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Scritto Domenica 28 giugno 2020 alle 16:35

Galbiate: le ragazze della Beatles ricorrono al Tar contro l'intedittiva. 'Paghiamo il cognome'

L'accesso al locale
Verrà impugnata al Tar l’interdittiva antimafia emessa la scorsa settimana dalla Prefettura di Lecco nei confronti della società Luce Srls, che gestisce la pizzeria ad insegna “Beatles” a Galbiate.
A comunicarlo una delle titolari della società, Celeste Alcaro, 27 anni, che con la sorella Lucia gestisce l’attività dapprima avviata da una terza sorella, Vanessa.
Nipoti di Franco Coco Trovato e figlie Luigi Alcaro, condannato nel 2012 nell’operazione “Oversize”, le giovani donne sono tutte incensurate, così come la mamma Valentina Trovato: “Nostro padre ha sbagliato, ma ha pagato, scontando integralmente la sua pena. Uscito dal carcere a 67 anni non avrebbe mai ottenuto un lavoro, così abbiamo deciso di riassumerlo, a dicembre, per consentirgli di contribuire al proprio sostentamento”, ha fatto sapere Celeste. “Peraltro, lui già lavorava in pizzeria prima della sentenza di condanna. Ora, per permetterci di proseguire con la nostra attività – già provata dal periodo di lockdown - la Prefettura ci chiede di allontanare nostro padre, che peraltro non ha mai commesso alcun tipo di reato di stampo mafioso. Nell’interdittiva, che ha carattere precauzionale - è un atto amministrativo e non penale, la Prefettura non ha arrestato nessuno – si fa riferimento ad “ambienti mafiosi”: sono anni che veniamo tacciate di essere qualcosa che non siamo, non abbiamo mai avuto problemi con la legge, paghiamo le tasse e tutte le attività, nel nostro locale, sono a norma. Paghiamo da anni per il cognome di uno zio che sconta la sua pena da trent’anni, mentre nostro papà ha saldato il suo conto con la giustizia e, soprattutto, non ha mai avuto a che fare con la mafia. Tutto questo è illogico – ha proseguito Celeste Alcaro -  c’è solo tanta delusione e amarezza. Siamo in tanti a mangiare grazie alla pizzeria “Beatles” e ora ci troviamo in difficoltà. L’affetto dei nostri clienti anche in questi momenti dimostra che siamo spinti solo dalla passione per il nostro lavoro: di “ambienti mafiosi” non ce ne sono mai stati da noi”
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