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Scritto Venerdì 01 maggio 2020 alle 09:30

1° maggio: cosa rimane del lavoro ai tempi del coronavirus?  10 (+1) esperienze raccontate ''in presa diretta'' dal lecchese

''L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro''. Recita così il primo articolo della nostra carta costituzionale. Il lavoro insomma, è un elemento imprescindibile per l'esistenza di ciascuno di noi. Un diritto e in egual misura un dovere. In questo 1° Maggio dal sapore decisamente surreale, abbiamo chiesto a dipendenti e professionisti impiegati in settori diversi, residenti o attivi nel nostro territorio, di raccontarci com'è cambiata in queste settimane la loro quotidianità lavorativa.
C'è chi è stato obbligato ad abbassare la saracinesca dell'attività e potrà rialzarla soltanto il mese prossimo, chi ancora ha dovuto letteralmente reinventarsi, proponendo lo stesso servizio ma in modalità differenti e chi non ha mai smesso di lavorare, ma lo ha fatto da casa, trasformando la propria stanza da letto o il salotto in un improvvisato ufficio. C'è poi chi ha dovuto abolire ogni forma di contatto, partecipando a riunioni a distanza, seduto davanti allo schermo del proprio pc e altri infine chi hanno proseguito a lavorare come ogni giorno, ma con la paura di potersi ammalare perchè il virus è spesso implacabile nei suoi effetti. Il Covid-19, nemico invisibile, in un modo o nell'altro ha stravolto le abitudini di tanti lavoratori.
Ecco le loro testimonianze:

CARLO MAIELLO
Pizzaiolo e titolare della Pizzeria 2001 di Lecco

Ho 56 anni, svolgo questa professione da ormai 38 anni e ovviamente sono a partita iva. Il diffondersi del Virus non mi ha più permesso di fare il mio lavoro; ho dovuto chiudere dal 10 marzo per la sicurezza del mio staff e dei clienti. Nelle ultime due settimane lavoro solo nel weekend alla sera con consegne a domicilio. Intanto nel mio locale ho fatto fare la sanificazione all’ozono, utilizzo mascherine e guanti monouso. Disinfetto più volte al giorno tutti gli ambienti e i piani. Gli altri giorni, non potendo lavorare, cerco di tenermi impegnato in casa. In questo periodo di crisi economica per la mia attività, ho potuto mantenermi con grande difficoltà e con piccoli risparmi conservati per le emergenze. In questo momento mi pongo solo domande di come sarà il mio futuro e ho tante incertezze. Anche rabbia, per tutti i sacrifici fatti in passato. Mi manca ovviamente il mio lavoro, la routine e il rapporto con clienti e amici.

LODOVICA MAZZOLENI
Osteopata, libera professionista
Lavoro come osteopata nella provincia di Lecco. Dopo il titolo conseguito e diverse collaborazioni, da novembre ho deciso di aprire uno studio. Purtroppo con la diffusione della pandemia, da fine febbraio ho interrotto la mia attività per tutelare il più possibile me e i miei pazienti. In questa quarantena forzata ho deciso di dedicarmi all’approfondimento ed aggiornamento quotidiano, cercando di migliorare e di ampliare il più possibile le mie conoscenze professionali. Probabilmente potrò ricominciare a lavorare dopo il 1 giugno con tanta voglia ma anche tanta “paura”. Chiaramente il mio lavoro prevede tecniche manuali a stretto contatto con le persone. Ecco perchè le norme che si dovranno adottare con tutti i dispositivi di protezione rendono il mio lavoro estremamente difficoltoso. In questo momento ho la fortuna di vivere ancora con i miei genitori e quindi non ho spese se non quelle legate allo studio che in parte ho coperto con il bonus da 600€. Se non avessi avuto questa fortuna, non so come sarei riuscita ad arrivare a fine mese. Questo virus ha stravolto la mia vita sia dal punto di vista professionale che personale, interrompendo i miei programmi e le mie aspettative future ma mi ha permesso di comprendere quanto il contatto umano era e sia per me fondamentale. Ed è per questo che forse la cosa che più mi manca nella quotidianità è il “tocco”: quel contatto che spazia dall’analisi palpatoria anatomica di un mio paziente all’abbraccio più profondo di un amico.

