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Scritto Martedì 16 giugno 2020 alle 15:06

Economia: catastrofe turismo, persi 10.600 posti di lavoro con il Covid. Il punto della Cisl, che chiede liquidità e formazione

L'onda dello tsunami Covid-19 che ha colpito il mondo del lavoro sta rientrando, ma occorre che imprese e istituzioni non si facciano trovare di nuovo impreparate. La metafora che richiama scenari catastrofici è stata utilizzata dalla Cisl di Lecco nel presentare i dati di una situazione che sino a febbraio era pressoché inimmaginabile. Una sciagura riversatasi, tra l'altro, su un comparto produttivo e terziario che nel Lecchese godeva di ottima salute. ''Venivamo da un fine 2019 in cui l'economia andava bene e l'occupazione dava segnali positivi'' è stato il commento di Rita Pavan, segretaria generale CISL di Lecco, nel corso della conferenza stampa organizzata nella mattinata di martedì 16 giugno.

Il segretario generale di CISL Lecco Rita Pavan

''Da alcuni anni il saldo tra avviamenti e cessazioni era positivo. Poi è arrivato lo tsunami Covid ed è cambiato tutto. Ad aprile rispetto al trimestre precedente, in provincia, ci sono state il 126% delle cessazioni in più, nonostante il blocco dei licenziamenti. Un dato tanto significativo quanto inquietante''. Se da un lato l'impossibilità di licenziare da parte delle imprese non ha comunque evitato che migliaia di posti di lavoro ''saltassero'' per mancati rinnovi contrattuali, la possibilità di erogare ammortizzatori sociali è avvenuta con una vera e propria esplosione. La segretaria Pavan, riportando dati INPS, ha spiegato che nel primo quadrimestre di quest'anno l'aumento della domanda di cassa integrazione ordinaria, in deroga e straordinaria, è stata del 374% in più rispetto al 2019, nel lecchese. Tre le richieste avanzate a livello nazionale dal sindacato al Governo. ''Anzitutto una proroga al divieto di licenziamento'' ha proseguito Pavan. ''Ora è in vigore fino al 17 agosto ma vorremmo che sia prolungato almeno sino a fine anno. Chiediamo che vengano reperite le risorse per prorogare anche gli ammortizzatori sociali, per evitare uno shock occupazionale quando verranno a mancare. Inoltre, ci auguriamo che la ripresa, la cosiddetta fase 3, lo sia anche per il mondo del lavoro''.


Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento mercato del lavoro per CISL Lecco
Enzo Mesagna, responsabile del dipartimento mercato del lavoro per CISL Lecco, ha quindi fornito un quadro generale delle ricadute attraverso l'analisi di alcuni dati, partendo dalla situazione ''ante-Covid'' che - come anticipato - vedeva una netta ripresa. Prima della pandemia, ha spiegato Mesagna, il tasso di disoccupazione era del 5,3%, quello di occupazione del 68,9% e i lavoratori lecchesi erano oltre 150mila. ''L'ondata coronavirus ha spazzato via tutto ciò'' ha commentato il responsabile Cisl. ''I dati INPS ci dicono che le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate sono 8.820.000 contro le 1.357.000 dello scorso anno, 368mila quelle di straordinaria e 100mila quelle in deroga. Un lavoratore su tre, nel lecchese, è stato toccato dalla richiesta di cassa integrazione''. Dati che non tengono conto della Cisoa, la cassa agricola, e delle erogazioni del Fis, il fondo di integrazione salariale per commercio e artigiani, una parte certamente rilevante del tessuto industriale locale. La parte da leone in tanto fabbisogno di sostegno al lavoro ''esterno'', l'hanno fatta il manifatturiero e il turismo. Il saldo tra cessazioni e avviamenti è negativo in quasi tutti i settori, ha spiegato Mesagna: -1894 nell'industria e addirittura circa 10.600 posti di lavoro in meno nel turismo a fronte di soli 5mila nuovi avviamenti. Analizzando le tipologie contrattuali, a rimetterci è stato il precariato: 10.818 le cessazioni e solo 3.890 i nuovi avviamenti di contratti determinati. Calano anche i contratti a somministrazione, 2.362 cessazione e 1.581 avviamenti, mentre gli indeterminati hanno conosciuto nonostante la crisi una leggera crescita, con un saldo positivo di 109 posizioni aperte.





https://youtu.be/hDA72pnHLfw

''La Cisl ha sempre sostenuto che il mondo del lavoro, in generale, deve superare la dicotomia lavoro e sicurezza'' ha osservato in ultima analisi la segretaria Pavan. ''Va superata in generale e in particolare in un periodo come questo, nel quale non possiamo pensare che l'emergenza covid sia superata. Ciò che a mio avviso dobbiamo tenere in considerazione per la ripartenza dell'economia sono tre fattori.
Il primo è quello delle risorse e della liquidità. Il blocco dei licenziamenti e gli ammortizzatori sociali sono stati importanti, ma non sono stati altro che un modo per fare da tappo ad una situazione esplosiva. Così non si può andare avanti all'infinito. Ciò che serve è liquidità per le imprese e ciò abbiamo sostenuto anche in un recente tavolo tra imprenditoria, banche e sindacati. Le aziende rischiano di entrare in sofferenza, a volte, perché viene a mancare liquidità. Ciò non può accadere in questo periodo. La seconda osservazione è che serve sbloccare gli investimenti delle opere già definite. Mi riferisco alle infrastrutture immateriali e materiali come la banda larga e tutti quei servizi a supporto delle imprese. In entrambi i casi, deve venire in supporto l'Europa. Il terzo aspetto che voglio sottolineare è quello della necessità di progettare un cambiamento e trarre vantaggi da ciò che abbiamo imparato nel corso dell'emergenza. Le flessibilità e dello smart working sono fattori positivi ma devono essere correttamente utilizzati. Così come lo sviluppo di un'economia circolare e un ripensamento dei mezzi di trasporto. Infine, dobbiamo puntare alla formazione permanente e continua come una risorsa. I contraccolpi occupazionali che ci sono stati e che arriveranno si potranno fronteggiare anche con grossi investimenti volti a rafforzare le competenze di lavoratrici e lavoratori. Perché un dipendente con competenze è un valore anche per l'azienda. Se quel dipendente perde il posto di lavoro non avrà fatica a rioccuparsi e la cosa diventa eventualmente un problema, ma non più un dramma''.
A.S.
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