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Scritto Mercoledì 01 luglio 2020 alle 13:46

'Ripresa... svanita': brusca frenata e scenari allarmanti nel mercato del lavoro provinciale, dopo un 2019 rassicurante. I dati del 10° Rapporto dell'Osservatorio

Se il 2019 aveva iniziato a far presagire un ritorno ai livelli pre crisi, sono bastati tre mesi nel nuovo anno per far crollare miseramente tutte le speranze: gli ultimissimi dati a disposizione, infatti, fanno emergere un quadro difficile, con una riduzione degli avviamenti al lavoro (dovuta soprattutto al mancato rinnovo dei contratti a termine) e un aumento dei licenziamenti, per non parlare della cassa integrazione a cui ha fatto ricorso oltre l’80% delle imprese.
Si intitola non a caso “Una ripresa… svanita” il 10° Rapporto dell’Osservatorio Provinciale del Mercato del Lavoro - stilato da Provincia di Lecco, Network Occupazione, Camera di Commercio e Ptsclas - per fare “il punto” su ciò che è stato il 2019 sui fronti di occupazione, sistema delle imprese, movimenti di personale, evoluzione del lavoro autonomo e nella pubblica amministrazione, nonché ammortizzatori sociali e azioni a favore delle fasce deboli, orientamenti verso nuove figure professionali e flussi in uscita dal sistema scolastico e universitario.



“Il 2019 si è concluso con più di un dato positivo” ha esordito il consigliere provinciale Giuseppe Scaccabarozzi in conferenza stampa, inedito contesto di presentazione del Rapporto per cui solitamente viene organizzato un apposito convegno con numerosi ospiti. “La disoccupazione è diminuita (5.6%, al di sotto della media regionale, e superiore solo al dato di Bergamo e Brescia), e di contro è salito il tasso di attività complessivo (dal 79.1% all’80% quello maschile, dal 64.9% al 65.5% quello femminile): più consistente anche la quota di popolazione occupata (+1.600 unità in valori assoluti con un recupero dell’1.1% rispetto all’anno precedente) che conferma la nostra provincia al secondo posto in Lombardia dopo Milano”.


Giuseppe Scaccabarozzi

Se comunque qualche criticità c’è stata, non si arriva a parlare di crolli, ma piuttosto solo di leggere flessioni: alcuni esempi su tutti, il numero di imprese attive è sceso dello 0.8% rispetto al 2018, così come è rallentato l'inserimento dei giovani della fascia di età compresa tra i 15 e i 24 anni (dal 24.6 al 24.2%); il bicchiere “è mezzo pieno”, insomma, anche se i flussi nel mercato del lavoro sono stati altalenanti, con il saldo tra entrate e uscite in riduzione (ma ancora positivo, con +530 unità a fronte delle 1.800 del 2018).
“Poi è arrivato il Coronavirus e ha distrutto tutto” ha proseguito Giuseppe Scaccabarozzi. “La ripresa è svanita e i nuovi scenari sono allarmanti: il sistema produttivo e occupazionale del nostro territorio sarà messo a dura prova, e per capirlo basta confrontare il ricorso alla cassa integrazione; 2 milioni 400 mila le ore di quella “in deroga” richieste da inizio anno a giugno, a fronte dei 2 milioni di quella ordinaria di tutto lo scorso anno. Come anticipato, il 2019 è stato positivo su molti fronti, e penso anche ai progetti innovativi messi in campo per il collocamento dei disabili e il Centro Risorse Donne. Relativamente "contenuta", di contro, l'attività dell'Unità di Gestione Crisi, intervenuta a supporto dei lavoratori di cinque realtà aziendali del territorio: l'Aerosol Service Srl e l'Husqvarna Spa di Valmadrera, l'Eucasting Srl di Monte Marenzo, la Stilcolor Service Srl di Casatenovo e il Maggi Group Srl di Olginate. A livello generale, credo che, purtroppo, tra dodici mesi non parleremo di dati altrettanto buoni”.