MARIA RITA E RAFFAELLA TALLARICO,
Parrucchiera ed estetista del centro It'S So Easy di Lecco

Lavoriamo insieme ormai da 5 anni. Il 9 marzo 2020, con la diffusione del covid19 siamo state costrette a chiudere. Ma siamo forti e non molleremo così facilmente. Purtroppo questo virus ha cambiato drasticamente il nostro lavoro e ora il nostro settore sarà tra gli ultimi che potranno riaprire. Abbiamo sfruttato questo periodo per continuare la nostra formazione imparando cose nuove per prepararci al meglio al rientro. Abbiamo cercato in ogni modo tramite i social di tenere attive le nostre clienti, dando consigli e facendo video tutorial su come poter rimanere belle e curate anche facendo il “fai da te” a casa. Siamo pronte anzi prontissime alla riapertura. Abbiamo già attuato un piano sicurezza per noi e le nostre clienti, introducendo l’autoclave per la sterilizzazione di tutti i vari attrezzi e predisponendo barriere divisorie in plexiglass tra sedute di taglio, piega e lavaggio; la stessa cosa è stata fatta nel reparto estetica. Forniremo disinfettante mani, mascherine e guanti nel limite delle nostre possibilità. Ogni seduta verrà igienizzata una volta che la cliente avrà finito il suo trattamento per garantire il massimo della sicurezza per tutti. Speriamo vivamente che questa ripartenza sia definitiva e che le misure di sicurezza vengano adottate da tutti in modo serio e consapevole per il bene delle nostre attività . Fortunatamente i nostri mariti hanno lavorato anche durante questa emergenza. Noi stesse negli anni avevamo raccolto qualche risparmio che purtroppo abbiamo dovuto utilizzare per coprire le spese del negozio, nonostante fossimo chiuse. Pensiamo che questa esperienza abbia cambiato tutti noi, abbiamo capito cosa significa perdere la libertà anche solo di bere un caffè con un amica o con una cliente; prendere per mano tua figlia per uscire al parco come facevamo sempre. Ecco, queste piccole cose che davamo per scontate, saranno un privilegio domani.

GRETA BONACINA
Estetista di Olginate

Quando a inizio marzo si è iniziato a parlare di chiusura mi sono un po’ spaventata, però mi sono anche resa conto che era la cosa giusta da fare, per la salute di tutti: ogni giorno sono a stretto contatto con decine di persone, con cui è difficile mantenere le distanze. Certo, non avrei mai pensato che la “serrata” sarebbe durata per così tanto… Per fortuna ho “solo” una dipendente, che peraltro avevo assunto poco prima del lockdown: ora è in cassa integrazione, mentre io ho fatto richiesta per il “bonus” da 600 euro, ma chissà quando arriverà… Nel frattempo sono a casa, dove cerco di riempire il tempo in cucina e con piccoli lavori domestici che prima non avevo mai avuto modo di fare. Ogni tanto offro qualche consiglio di bellezza alle mie clienti e intanto aspetto la ripartenza, che sono sicura ci sarà: spero davvero di poter riaprire – come promesso – nei primi giorni di giugno, e immagino che le prenotazioni non mancheranno. A preoccuparmi un po’ è il fatto che sicuramente dovrò acquistare – a mie spese – nuove dotazioni e parecchio materiale ormai indispensabile per la sicurezza di tutti: disinfettanti, mascherine, guanti e calzari monouso… Penso proprio che diventeranno una voce importante del bilancio nel prossimo futuro.

MANUEL MISSANA
Geometra e progettista per un’azienda lecchese
Lavoro da casa da diverse settimane, ormai ho perso il conto. Sempre meglio che niente, certo, ma purtroppo non è come essere in ufficio: manca un po’ di immediatezza, è difficile organizzarsi e confrontarsi con i colleghi per restare al passo; spesso si finisce per restare per molti minuti al telefono, con il risultato che i tempi di lavoro si dilatano molto e i ritmi sono meno serrati. Personalmente cerco di mantenere una routine fissa, come se fossi in azienda: sveglia presto, pausa pranzo e qualche break di tanto in tanto, tra una chiamata e l’altra. Per il resto provo a riempire il tempo libero con le attività delle associazioni di cui faccio parte, il gruppo di volontari del Cinema-Teatro “Jolly” di Olginate e Spettacolaree: anche in questo caso sempre “a distanza”, con proposte sugli ambienti social in attesa di poter tornare alla normalità. A proposito, al momento non so nemmeno quando potrò rientrare in ufficio: magari continuerò a lavorare per un po’ da casa, ma comunque penso che la ripresa sarà graduale, tutto dipenderà molto anche dai contatti che riusciremo ad avere con le altre imprese del settore. Non riesco ad avere un quadro preciso di come andranno le cose: spero solo di poter tornare a una vita lavorativa il più possibile normale almeno da settembre, con la solita routine. E in questa includo anche i minuti in coda tra Olginate e Lecco: ormai mi manca persino il traffico!.

