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Scritto Venerdì 24 aprile 2020 alle 08:42

Lecco-Primaluna: dall’Aspoc College alla quarantena in casa. La (dura) routine di Giacomo e Francesco, ‘ragazzi speciali’

Tutto tornerà come prima. Ma quando succederà, saranno molti gli “arretrati” da recuperare. Non sarà facile riprendere gli impegni quotidiani con il consueto ritmo serrato, a volte troppo frenetico, ma comunque indispensabile per riempire le giornate e dare loro un certo ordine. E il discorso si fa ancora più vero (e complesso) quando riguarda i ragazzi disabili, già alle prese con grandi e piccoli ostacoli da affrontare anche senza l’ulteriore “fastidio” di una quarantena improvvisa.
È il caso, tra i tanti, di Francesco e Giacomo, giovani studenti dell’Aspoc Collegel’innovativo progetto avviato nel 2017 dall’omonima associazione lecchese in collaborazione con il personale medico dell’ASST e un’equipe di specialisti in vari settori – che da un giorno all’altro si sono trovati a casa da soli con i loro genitori, senza amici né compagni di classe con cui condividere nuove avventure.

Francesco con un bel messaggio di speranza

“Il problema nel nostro caso è doppio” ci ha spiegato Antonella, mamma di Francesco, affetto da ritardo cognitivo. “I ragazzi come mio figlio hanno molte più difficoltà nel capire la situazione attuale: per lui è inaccettabile non poter andare al College, si arrabbia tantissimo quanto in tv sente dire che le scuole non riapriranno in tempi rapidi. Anche a noi genitori fa male renderci conto del dramma psicologico che sta vivendo: avevamo fatto tanta fatica ad aiutare nostro figlio a socializzare, appassionarsi allo studio e rispettare le regole sociali, e dopo la quarantena sarà quasi tutto da rifare”. Francesco vive con i suoi genitori a Primaluna, in una bella casa immersa nella natura dove gli svaghi non mancano: è autonomo, ma solo in parte, e non può essere lasciato solo in casa. “Fortunatamente viviamo in mezzo al verde, così non deve restare tutto il giorno tra quattro pareti, passando dallo schermo del computer a quello della tv” ha proseguito Antonella che, lavorando, può contare solo sull’aiuto del marito, in pensione. “Anche alcune novità a cui noi siamo già abituati sono incomprensibili per un ragazzo come Francesco: abbiamo provato a fare qualche breve passeggiata nei dintorni, ma la mascherina sul suo viso è durata cinque minuti… Non voglio immaginare cosa succederebbe se l’uso dei DPI dovesse restare un obbligo! E poi per lui è davvero difficile accontentarsi della compagnia di noi genitori: amava la sua routine al College tra lezioni e altre attività, nonché le tante iniziative a cui era solito partecipare con Aspoc, con tanti amici. Gli manca molto il rapporto con le persone, le belle relazioni che aveva costruito non senza fatica, un mattone dopo l’altro: temo che questa emergenza ci abbia spinto un passo indietro, ci vorrà tempo per recuperare”.

Giacomo durante una lezione di yoga “a distanza” e ai fornelli

Non così diversa la situazione di Giacomo, giovane lecchese affetto da sindrome di Down e alunno dell’Aspoc College. “Inizialmente ha visto la quarantena come una vacanza” ci ha raccontato la mamma Maria. “Se però, da un lato, questo tempo sospeso e dilatato ha favorito le sue relazioni con noi genitori, dall’altro è da subito emersa la grande fatica nel gestire un’intera giornata e riempirla di attività interessanti e adeguate per lui, che ormai è adulto ma non del tutto autonomo. Giacomo vive soltanto con me e suo papà, dopo che le sue sorelle si sono sposate: per forza di cose siamo sempre stati molto coinvolti nella sua routine, ma ora ci troviamo in una situazione di convivenza continua, 24 ore su 24. È sempre stato introverso, il suo carattere non lo ha mai portato ad aprirsi facilmente agli altri. E ora che non può nemmeno vedere gli amici, le sue difficoltà – per esempio nella verbalizzazione delle emozioni – vengono ancor più accentuate: in casa, quindi, non mancano le tensioni. Questa nuova routine non è facile da accettare per noi, figuriamoci per lui”.

Ancora Giacomo al pc con papà

Anche Giacomo, come Francesco, aveva infatti trovato in Aspoc un punto di riferimento fondamentale, che grazie al College lo aveva aiutato a costruirsi una nuova quotidianità con una seria prospettiva sul futuro: “Prima dello stop di marzo era impegnato nelle attività “universitarie” (che si svolgono in gran parte presso l’ospedale Manzoni di Lecco, ndr.) per dieci moduli al giorno, alternando le lezioni teoriche a momenti più pratici e uscite sul territorio” ha aggiunto mamma Maria. “Negli ultimi tempi aveva inoltre provato l’esperienza di un “vero” stage lavorativo, inizialmente con la Facoltà di Infermieristica dello stesso nosocomio, e in seguito grazie al servizio provinciale di collocamento, tramite cui da gennaio scorso aveva cominciato una bella collaborazione con l’asilo paritario Bonaiti di Germanedo: aveva accolto queste novità con grande entusiasmo, “incastrando” tutti questi impegni con quelli sportivi – a cui tiene molto – con l’associazione Oltretutto 97 di cui mio marito Ettore è presidente. Questa quarantena è dura da accettare per lui”.
Consapevoli che, molto probabilmente, dovranno vivere un’estate diversa dal solito, dalle file di Aspoc i componenti del direttivo e i tanti volontari stanno già facendo del loro meglio per essere il più possibile vicini – anche se a distanza – ai loro “ragazzi speciali”: dalle lezioni online alle divertenti video-chiamate “del sabato” allo sportello di ascolto psicologico, ogni idea è buona per mantenere vivi i rapporti di amicizia tra i giovani e alleviare anche solo per qualche ora le fatiche dei genitori, come accade dal 2004 secondo lo spirito dell’associazione, divenuta negli anni un punto di riferimento sempre più importante nel mondo della disabilità.
In attesa di tornare tutti insieme a sorridere e a guardare al futuro, partendo da nuove piccole grandi conquiste come l’apertura della nuova sede nel rione lecchese di Castello, che (forse) dopo l’estate potrà cominciare ad animarsi con le risate, le emozioni e l’allegria dei bambini e ragazzi di Aspoc.
B.P.
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