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Scritto Mercoledì 10 giugno 2020 alle 08:27

Olginate: in 6 mesi 39 cittadinanze italiane, la giovane Safa realizza un 'sogno'. Il sindaco: 'più sforzi per l'integrazione'

Sono già 39, dal 1° gennaio ad oggi, le cittadinanze italiane conferite a Olginate, a fronte di un totale di 24 dello scorso anno. Diverse di queste portano la data di ieri, 9 giugno 2020, un giorno che le persone comparse in Municipio, al cospetto del sindaco Marco Passoni in fascia tricolore, ricorderanno con un pizzico di emozione, avendo per loro il significato di un altro “nuovo inizio”, dopo quello sancito dal loro primo arrivo in Italia.

Safa Chaieb nel momento del giuramento

Sarà sicuramente così per la giovane Safa Chaieb: nata a Sfax, in Tunisia, il 1° dicembre 1996, è approdata in paese quando aveva solo un anno e mezzo, raggiungendo il papà Omar, che si era già trasferito per lavoro, insieme alla mamma Nadia e alla sorella maggiore Marua (quella minore, Ines, è invece venuta al mondo a Lecco).
“Ho frequentato qui tutte le scuole, dall’asilo alle superiori: pur essendo ancora legata alle mie origini mi sono sempre sentita italiana – e olginatese – e sono davvero contenta di essere finalmente riuscita ad ottenere la cittadinanza” ci ha detto Safa, molto emozionata, subito dopo aver pronunciato il giuramento di fedeltà alla Repubblica in sala consiliare, ricevendo anche una copia della nostra Costituzione. “Ho realizzato un sogno, e ora spero di poter trovare un lavoro con più facilità: ho studiato come addetta alle vendite, ma finora ho avuto solo qualche impiego occasionale, come commessa e baby sitter… Essere italiana a tutti gli effetti potrebbe darmi una marcia in più”.

Safa con il sindaco Marco Passoni

La giovane olginatese è stata l’ultima dei suoi a ricevere la cittadinanza, dopo un iter durato oltre quattro anni: impegnata, di tanto in tanto, con alcune associazioni del paese come la Consulta e l’Isola della Stupidera, con la sua famiglia rappresenta un bell’esempio di integrazione nella realtà locale che l’ha accolta. I Chaieb, infatti, sono volti noti in paese, dove spesso li si vede partecipare a eventi e momenti di incontro, oltre che passeggiare lungo le vie del centro e sul lungolago scambiando un saluto e qualche chiacchiera con gli amici della zona. “Tutti mi riconoscono come la mamma di Safa” ci ha confidato Nadia con la giusta dose di orgoglio, riconoscendo l'impegno delle figlie per sentirsi parte attiva della comunità.
Non sempre, però, in casi come questo, l’integrazione è cosa scontata, nemmeno in una piccola realtà come quella olginatese, che comunque in meno di sei mesi – e con un periodo di lockdown nel mezzo – ha inserito ufficialmente tra i propri cittadini ben 39 persone straniere, 12 femmine e 27 maschi: due di loro, entrambe donne, sono state dichiarate italiane a seguito del matrimonio, con Decreto del Prefetto, mentre altre 21 (di cui 17 uomini) per avviare le pratiche necessarie hanno potuto “appoggiarsi” sulla loro residenza in paese, ricevendo la concessione del Presidente della Repubblica; quest’ultimo è proprio il caso di Safa Chaieb, con l’elenco dei 39 completato da 16 minori (10 bambini e 6 bambine). Le loro origini sono variamente distribuite in tutto il mondo, con quattro continenti rappresentati: l’Europa con nove albanesi e un moldavo, l’Africa con tre ivoriani, sette marocchini, nove senegalesi, due tunisine e quattro uomini giunti dal Burkina Faso, e l’Asia con tre indiani, per poi concludere il “giro del globo” con il Sud America (con un ecuadoriano). Già superata la soglia delle 24 cittadinanze conferite nel 2019 con un evidente “exploit” di richieste, certamente nel corso dell’anno la lista si allungherà, anche se l’Ufficio Anagrafe di piazza Volontari del Sangue non è ancora in grado di prevedere con quale ritmo.

La ragazza con il sindaco, la mamma e le sorelle

Le porte di Olginate, insomma, sono sempre aperte a tutti, ma… “Credo che alcune cose andrebbero cambiate” ha commentato il sindaco Marco Passoni. “Sono favorevole all’accoglienza di persone straniere, e l’ho sempre dimostrato con i fatti, ma penso sia necessario un intervento a monte. Mi spiego meglio: se davvero crediamo nell’integrazione, in una società multiculturale, non possiamo accontentarci di includere tra i nostri concittadini uomini e donne che dopo anni (magari anche 10 o 20!) di vita nel nostro Paese non conoscono l’italiano, nemmeno a un livello di base. Eppure, purtroppo, sono ancora molti i casi di famiglie dove gli adulti, pur lavorando e iscrivendo i figli alle nostre scuole, non parlano la nostra lingua, spesso faticando persino a comprenderla. Credo sia necessario uno sforzo da parte di tutti, non si può sempre fare finta di niente pensando che prima o poi qualcuno ci verrà incontro. Da questo punto di vista, quasi paradossalmente, mi sembra che la situazione sia migliore per i ragazzi arrivati sul nostro territorio con i “famosi” barconi: molti di loro, seguiti dalle cooperative, hanno avuto la possibilità di impostare un loro percorso studiando l’italiano, magari trovando anche un lavoro o impegnandosi in attività sociali, un primo importante passo verso l’integrazione”.
Porte aperte dunque, come dicevamo, ma con un pizzico di fermezza in più. “Non dico di imporre requisiti come quelli richiesti in Australia o negli Stati Uniti” ha concluso Passoni. “Per ottenere la cittadinanza, però, superare almeno un esame di italiano non sarebbe male… Poi – come ho detto questa mattina, tra il serio e il faceto, ad alcuni miei compaesani olginatesi – se qualcuno volesse leggere i primi articoli della Costituzione è libero di farlo!”.
B.P.
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