ANDREA BOLIS (in foto con la moglie)
Operaio residente a Pescate
Personalmente l’ho presa con filosofia: la quarantena è stata un’occasione per trascorrere un po’ di tempo con i miei figli (per fortuna abbiamo un bel cortile a disposizione…) e per svolgere tutti i lavori di casa che avevamo sempre rimandato. Ho ridipinto il garage, pulito gli armadi e soprattutto cucinato: con la mia compagna abbiamo inventato tantissime ricette, non è mancata la fantasia. Dalla prossima settimana, però, tornerò in officina (in un’azienda metalmeccanica di Airuno, ndr.): non posso dire di non essere preoccupato, ma credo sia importante ripartire nel rispetto di tutte le norme di sicurezza. Molte cose non hanno funzionato nella gestione di questa emergenza, anche dal punto di vista economico: tante famiglie hanno bisogno di sentirsi le “spalle coperte”, i pagamenti non possono essere rinviati per sempre e per molte persone i “famosi” 600 euro non sono sufficienti nemmeno per pagare l’affitto.

STEFANO VOLPE
Giardiniere
Lavoro come giardiniere da 5 anni e ho cambiato diversi datori di lavoro durante le varie stagioni. Pur essendo un impiego che, di solito, non gode di una certa continuità - vuoi per i tipi di contratto, vuoi perché dipendiamo molto spesso dalle stagioni o dal fattore meteo - a partire dal 2020 ho lavorato quasi costantemente ogni giorno. La nostra giornata tipo, prima che scoppiasse la pandemia, cominciava alle otto, quando ci ritrovavamo al magazzino: ognuno di noi veniva assegnato ad una squadra per poi salire sui vari camion e arrivare a destinazione dove le mansioni, solitamente, si suddividono tra tagli d’erba per condomini o ville, potature e piantumazioni. Ci siamo fermati quando è stato dichiarato il lockdown e abbiamo ricominciato a lavorare il 15 facendo le stesse attività ma con modalità molto diverse. All’inizio c’era molto timore, per lo meno da parte mia: l’ansia di uscire dopo un mese in cui si è stati a casa quasi sempre si è fatta sentire, ma ad abbassare i livelli di stress ha contribuito la presenza dei dispositivi di sicurezza. Abbiamo avuto accesso fin da subito a mascherine ffp2, visiere, guanti e gel igienizzante. Da quando abbiamo ricominciato alcune cose sono comunque cambiate. In primis vi è l’orario di inizio: da qualche settimana mi presento alle 7.30 del mattino, invece che alle 8, mentre altri colleghi arrivano in orari diversi: l’idea è quella di scaglionare gli ingressi in modo tale da prevenire eventuali assembramenti. Se poi prima ci muovevamo con uno o due mezzi per squadra, ora siamo obbligati a distribuirci su più camion anche per andare in una stessa destinazione. Molto spesso, infatti, lavoriamo anche a Milano, oltre che in provincia di Lecco e Valsassina, e per fare un viaggio di 40 minuti in uno stesso abitacolo è consigliabile essere il meno possibile. Quanto alle peculiarità del mio lavoro, con la chiusura di marzo abbiamo perso il momento utile in cui, solitamente, effettuiamo le potature: ora è troppo tardi per poterle fare perché la primavera è arrivata un mese prima e le piante sono già fiorite. I più colpiti da questa sospensione sono i lavoratori in proprio o coloro che hanno piccole aziende, che basano buona parte dei loro introiti proprio sulle potature. A noi, in ogni caso, il lavoro non è comunque mancato, anzi. Quando abbiamo ripreso la pressione proveniente dai clienti era palpabile: dopo un mese di caldo e qualche giorno di pioggia abbiamo trovato l’erba alta un metro, mentre prima eravamo abituati a tutt’altre misure. Tutto sommato, comunque, faccio parte di una categoria fortunata: durante le attività possiamo non tenere le mascherine perché, da un lato, lavoriamo all’aria aperta e dall’altro lo facciamo principalmente in solitaria, dislocati in vari punti e quindi distanti l’uno dall’altro.

PAOLO
Autista bus per Lineelecco

Per noi sui pullman la quotidianità è molto cambiata e a bordo del mezzo siamo completamente isolati. Prima, comunque, un minimo di contatto con le persone c’era, ci si poteva parlare, ora invece siamo divisi. All’inizio dell’emergenza mi capitava di guardare con diffidenza chi saliva, chiedendomi perché fosse in giro. Ora invece lo straordinario è diventato ordinario. Gli utenti salgono dalle porte dietro e non c’è alcun tipo di comunicazione, salve alcune rare richieste di informazioni. Siamo ovviamente dotati di mascherine, guanti, gel lavamani e i bus vengono sanificati. In generale i mezzi pubblici sono molto più puliti ora. Anche le sedute devono restare in parte vuote per assicurare le distanze di sicurezza. La ripartenza è anche per noi un’incognita: quando le scuole sono aperte, la mattina, arriviamo a trasportare fino a 200 ragazzi e in generale all’ora di punta i bus sono stracolmi. Non so come sarà nuovamente possibile tutto questo, se il virus non verrà debellato del tutto.
La vita è cambiata, perfino fare le cose più banali come andare ad acquistare delle piantine di pomodoro per l’orto è diventato complicato. Spero che dal 4 maggio alcune azioni quotidiane siano consentite.
Un altro problema che abbiamo riscontrato io e i miei colleghi è quello delle pause: normalmente quando non c’era tempo di tornare in ditta ci si fermava direttamente in centro per mangiare qualcosa e usufruire dei servizi all’interno dei bar o dei ristoranti. Ora, ovviamente, questo non è consentito. Come noi anche gli operatori ecologici si trovano nella stessa situazione. Un altro grande problema era rientrare a casa, all’inizio dell’emergenza, e temere di infettare eventualmente i familiari. Era una situazione strana, ma adesso ci siamo abituati a ‘’lanciarci’’ in doccia e mettere subito tutti i vestiti a lavare.

