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Scritto Venerdì 22 maggio 2020 alle 10:08

Lecco: un giovane ingegnere si laurea sviluppando l'idea di Fausto, 49enne laringectomizzato tornato a fare immersioni

Un apparecchio per consentire anche alle persone laringectomizzate di effettuare attività subacquea o “snorkelling” (il nuoto poco sotto la superficie dell’acqua attrezzati di boccaglio e aeratore per poter ammirare il fondo lacustre o marino). Per adesso è solo l’argomento della tesi di laurea di un giovane ingegnere lecchese – Federico Tocchetti – ma il prototipo potrebbe anche essere brevettato ed entrare quindi in commercio.

Federico Tocchetti

Dopo una laurea triennale in ingegneria della produzione, Tocchetti si era poi iscritto a un corso magistrale in ingegneria meccanica arrivando al traguardo quest’anno, al Politecnico di Lecco, discutendo, da casa ad aprile, in pieno lockdown, proprio una tesi su “Analisi e sviluppo di un prototipo di adattatore per la ventilazione per snorkeling e nuoto subacqueo per pazienti laringectomizzati”.
Lo spunto arrivava da un apparecchio artigianale ideato da un operaio di Brivio, Fausto Panzeri, 49 anni. Nel 2009, Panzeri  aveva subito un intervento di laringectomia. Appassionato di subacquea, gli era stato detto che avrebbe dovuto rinunciare alle sue immersioni: «Con l’acqua hai finito», gli ripetevano. «Eh, vedremo…», la replica. Anzi, con il medico che lo stava per operare, non aveva remore: «Ti faccio vedere che prima dell’anno prossimo vado ancora sott’acqua, gli avevo detto ma mi prendevano tutti in giro» racconta il diretto interessato. Uscito dall’ospedale, passata la convalescenza, Panzeri si è quindi dato da fare «e con un amico – spiega – abbiamo inventato questo sistema qui. Lo abbiamo provato e riprovato: in piscina e al lago. Mi sono fatto fare una muta stagna. E adesso vado ancora sott’acqua. Con lo stesso metodo sono anche tornato a salire sul palo della cuccagna di Brivio…».

Fausto Panzeri (a destra) con il compianto Alfredo Perego
in una foto scattata alla Festa di Brivio 2011, anno del ritorno sul palo dopo la laringectomia

Poi, a una festa di battesimo, l’incontro tra l’operaio brianzolo e il neoingegnere lecchese: «Ne abbiamo parlato, gli ho fatto vedere quello che avevamo fatto con il mio amico, i pezzi, gli ho spiegato….». E sull’esperienza di Panzeri, si è quindi innestato lo studio approfondito di Tocchetti che ha perfezionato il prototipo per renderlo più efficiente e sicuro.
In dirittura d’arrivo, tra l’altro, lo studente ha dovuto fare i conti con il tempo, avendo trovato lavoro da gennaio alla Carcano di Delebio in Valtellina e con l’emergenza Covid che non ha permesso di concludere interamente il progetto,  dovendosi fermare su alcuni punti alla teoria.
Sostanzialmente, il nuovo respiratore prevede che l’erogatore non sia messo in bocca – come avviene comunemente – ma direttamente sul foro praticato in gola per effetto della laringectomia (il foro che consente appunto al paziente di respirare regolarmente) e collegato attraverso una serie di rubinetti e valvole. Peraltro dovrà essere applicata una protesi speciale che garantisca l’impermeabilizzazione assoluta. Attraverso il foro, infatti, l’aria entra direttamente nei polmoni, ma anche l’eventuale acqua che dovesse infiltrarsi accidentalmente provocando quindi la possibilità di una morte per annegamento.
Dario Cercek
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