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Scritto Martedì 21 luglio 2020 alle 19:12

VVF in protesta per gli 'scatti'. A Lecco i noti problemi organizzativi

I mezzi dinnanzi alla sede di Lecco dei Vigili del Fuoco
Domani sarà una giornata di mobilitazione nazionale per i diritti dei Vigili del fuoco, in tutta Italia.
Una causa avanzata dalla sola FNS Cisl (Federazione Nazionale Sicurezza) che per mercoledì 22 luglio ha in programma di farsi sentire – e in Lombardia lo farà a Milano – per chiedere risposte retributive più eque per i pompieri cosiddetti operativi e l’attribuzione di sei scatti pensionistici per tutti loro. Chiedere, in pratica, di avvicinarsi a livello di tutele a quelle che spettano a tutti gli altri Corpi dello Stato, agenti di pubblica sicurezza al pari dei VF. Ad attivare la miccia della protesta, inoltre, la decisione unilaterale presa dal Governo di stanziare 165 milioni di euro per valorizzare le retribuzioni dei Vigili del fuoco ''senza coinvolgere la parte sindacale'', come segnala in una nota FNS Cisl Lombardia.
''Nessuna risorsa è stata stanziata - afferma Maurizio Giardina, segretario generale lombardo del sindacato - per gli aspetti previdenziali che tuttora pongono il personale del Corpo Nazionale ai livelli pensionistici più bassi del settore della sicurezza e del soccorso pubblico. Una volta tanto che vi era la possibilità di sostenere la categoria con dei fondi, il Governo ha scelto di distribuirli in un modo che non riteniamo consono''. Il risultato della manovra, infatti, come sostiene FNS Cisl Lombardia, sarà di appena 13 euro lordi in più per il personale più giovane, con meno di 13 anni di servizio all’attivo.
Problemi che per il comando provinciale di Lecco si aggiungono ad altri di carattere operativo.
''Siamo ancora ridotti nel vecchio distaccamento dove andrebbe bene stare se avessimo un organico di 10 persone in servizio'' ha spiegato il caposquadra Stefano Tavani, delegato lecchese di FNS Cisl. ''Però siamo sempre circa 20 persone a turno, sotto organico di circa 4 unità. Il fatto di avere gli uffici collocati in un’altra sede, poi, non favorisce quello scambio che dovrebbe esserci e di conseguenza ne risentiamo a livello operativo. Per non parlare della questione logistica dei mezzi. Per uscire dai garage dobbiamo chiudere gli specchietti. Certi mezzi che ci servirebbero non li possiamo nemmeno acquisire perché non ci starebbero per altezza sotto la rimessa. Quelli che mettiamo sotto la tettoia o sotto un tendone, che sono peraltro dall’altra parte della strada rispetto alla sede, come l’autogru, sono ovviamente in balia spesso delle intemperie. Anche i mezzi di soccorso li dobbiamo lasciare all’aperto e perciò capita specie in inverno che li ritroviamo ghiacciati e con la brina. Chiaramente ciò determina difficoltà operative nel prestare soccorso tempestivamente''.
Gli unici pompieri effettivi (quelli in sostanza a ''libro paga'' dello Stato) sono tutti nel comando provinciale di Lecco, e sono in totale 84. Nel resto dei distaccamenti – Merate, Valmadrera e Bellano – operano circa un centinaio di volontari. ''Anche gli altri corpi indossano come noi i gradi – ha proseguito Tavani – Certo, noi non facciamo il militare ma abbiamo ugualmente competenze di polizia giudiziaria. Siamo di fatto agenti di pubblica sicurezza, eppure siamo trattati come i cugini poveri degli altri operatori''.
A.S.
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