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Scritto Lunedì 25 maggio 2020 alle 13:03

Da fiore all'occhiello al nulla: cambiando la convenzione con Bergamo, i vertici dell'Asst sotterrano la chirurgia pediatrica

L'accesso all'ospedale Manzoni di Lecco
Per un punto martin perse la cappa. Per un punto – specificatamente il 2.2.2 che anche se non è il 6.6.6 è ugualmente maledetto – l'ASST di Lecco perde la possibilità di far operare tra Manzoni e Mandic i suoi pazienti più piccoli. Andando a modificare qualche parola della convenzione sottoscritta soltanto nel febbraio scorso con l'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo, l'attuale direzione strategica della nostra Azienda ha di fatto rinunciato alla chirurgia pediatrica, riducendo tale specializzazione alla mera possibilità di “sfruttare” - previo compenso, ovviamente - per qualche ora i professionisti orobici per visite d'elezione nei presidi di Lecco e Merate nonché di averli in loco entro 24 ore in caso si rendano necessarie visite d'urgenza. Ma per finire sotto i ferri neonati e bebè dovranno essere necessariamente caricati in ambulanza o elicottero e portati altrove. E pensare che fino a fine 2018 l'ASST di Lecco poteva contare su ben tre chirurghi pediatrici propri, diventati due con il pensionamento del dottor Marco Bernardi, alla testa di una struttura semplice – mai trasformata in complessa, mannaggia a chi non ha voluto fare il grande salto – che nell'arco di sei mesi ha perso poi le altre sue due pedine di valore, non riuscendo a sostituirle in una veloce parabola discendente che già via avevamo raccontato (CLICCA QUI per l'articolo). Cancellata – pur se inserita nel POA – la specialità, il direttore generale Paolo Favini e il suo braccio destro in campo sanitario Vito Corrao, si sono affidati all'expertise del nosocomio di Bergamo, sottoscrivendo a inizio 2020 una convenzione della durata di un anno. L'accordo prevedeva:
“L’attività di consulenza specialistica viene svolta da dirigenti medici dell’U.O.C. Chirurgia Pediatrica al di fuori dell’orario di lavoro e del debito orario dovuto all’A.S.S.T. Papa Giovanni XXIII, garantendo la compatibilità con le esigenze di servizio presso la stessa che mantengono titolo prioritario ad essere espletate e comprenderà le seguenti prestazioni:
2.2.1 - n. 1 accesso alla settimana di circa 2 ore cadauno per attività ambulatoriale da svolgersi nei presidi ospedalieri di Lecco e Merate;
2.2.2 - accessi in caso di necessità, in urgenza, da espletare entro 24 ore dalla chiamata per attività chirurgica””.

A marzo, nel pieno della bufera covid, viene però proposto (da Bergamo) un emendamento “consistente nella modifica all’art. 2.2.2 prevedendo l’effettuazione di accessi in urgenza entro le 24 ore dalla chiamata solo per le visite e non anche per l’attività chirurgica”. E Lecco che risponde? Ok.
Già avere un chirurgo pediatrico a disposizione per operare nell'arco di un giorno, per urgenze che tali sono, era poco (se non nulla, visto che di mezzo c'è la vita di bambini). Non avere nemmeno tale possibilità vuol dire arrendersi a lasciare un'azienda dotata di una terapia intensiva neonatale d'eccellenza, riferimento per un ampio bacino, senza la possibilità di intervenire chirurgicamente con specialisti (e non con medici dei grandi prestati ai piccoli come Favini ha pensato di fare per le operazioni di routine di urologia).
Ci meritiamo davvero questo?
Ci basta sentirci rispondere “ma il Manzoni è anche il centro che coordina i trasferimenti neonatali in Regione?”.
“Quella del trasporto è una grande attività ma è il piano B. E' risaputo che il trasporto peggiora il rischio per i pazienti. Poi, certo, la letteratura è concorde, meglio trasportarli che farli morire... La scelta presa aumenta il traffico in trasferimento” ci aveva ben spiegato il dr. Rinaldo Zanini, già direttore del dipartimento materno infantile dell'allora AO di Lecco, precisando come per le complicanze neonatali i tempi di intervento sono ben più rapidi delle 24 ore per le urgenze originariamente previsti dalla convenzione. Forse per questo che il punto è stato modificato? In peggio per noi, ovviamente.
La speranza, non certo per chi scrive ma per l'intero territorio, è che al di là delle dichiarazioni di facciata a difesa dell'accaduto - QUI la versione resa a febbraio da Favini e Corrao  - la direzione strategica e il direttore del Dipartimento Materno Infantile dr. Roberto Bellù, professionista indubbiamente di valore, si stiano sottotraccia muovendo per dare una risposta più convincente e performante rispetto a un accordo con Bergamo da 20.000 euro/anno.
Magari sarebbe anche il caso che i sindaci, da Virginio Brivio di Lecco a Filippo Galbiati di Casatenovo per finire con Massimo Augusto Panzeri di Merate iniziano a "spingere" in tal senso in nome e per conto dei 350mila abitanti della provincia di Lecco.
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A.M.
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