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Scritto Mercoledì 24 giugno 2020 alle 12:31

Lecco: difficoltà e incertezze per le donne delle mense e delle pulizie nelle scuole, un presidio per tutelare le lavoratrici invisibili

Si è tenuto questa mattina il presidio organizzato dalle tre sigle sindacali lecchesi, CGIL CISL e UIL - come Filcams, Fiscat e Uiltucs – circa la situazione difficile che stanno vivendo le lavoratrici delle mense e delle pulizie del comparto scuola.
Una ventina di dipendenti si sono presentate stamane di fronte all’istituto Parini per rivendicare un’attenzione maggiore nei confronti della propria categoria, particolarmente a rischio in questo periodo di difficoltà post-lockdown.



Barbara Cortinovis

Un settore che ha sempre sofferto tipologie di contratti piuttosto penalizzanti, anche in tempi precedenti all’epoca Covid: “queste lavoratrici hanno un contratto part-time ciclico, nel senso che durante il periodo estivo - a differenza degli insegnanti o delle collaboratrici scolastiche - non percepiscono ammortizzatori sociali e non hanno alcun riconoscimento della contribuzione” ha spiegato Barbara Cortinovis, segretario generale di Filcams Cgil Lecco. Un doppio svantaggio al quale si aggiungono le difficoltà causate dall’attuale situazione di crisi che rende il prossimo periodo decisamente incerto.



Fabrizio Bonfanti

“Siamo quelle più penalizzate all’interno del mondo scolastico: chiediamo una modifica del contratto per essere per lo meno tutelate nei mesi estivi, quando le scuole sono chiuse e non percepiamo entrate” è una delle richieste che emerge a gran voce tra le lavoratrici che fanno riferimento alla sospensione cui sono sottoposte, lavorando e percependo 9 mesi al posto di 12. Al danno, infatti, si aggiunge anche la beffa: come ricorda Fabrizio Bonfanti della Uiltucs, nei mesi estivi le lavoratrici non percepiscono entrate, né però possono percepire la disoccupazione, essendo il contratto solo sospeso e non reciso.
“Cosa succederà a settembre? Apriranno le scuole? Da chi saremo tutelate? Io ho 61 anni e da 23 faccio questo mestiere, dove vado?” sono alcune delle domande che una lavoratrice si è posta a voce alta, in riferimento alla situazione di profonda incertezza in cui il mondo della scuola è calato. Tanta incertezza anche perché le ipotesi paventate dal governo e dal ministro dell’istruzione Azzolina su una riapertura in sicurezza prevedono turni durante i quali gli studenti si dovranno alternare nel seguire le lezioni e l’impressione è che, come prima cosa ad esempio, salteranno i pasti in mensa. Con tutto quello che ne conseguirà.



Luigia Mineo

Nella difficoltà, c’è almeno una buona notizia: le lavoratrici presenti oggi fanno parte di un’azienda che ha pagato loro il Fis - Fondo integrazione salariale (la cassa integrazione per il settore lavorativo in questione) per i mesi di chiusura delle scuole, a partire da fine febbraio. Un ammontare piuttosto ridotto: “Il Fis corrisponde all’80% lordo dello stipendio normale: stiamo parlando di una cifra che oscilla tra i 150 e i 300 euro al mese” ricorda Luigia Mineo, lavoratrice da anni nel settore e oggi anche rappresentante della Fiscat lecchese.
“Mio marito è in cassa integrazione, io prendo lo stipendio ridotto; per fortuna nostro figlio è fuori casa e autonomo, altrimenti sarebbe molto difficile” racconta una lavoratrice, che in riferimento alla possibilità di chiudere le mense afferma: “Non ha senso abolire le mense, basta mantenere le distanze di sicurezza e i bambini sono intelligenti, anzi, è più pericoloso far uscire un nonno o una nonna per andare a prelevare il nipote piuttosto che lasciarli a scuola con le dovute precauzioni”.
Infatti le mense costituiscono anche un servizio per le famiglie, oltre che essere il lavoro di 80.000 lavoratrici sul territorio nazionale e circa 250 su quello locale: “da nonna sono consapevole di quanto sia importante per un genitore mantenere il figlio o la figlia a scuola anche durante i pranzi. Se quel genitore è un lavoratore come possono pensare di eliminare un servizio tanto essenziale come quello delle mense?”.


Non solo le mense costituiscono un servizio per famiglie e figli in termini di occupazione del tempo mentre il genitore è al lavoro, ma sono un momento educativo importante: “tolgono a noi uno stipendio e a loro un servizio ottimo e lo dico da nonna: mangiare in mensa significa abituare i bambini a mangiare fuori di casa con la collettività, esercitarli nella socializzazione nutrendosi con cibi a cui sono meno abituati come le verdure”. Le cosiddette “lavoratrici invisibili” sono particolarmente fondamentali in un periodo, come l’attuale: coloro che si occupano di pulizie scolastiche, infatti, si adoperano anche nella sanificazione ed è difficile immaginare edifici privi di tale processo durante l’epoca Covid.
“Abbiamo attenzionato del problema la Prefettura 10 giorni fa e oggi siamo qui a dare voce a queste lavoratrici per capire quali sono le intenzioni future e come si intenderà riprendere il tema della scuola a settembre” conclude Cortinovis.
A.A.
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