LUCA VALTOLINA
Insegnate e titolare centro Elena Cornaro

Sono il titolare di un centro studi a Lecco e la mia attività si è fermata poco dopo la chiusura delle scuole.  Prima ancora che arrivasse l’ordinanza di chiusura ho sospeso i corsi di lingua serali e ho diradato i doposcuola per far sì che tutti potessero mantenere le distanze di sicurezza. Ora sono a casa da circa due mesi con mia moglie (insegnante impegnata nelle didattica a distanza) e mio figlio di 2 anni e mezzo. Fortunatamente oltre che corsi e doposcuola, il mio centro studi si occupa anche di formazione universitaria e di perfezionamento per docenti e non, quindi ho continuato a svolgere da casa il mio lavoro strettamente burocratico. Nel limite del possibile cerco di garantire delle lezioni on line a chi ne faccia richiesta. Non ho paura del futuro perché sono un ottimista di natura, penso che l’importante sia aspettare che passi questo momento per ripartire meglio di prima. Un lato positivo a tutta questa situazione c’è, anzi più di uno: mi godo il mio bambino come non ho potuto fare prima e, finalmente, a giugno riesco a laurearmi...lo so, sono un laureando anziano! Questi due mesi sono stati preziosi per studiare e preparare la tesi che discuterò, ovviamente on line, a giugno.

ALBERTO COLOMBO
Agente di commercio di Vercurago

L’azienda per la quale lavoro e per la quale mi occupo del commercio di pneumatici non ha chiuso. Quasi tutti i miei clienti, tuttavia, sono chiusi. Solo alcuni hanno riaperto la propria attività la settimana dopo Pasqua. Stiamo parlando di gommisti, officine, centri di revisione che si sono trovati in una situazione complessa. Molti hanno avuto problemi economici significativi, per cui il mio lavoro è stato ben poco di promozione della vendita: la richiesta è stata nulla o minimi e ho dovuto prorogare numerose scadenze. Solo recentemente ho potuto ricominciare a vendere qualcosa, anche se mi sono dovuto organizzare da remoto. Il mio lavoro, normalmente, è fatto di numerosissimi spostamenti tra le province di Lecco, Como, Sondrio e Monza Brianza. Naturalmente da due mesi non posso visitare i clienti, così devo operare da casa. Peraltro, la sostituzione degli pneumatici non è considerata una situazione di necessità e i miei clienti hanno avuto bisogno solo per risolvere alcuni disagi urgenti degli automobilisti e per la sostituzione delle gomme dei veicoli di trasporto pubblico. La riduzione di questi due mesi di fermo obbligato ha condizionato la mia attività nella sua totalità e spero di poter tornare presto alla normalità. Nel frattempo mi sono dedicato al giardinaggio, anche se la voglia di ricominciare a visitare i clienti è tanta.

MARCO
Titolare del negozio “Non solo frutta” di Vercurago

Avevamo programmato l’inaugurazione del negozio per domenica 8 marzo. Purtroppo, a causa delle restrizioni dovute all’emergenza Covid, non abbiamo potuto farla ma nonostante questo, avendo oramai tutto pronto, io e la mia compagna Germana abbiamo deciso di seguire i nostri piani e aprire il negozio nella giornata di martedì 10 marzo. Questi primi mesi di lavoro sono stati per noi intensi e positivi. Fin da subito il paese ha risposto bene e sicuramente aver dato la disponibilità di effettuare le consegne a domicilio, con tutte le precauzioni del caso, ci ha permesso di far conoscere i nostri prodotti alle persone del territorio. Ora le consegne a domicilio stanno calando ma in compenso, essendo girata un po' la voce, nuova gente sta venendo in negozio. Sono fiducioso per il futuro: la nostra idea è quella di puntare sulla qualità più che sulla quantità, e per ora la risposta della clientela è positiva e noi ne siamo contenti.
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