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Scritto Domenica 28 giugno 2020 alle 19:02

Margno: si cerca di far luce sulla morte dei piccoli Elena e Diego. In provincia di Lecco 11 figli ammazzati da un genitore in 20 anni

Martedì saranno effettuate le autopsie. Mercoledì la parrocchia di Margno ha organizzato una veglia di preghiera. Proseguiranno nel frattempo gli accertamenti disposti dalla Procura della Repubblica, nella persona del sostituto Andrea Figoni, per cercare – per quanto possibile – di far luce sulla tragica fine di Elena e Diego, i due gemellini di Gessate – 12 anni appena –  villeggianti a Margno, assassinati nella notte di sabato dal padre Mario Bressi prima che lo stesso ponesse a sua volta fine alla propria esistenza gettandosi dal ponte della Vittoria. Posto in sequestro il computer dell'uomo, 45 anni, impiegato come responsabile vendite in una ditta. Si cercano elementi per comprendere se il duplice omicidio sia stato premeditato, dopo la scelta di portare qualche giorno, da solo, i bambini nel piccolo comune dell'Alta Valsassina, da quarantanni luogo di riposo dei suoi genitori.

Mario Bressi con i suoi due figli Diego e Elena

Non era con loro infatti mamma Daniela, precipitatasi con la sorella all'alba di ieri a Margno, dopo aver letto i messaggi ricevuti nottetempo dal marito per annunciarle le sue intenzioni. “La loro separazione era davvero agli inizi” ha spiegato ad una testata nazionale, l'avvocato Davide Colombo, legale della donna. “Non eravamo ancora nemmeno agli atti. Non mi risultano tensioni tra di loro, né minacce precedenti. Voglio sottolineare che la moglie non aveva alcuna intenzione di portare via i figli al marito, le cose si stavano muovendo nella massima tranquillità”.

Eppure qualcosa nella testa di Mario Bressi è scattato per arrivare a pubblicare su Instagram una sua foto con Elena e Diego accompagnata dalla scritta “con i miei ragazzi, sempre insieme”, a breve distanza dal duplice infanticidio. E la mente corre subito a mamma Edlira Copa che a 38 anni, nel maggio del 2014, ha ucciso – anche lei nottetempo – le sue tre figliolette (Simona Dobrushi, la più grande, 14 anni non ancora compiuti, Kesi di 11 e Sidney di 4) ossessionata dall'idea di essere stata abbandonata dal marito, pronto a rifarsi una vita con un'altra donna.

Le tre sorelline Simona, Sidny e Kesi uccise  dalla mamma.
Sotto una foto scattata il giorno della macabra scoperta davanti al condominio di Chiuso

Come il 45enne di Gessate, anche l'albanese con casa a Chiuso, avrebbe voluto farla finita dopo aver freddato con una serie di coltellate, le sue tre creature. Non riuscì nell'intento. Solo l'anno precedente, nel mese di ottobre, a Novegolo di Abbadia la mano di un'altra mamma si era armata togliendo la vita al suo primogenito: aveva 3 anni Nicolò Imberti, preso a forbiciate da Aicha Christine Eulodie Coulibaly, classe 1988 originaria della Costa d’Avorio.

Il piccolo Nicolò con la sua mamma. Sotto due foto della casa dove è stato ucciso

Era ancora più piccino Mirko Magni annegato dalla madre Mary Patrizio nel bagno dell'abitazione di famiglia a Valaperta di Casatenovo nel maggio 2005: era venuto alla luce solo 5 mesi prima del barbaro omicidio, fatto inizialmente passare dalla genitrice come una sciagura nell'ambito di una rapina degenerata, prima di confessare invece le proprie responsabilità.

Il cortile dell'abitazione di Casatenovo dopo è morto Mirko Margni.
Sotto un momento della conferenza stampa e l'uscita di mamma Mary dall'ospedale di Merate

Sangue e polvere da sparo, invece, sulla scena di altri due crimini commessi in provincia da genitori che hanno scelto, dopo averli messi al mondo, di togliere la vita ai loro figli. In entrambi i casi con l'assassinio anche della consorte, per riservare infine per sé l'ultimo colpo in canna.
Nel gennaio del 2004 a Viganò. Fausto Zoia, 56anni, ha prima sparato ai due figli Federico e Filippo di 19 e 25 anni, poi alla moglie Enrica, puntando da ultimo la sua Smith & Wesson 357 P contro al proprio volto.

Una foto scattata il giorno del rinvenimento dei corpi della famiglia Zoia a Viganò

Ha usato l'arma di servizio, invece, Mario Montagna, 45 anni, originario del cremonese, agente di polizia locale a Verderio Superiore. In quel caso, nel gennaio 2000, a fare la tragica scoperta è stato il cognato che ha rinvenuto, dopo giorni, privi di vita tutti e quattro i componenti del nucleo famigliare e dunque oltre allo stesso Montagna, la moglie Rossella Tosatto, 40 anni infermiera presso l`Asl di Merate e i figli Debora di 13 anni e Matteo di 8. Ieri a Margno è stata mamma Daniela ad aprire la porta, trovando i suoi due gemellini esanimi nei loro letti. “Non si svegliano” urlava per le scale. L'ennesima storia da pelle d'oca, l'ennesimo dramma dell'imprevedibilità della mente umana, capace davvero di tutto. Anche di freddare il sangue del proprio sangue.
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A.M.
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