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Scritto Mercoledì 20 maggio 2020 alle 18:00

RSA: spostare la responsabilità dei decessi sulla fragilità biologica è un modo per evitare di ripensare tali strutture concepite come cronicari

C'è nell'aria una voglia di riprendere possesso dei luoghi, dell'ambiente, di toccare e calpestare l'asfalto, il pavimento del bar per bere un caffè, di guardare il vestito estivo e di indossarlo, di calzare un nuovo paio di scarpe, di sistemare i capelli, di un colpo alle mani e alle unghie.
C'è il desiderio di rompere il lungo silenzio della città vuota e metafisica disturbata soltanto dal suono del cinguettio, dell'abbaiare di qualche cane, del suono assordante dell'autoambulanza con il rumore delle auto che scorrono sull'asfalto, del bus che si ferma, della frenata, dell'imprecazione dell'autista.
C'è il desiderio di sentire l'odore dell'incenso, del profumo delle candele, del ritrovare i cari estinti dimenticati da giorni e sistemare le tombe disadorne, senza fiori, sporche e abbandonate, di guardare il cielo in silenzio o l'acqua che scorre o abbracciare un albero.
C'è il desiderio di incontrare il conoscente, l'amico, l'amica, il cigno, l'anatra e il ratto che scappa dal suo angolo.
C'è il desiderio di rimuovere l'immagine dei camion militari che trasportano salme, di un ospedale assediato da palombari con tute protettive, da figure trasformate in sagome deformate da maschere di ogni forma.
C'è il desiderio di ritornare al lavoro a svolgere la propria attività professionale, di incontrare il collega lasciato sessanta giorni prima, di litigare con il boss, di mangiare alla mensa oppure il panino, l'insalata, la pasta portata da casa seduto su una panca senza la maschera da solo o in compagnia.
C'è il desiderio di sentire le voci dei bambini che vanno a scuola e si incontrano per strada, di ascoltare le risate dei ragazzi, di incrociare scambi di abbracci, di baci freschi, passionali, vivaci e fuggevoli come il colpo dell'ala di un passero solitario.
Sono desideri di un quotidiano composto da piccole, minime cose, atti, segni che cercano di allontanare l'incubo del contagio, il possedimento dell'invisibile e dall'impossibilità di aprire la porta della clausura.
Tutto questo è vero. E' un bisogno di vitalità che necessita di essere espressa. Ma c'è già in atto un tentativo manipolativo di stemperare quello che è accaduto ed è ancora in atto. La situazione pandemica persiste.
Le mascherine proteggono dal contagio e sono fondamentali, indispensabili per tenere accesa, attiva la memoria che avvisa dell'esistenza del pericolo; segnala che il semaforo è rosso. La mascherina serve per tenere attiva la soglia dell'attenzione, svolge una funzione di richiamo nella relazione,  avvisa che c'è il rischio. E' un segnale di richiamo mnestico.
La comunicazione assertiva, affermativa, che in questa fase è stato introdotta dalla macchina del consenso, cerca di mascherare, di adombrare  il dramma di quello che è accaduto. Una questione è il virus, l’altra è la responsabilità gestionale politica, economica e in particolare l'errore politico gestionale riguardante le RSA.
Cercare di spostare la responsabilità degli eccessivi decessi sulla fragilità biologica e sulla virulenza è un modo per evitare di mettere sotto i riflettori la gestione, la cura di queste strutture concepite sostanzialmente come cronicari e non solo.
Basta dare uno sguardo ai Comitati di Amministrazione delle singole RSA per capire da chi sono gestite. All'interno di questi Comitati non ci sono rappresentanze sindacali dei dipendenti, non ci sono soggetti terzi indipendenti, non ci sono figure che svolgono una funzione di controllo. Sono autarchiche. Fanno parte ancora del sottobosco riciclato della politica.
Sul piano tecnico sono strutture che seguono impostazioni da lazzaretto postmoderno.
Si è delegato a queste scatole una funzione sociale che va completamente ripensata nelle fondamenta. La responsabilità dell'accaduto riguarda i gestori non il coronavirus.
Morti per coronavirus, dati attuali provvisori: 32.007 in Italia, 15.116 Lombardia
318.554 nel mondo. Mancano dati aggiornati sulle RSA: circa diecimila e più in Lombardia morti all'interno delle RSA. Sono metà della metà.
Dr. Enrico Magni
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