitabilmente.
Abbiamo sentito tutti parlare di quanto la natura stia beneficiando di questo stop. E’ forse l’unica nota davvero positiva di tutta questa terribile situazione.
Persino qui nella piccola Bacalar, si vedono dei cambiamenti.
L’altro giorno mentre andavamo a fare la spesa, due conigli dalle lunghe orecchie bianche a punta se ne stavano tranquilli in mezzo alla strada.
Un pomeriggio la quiete dell’ostello chiuso in cui ci troviamo è stata interrotta da dei tucani che volavano da un ramo all’altro degli alberi del giardino.
E poi i coccodrilli, sulle rive della laguna sono tornati a farsi vedere. Se ne stanno sdraiati indisturbati sugli alberi e ci piace pensare che sia per quello che l’accesso alla laguna è stato chiuso e non come effetto di una pandemia globale.


L’altro giorno, allora, ci siamo messi a fare un “gioco da quarantena”.
Abbiamo iniziato a pensare a tutti i posti in cui abbiamo viaggiato e immaginarceli vuoti.
Sì, lo sappiamo, la quarantena fa brutti scherzi, ma mettetevi nei nostri panni… qui per sopportare il caldo non ci si può neanche concedere una bella birra ghiacciata! Questo perché il divieto di vendere alcolici è la prima misura che ha messo in atto il governo messicano quando si è iniziato a parlare di pandemia.
Un bel bicchiere di vino avrebbe aiutato parecchio in questo “gioco da quarantena” ma ci siamo dovuti accontentare di una limonata.
Sì, è vero, potremmo occupare il tempo in modo migliore ma dopo aver fatto maratone di serie TV, sfide culinarie che neanche Masterchef, tornei di carte che finivano solo quando uno dei partecipanti si addormentava… beh ci dovevamo inventare qualcosa.
E per due che hanno fatto della loro vita un viaggio, la più bella coccola è proprio pensare e parlare di viaggi.
Ci sono alcuni Paesi del mondo che viene facile immaginarseli vuoti. Pensiamo ad esempio ai paesini nepalaesi ai piedi dell’Himalaya, oppure alle spiagge enormi delle Hawaii, o ai villaggi sperduti nel nord del Laos.
Non è richiesto un grande sforzo perché, tranne in rare occasioni, la tranquillità regna comunque sovrana.


Ci sono però luoghi che ci viene davvero impossibile immaginare calmi, senza persone che corrono da tutti i lati.
Il Vietnam ad esempio. Come si fa a pensare a una strada vietnamita senza motorini? Impossibile.
Magari uno si può aspettare una riduzione del traffico, un passaggio dal livello “fiume in piena” a quello “ruscello di montagna” ma che si fermi tutto completamente sembra impensabile.
Anche perché come li trasportano tavoli, capre, 5/6 generazioni della stessa famiglia, frigoriferi?


L’altro luogo che ci richiede uno sforzo non indifferente da immaginare deserto è la metropolitana di Tokyo. Su quei vagoni la gente si ammassava cercando di occupare ogni minuscolo spazio disponibile. C’erano persino gli addetti a spingere la gente all’interno di quei vagoni stracolmi.
Ovviamente sempre tutti ordinati, silenziosi, precisi anche nel caos dell’ora di punta. E ora?
Ci siamo dovuti impegnare parecchio per disegnare nella nostra mente l’immagine di un marciapiede deserto o un treno giapponese vuoto.
Ma a proposito di treni, se c’è un posto nel mondo che vuoto proprio non ce lo riusciamo a immaginare è l’India.
E in questo caso nemmeno una cassa di birra potrebbe fare la differenza.
Sappiamo che sta succedendo, che il Paese è in lockdown da settimane, ma ci sembra comunque assurdo.
Dove li hanno messi tutti i tuktuk, i venditori di chai (lo speziato e onnipresente tè), i dentisti di strada, i banchetti con i sarti, quelli che friggono qualunque cosa?
L’India tranquilla proprio non siamo riusciti immaginarcela. Così abbiamo sostituito le persone con gli animali che devono aver preso il sopravvento.
Prime tra tutte le mucche che, in quanto sacre, scorrazzeranno indisturbate in mezzo ai rondò… non che prima non lo facessero. E poi le scimmie, i cani, i gatti, i topi grandi come cani e gatti, le capre…
Insomma l’India, nella nostra testa, non è tranquilla nemmeno con la quarantena.

Un abbraccio
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Angela&Paolo
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