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Scritto Mercoledì 20 maggio 2020 alle 08:39

Lecco, dai mutui alle mascherine passando per i tablet: i nuovi provvedimenti del Comune contro la crisi

Lorenzo Goretti
Continuano gli “aggiustamenti” al bilancio dovuti alle spese necessarie per mettere in campo interventi resi urgenti dall’emergenza sanitaria. Martedì sera durante i lavori della commissione II l’assessore al Bilancio del Comune di Lecco Lorenzo Goretti ha comunicato un prelievo di 25mila euro dal fondo di riserva. Di questa somma una parte - 5mila euro - servirà per il pagamento del canone per il noleggio di tablet di cui la giunta ha deciso di dotare consiglieri comunali e assessori, mentre 15mila euro saranno versati alla Fondazione comunitaria del Lecchese che si è mossa per recuperare delle mascherine richieste dal Comune. Ancora altri 5mila euro serviranno per l’acquisto di ulteriori analoghi dispositivi.
Diverse le domande dei consiglieri presenti, in particolare sul tema dei tablet, con Anna Niccolai, “nuova” esponente della lista civica legata all’assessore all’Ambiente Alessio Dossi, che addirittura si è offerta di rinunciare all’apparecchio per far risparmiare il Comune.
“In considerazione del fatto che la modalità di riunirci in remoto potrà continuare a lungo - ha sottolineato Goretti - abbiamo cercato di individuare uno strumento che permettesse ad assessori e consiglieri di entrare nel sistema di comunicazione, nella rete del Comune e nelle aree riservate con un dispostivo controllato, che rispondesse a precisi canoni di sicurezza”.
Non appena chiarito questo punto si è invece aperta una piccola discussione sulle mascherine. A chiedere approfondimenti Cinzia Bettega (Lega): “Da quando è iniziata l’emergenza quante mascherine sono transitate dal Comune? I 20mila euro prelevati costituiscono l’importo complessivo speso dal Comune per le mascherine da destinare a cittadinanza, operatori, dipendenti?”.
Critico anche il consigliere Dario Spreafico di Vivere Lecco: “Stiamo parlando di un numero di mascherine esiguo, pensiamo di dare una mano ai cittadini distribuendo ogni mese una mascherina a persona? La mascherina non è il solo Dpi, ci sono anche i guanti. Non è pensabile di acquistare quantità massive per calmierare il prezzo e rivenderle? Se non lo può fare il Comune lo faccia un’associazione”.
A rispondere l’assessore alla Protezione Civile Francesca Bonacina: “Le mascherine distribuite alla popolazione sono state circa 60mila, il 60/70 per cento di queste sono arrivate dai vari lotti della Protezione civile regionale e nazionale, le altre provengono dagli acquisti che stiamo facendo e per cui abbiamo chiesto questo prelievo. Per la distribuzione abbiamo usato due diversi criteri: il primo lotto è stato distribuito nella fase più stringente di lockdown, quella in cui le persone dovevano stare a casa, per questo le mascherine sono state rese necessarie nei punti vendita dei negozi e negli uffici postali, con l’idea che chi fosse già fuori lo era per necessità e quindi avrebbe avuto bisogno di una mascherina. Poi è iniziata graduale riapertura e abbiamo fatto in modo che in tutti i quartieri fosse recapitata la mascherina a casa delle famiglie, sta terminando in questi giorni la consegna. Ricordo però che la mascherina chirurgica non è l’unico presidio per uscire, c’è anche la ‘mascherina di comunità’, che può essere fatta di altri materiali purché ripari naso e bocca. Dobbiamo anche evitare di buttare via soldi e di produrre rifiuti per niente. Per i guanti è diverso, non c’è l’obbligo di uscire con i guanti e forse è più importante comunicare quelli che sono i comportamenti che auto-proteggono, come il lavaggio delle mani e l’uso dei gel disinfettanti. Atteniamoci a quanto disposto dalle norme che oggi non prevedono i guanti”.
Un altro dei provvedimenti cautelativi intrapresi dall’assessore Goretti è stato quello che riguarda la parziale rinegoziazione dei mutui con Cassa depositi e prestiti, una possibilità contemplata dal legislatore proprio per via della crisi. “Abbiamo fatto un’indagine dalla quale è emerso che i mutui che potevamo rinegoziare erano undici, ma abbiamo pensato di rinegoziare quelli che avevano la scadenza più lontana, ovvero i sei che scadono tra il 2029 e il 2039, che pensiamo di prorogare al 2043. Questo ci porterebbe ad avere un risparmio di 235mila euro, che il prossimo anno scenderebbe a 132mila euro. Fino al 31 dicembre 2023 non ci sarebbero vincoli di destinazione, quindi sono importi che potremmo usare anche per la parte corrente, dal 2024 sarebbero invece da destinare agli investimenti”.
Su come spendere questi soldi, una richiesta avanzata dal forzista Emilio Minuzzo, ancora non c’è un’idea chiara: “In questo momento non sappiamo quantificare quelle che saranno le minori entrate o le maggiori spese, ma sappiamo benissimo che i problemi saranno pesanti, quindi se ci danno la possibilità di rinegoziare un mutuo e avere margine sulla parte corrente va sfruttata, anche perché tutto quello che potremo raggranellare non sarà comunque sufficiente”.
M.V.
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