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Scritto Mercoledì 22 luglio 2020 alle 15:20

3° processo post concorso per la guardia medica a Bellano: Galanti e figli a giudizio

Si arricchisce di una nuova pagina la saga giudiziaria che vede contrapposti due camici bianchi del territorio: quest'oggi, il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Lecco Paolo Salvatore ha rinviato a giudizio il dr. Renato Galanti, direttore della Riabilitazione dell'Umberto I di Bellano per calunnia e due suoi figli per falsa testimonianza in relazione alle dichiarazioni rese nell'ambito di un precedente procedimento intentato proprio dal medico nei confronti del collega Piercarlo Minoretti, trascinato in Aula per “molestie” dopo aver assunto il ruolo dell'accusatore – e dunque della persona offesa – in un ulteriore processo, il primo della serie, originato dall'ormai celeberrimo “concorso per la guardia medica” indetto dall'allora Azienda Ospedaliera di Lecco per il presidio sul Lago.
Nel primo tassello della vicenda Galanti vestiva i panni dell'imputato (con altre quattro persone), chiamato a rispondere dell'ipotesi di reato di abuso d'ufficio: assolto. E assolto è stato anche Minoretti nel “caso 2”, dopo aver rimediato una denuncia dal responsabile della struttura di Bellano in riferimento a supposte vessazioni patite sempre nel contesto del concorso che aveva visto l'esclusione del lecchese. Galanti sosteneva di essere stato “bombardato” di messaggi e telefonate dall'altro, arrivato addirittura a pretendere 400.000 euro quale risarcimento per il mancato ottenimento del posto. A far cadere il castello accusatorio era stata però un perizia disposta “a sorpresa” dal giudice Maria Chiara Arrighi a dibattimento ormai completato, con tanto di conclusioni della pubblica accusa già formulate. Il Got, analizzando il fascicolo aveva riscontrato un “difetto nell'istruttoria”, evidenziando come in un processo incentrato su presunte molestie via telefono non fosse stata disposta una perizia sui cellulari dei due coinvolti per appurare se effettivamente i messaggi e le telefonate “incriminate” fossero reali o meno. Ad insospettire il giudice le dichiarazioni di un altro medico, che, rendendo testimonianza, aveva riferito della richiesta d'aiuto formulatagli dal dr. Galanti per confezionare alcuni whatsapp “finti”. Al suo rifiuto, il Direttore avrebbe anche risposto che si sarebbe arrangiato diversamente.
Eseguita la perizia voluta dalla dottoressa Arrighi, il colpo di scena con l'assenza di tracce nei tabulati telefonici delle chiamate e nella memoria di messaggini inviati da Minoretti al suo accusatore. Ora tornato dunque a essere accusato. Questa volta direttamente dalla Procura, a cui sono stati trasmessi gli atti del “processo 2” per valutare l'eventuale apertura di un “processo 3” che effettivamente ci sarà. E con Galanti a giudizio ci saranno anche i suoi figli che, nel procedimento per molestie avevano testimoniato a supporto dell'ipotesi accusatoria, riferendo dei messaggi ricevuti dal padre. La soap opera continua: prossima puntata a marzo.
A.M.
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