Lorenzo Riva

A confermare quanto detto anche il vice presidente della Camera di Commercio di Como e Lecco – nonché numero uno di Confindustria – Lorenzo Riva: “Il Covid-19 ha cambiato il mondo come mai prima: in confronto, per quelle degli ultimi anni non si può parlare di crisi” ha commentato. “La cassa integrazione è cresciuta del 189%, coinvolgendo oltre 2.000 imprese: non so come supereremo questa situazione e quando tutto questo finirà, mi auguro al più presto e nella maniera più indolore possibile. Certo è che, quando arriverà il momento, dovremo capire di che cosa avremo bisogno, quali saranno le prospettive delle famiglie e quali le effettive richieste del mercato: ne usciremo affaticati e diversi, ma ne usciremo”.


Rita Pavan

Per avere un quadro più preciso della situazione si dovranno attendere i dati completi del primo semestre 2020, ma già da gennaio ad aprile le cessazioni dei rapporti di lavoro sul territorio provinciale sono state in numero doppio rispetto agli avviamenti. “Si è invertita una tendenza positiva” ha riconosciuto anche Rita Pavan, vice presidente di Network Occupazione Lecco. “Ci saranno possibilità di riprendere, ma soltanto se si faranno scelte precise, ragionando su quattro aspetti-chiave: la liquidità, ciò che ora manca di più alle imprese e ai singoli; lo sblocco degli investimenti per grandi opere già definite; la consapevolezza di ciò che è stato, per evitare di ripetere gli errori commessi e progettare un cambiamento a 360 gradi; un’istruzione e una formazione continua, in una logica di patto sociale”.


Gianni Menicatti

Secondo Gianni Menicatti di Ptsclas, il 2019 potrà diventare il nuovo punto di riferimento per un confronto “tra prima e dopo”, come lo era stato il 2009 nel momento in cui si tentava di capire se la crisi fosse finita. “Effettivamente lo scorso anno è stato abbastanza buono” ha confermato quest'ultimo. “L’occupazione maschile è salita al 77% e quella femminile al 61% (68.9% il tasso complessivo, in aumento dello 0.9%), così come quella dei giovani, balzata al 30%; di contro, la disoccupazione è scesa sotto il 4% (in leggera crescita, però, quella "in rosa") e l’incidenza dei NEET - i ragazzi non impegnati nello studio né nel lavoro - si è in parte ridimensionata (8%, rispetto al 10% del 2011). È aumentata, inoltre, la propensione ad assumere professionalità di alto livello (23%) e con contratti stabili (24%)”.
Come spiegato, però, il quadro si è già “ribaltato” in questa prima parte del 2020: rilevata, infatti, nel primo trimestre, una riduzione dell’11% degli avviamenti (dovuta anche al fatto che molti contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati, così come si è fermato il lavoro in somministrazione); ancora, i licenziamenti sono aumentati del 6% e si sono ridotte le opportunità per le fasce più deboli (nel 2019, sono stati avviati al lavoro tramite l'apposito servizio provinciale di collocamento 554 persone disabili, a fronte di 1.770 immediatamente disponibili, e sono stati attivati 501 tirocini).
“Sono tutti dati da collocare in un contesto che ha costretto le imprese a contenere il più possibile i costi, evitando i rinnovi di contratto e rinviando (o annullando) le assunzioni già programmate, cosa che è successa nel 10-15% dei casi” ha specificato Gianni Menicatti, sottolineando come – nonostante la “brusca frenata” – il livello dei posti fissi sia rimasto pressoché stabile, anche grazie al massiccio ricorso alla cassa integrazione (ne ha fatto richiesta almeno l’80% delle aziende). “In questa situazione difficile, la provincia di Lecco ha comunque mantenuto standard migliori di quelli del comasco: se l’economia di servizi, infatti, è stata quella più penalizzata, molte imprese “nostrane” con ordini in portafoglio hanno ripreso a lavorare subito, non appena è stato possibile, tanto che nessuna ha detto di essersi sentita “costretta” a cessare la propria attività. Si cerca di resistere, insomma, anche se poi la situazione sarà da verificare a settembre: ciò che è certo, finora, è che “soltanto” il 9% dell’industria ha ridotto il personale, una percentuale che aumenta (di poco) nei settori del commercio (10%, più pesante anche in questo caso nella provincia di Como), dell’artigianato (13%) e dei servizi (20%)”.
Da segnalare, infine, anche il fatto che, nonostante le difficoltà, molte realtà lecchesi continuino a puntare sulla qualità del capitale umano con assunzioni di personale anche altamente qualificato, “evidentemente fondamentale per reggere alla crisi”.
B.P.
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