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Scritto Mercoledì 01 luglio 2020 alle 15:03

BancoBPM non riapre 250 sue filiali, 14 sono nel lecchese: le richieste dei sindacalisti

A distanza di quasi 2 mesi dalla fine del lockdown, mentre tutte le produzioni sono ripartite e la gran parte della concorrenza ha ripreso a pieno l'attività, BancoBPM non riapre circa 250 filiali sul territorio nazionale, chiuse apparentemente per l'emergenza covid. Tra queste 128 sono in Lombardia e ben 14 nel lecchese tra Olginate, Carenno, Valgreghentino, Annone Brianza, Cassago Brianza, Barzago, Rogeno, Oggiono, Sirtori, Robbiate, Imbersago, Valmadrera, Paderno d'Adda e Verderio. In quattro di questi comuni, poi - come sottolineato da Davide Riccardi, segretario generale della Fisac Cgil Lecco - lo sportello del BancoBPM è l'unico presente in paese, con un rapporto di radicamente al territorio dunque importante e disagi non indifferenti per i correntisti.
"Questa situazione - fanno infatti sapere a livello generale le sigle sindacali regionali - sta determinando una forte concentrazione di personale e clientela nelle filiali aperte limitrofe a quelle chiuse, accresciuto rischio contagio, carichi di lavoro insostenibili, disservizi e conseguenti forti tensioni con la clientela, che sono già purtroppo sfociate in aggressioni verbali, fisiche e danneggiamenti al patrimonio. Numerosissime le istanze pervenute da singoli clienti, associazioni, istituzioni locali che chiedono la riapertura delle filiali del proprio territorio. La forte concentrazione degli sportelli chiusi in territori poco colpiti dal virus, la presenza di numerose filiali con grandi spazi interni, la comune piccola dimensione commerciale degli sportelli, ci fanno però pensare che queste chiusure poco o nulla abbiano a che fare con la tutela della salute di personale e clientela. Nessun impegno alla completa riapertura da parte dell' Azienda se non per fine anno, una prospettiva commerciale davvero poco credibile. Tutto questo - sottolineano ancora i rappresentanti di FABI FIRST/CISL - FISAC/CGIL -UILCA -UNISIN - mentre l'AD Castagna dichiara che il Piano Industriale presentato a marzo è di fatto sospeso e che le filiali in chiusura saranno di più delle 200 precedentemente dichiarate. Quello che possiamo leggere nelle scelte di BancoBPM e dalle dichiarazioni stampa dell'AD Castagna è soltanto una pervicace ricerca della riduzione dei costi, un progressivo abbandono del modello di banca del territorio verso un modello più automatizzato di servizio a distanza, senza peraltro vedere traccia di adeguati investimenti tecnologici. La prospettiva occupazionale e di sostegno alle economie locali del terzo gruppo bancario nazionale ne uscirebbe fortemente compromessa" prosegue la nota diffusa dai sindacali arrivando alle richieste. "Per questo le OO.SS. delle lavoratrici e dei lavoratori del Gruppo BancoBPM chiedono con forza l'immediata e totale riapertura di tutti gli sportelli, sostengono tutte le istanze di clienti e istituzioni per mettersi totalmente al servizio del paese, impegnando tutte le capacità produttive e commerciali, senza lasciare indietro nessuno, a partire dai territori più svantaggiati, soprattutto in questo momento di particolare bisogno di credito di imprese e privati".
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