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Scritto Venerdì 24 luglio 2020 alle 19:03

Le RSA riaprono a fatica ai nuovi pazienti in attesa, richieste in aumento. Sulle rette c’è chi valuta ritocchi e chi ''resiste''

La delibera della Giunta Regionale lombarda numero 3226 dello scorso 9 giugno stabilisce, fra le altre cose, i criteri con cui le case di riposo possono tornare ad accogliere nuovi ospiti, passata la prima grande ondata dell’emergenza sanitaria.
Le regole sono abbastanza stringenti: ad esempio, non è consentito alle strutture di accogliere per il momento oltre un terzo dei posti rimasti vuoti (in buona parte lasciati da anziani mancati nel corso della pandemia). Affinchè un nuovo ''cliente'' possa essere inserito, poi, deve essere sottoposto due volte al tampone e altre due al test sierologico, restando per un periodo di due settimane in isolamento domiciliare – costantemente monitorato dalla Rsa – e poi altre due settimane in isolamento in un nucleo che ogni casa di riposo deve necessariamente individuare nel complesso in cui è situata.
La procedura è un po’ più accelerata se l’anziano proviene da un ospedale. In tal caso le prime due verifiche (tampone e test sierologico) vengono effettuate direttamente da dove è in quel momento ricoverato, isolamento compreso.
Prima che un nuovo ospite possa finalmente definirsi accolto passa perciò circa un mese (e solo se non risulta positivo a nessun test), una tempistica che naturalmente impatta con la necessità anche piuttosto urgente delle case di riposo di tornare a riempire al più presto i posti vacanti. Accantonata l’emergenza sanitaria, ora a soffrire sono infatti i bilanci delle strutture. Da una prima verifica effettuata con il coinvolgimento di alcune realtà lecchesi, i problemi economici stanno realmente incominciando a farsi sentire e la Dgr n. 3226, per quanto garantisca una certa sicurezza nella procedura di inserimento di nuovi ospiti, non va incontro alle esigenze finanziarie della Rsa. Nessuna di quelle interpellate ha riferito di essersi visto costretto ad aumentare le proprie tariffe. Qualcuna ha però spiegato che delle valutazioni in tal senso sono in corso.
''In entrambe le strutture in cui da anni lavoro le rette sono rimaste invariate rispetto a prima della pandemia'' ha spiegato la dottoressa Alma Zucchi, direttrice delle Rsa Villa Serena di Galbiate e Pietro Buzzi di Olginate. ''Abbiamo comunque diverse difficoltà e non nascondo che si stanno facendo delle valutazioni. Dopo la pandemia ci siamo ritrovati con dei posti vuoti che non possiamo riempire. Al momento, inoltre, la Regione non ha dato indicazioni rispetto al contributo sul fondo sanitario. Non sappiamo quindi se permarranno le regole precedenti al Covid, e cioè di finanziamenti in base al numero di presenze''. Ciò sarebbe evidentemente penalizzante per le Rsa, ha lasciato intendere la d.ssa Zucchi. ''Bisogna considerare che in quasi tutto il territorio realtà come la nostra sono abituate da anni a lavorare con una saturazione costantemente vicina al 100%. Oggi ci troviamo a dove lasciare liberi posti letto per ogni nucleo abitativo. A Galbiate dobbiamo rinunciare a circa 11 posti, il ché rappresenta un problema''. Sia a Galbiate che ad Olginate, comunque, le procedure per inserire nuovi pazienti sono in corso.
Lo stesso risulta per la Casa Sant’Antonio di Barzio, dove le rette sono rimaste invariate, e la RSA San Francesco di Bellano, dove riferiscono di non avere avuto alcun decesso legato al coronavirus e di avere solo un paio di posti liberi.
Alla casa di riposo Frigerio di Brivio di nuovi ospiti ancora non ne sono entrati, invece, ma la dott.ssa Graziella Aldeghi ha riferito che la struttura conta di effettuare i primi ingressi in agosto. Per il momento, ha aggiunto, le tariffe sono rimaste invariate.
''Abbiamo iniziato a riaccogliere ospiti'' ha spiegato la d.ssa Luisa Corti, direttrice della casa famiglia Sodalitas di Olgiate. ''Per poter arrivare a questo punto abbiamo dovuto arrivare ad una situazione di base assolutamente verificata e covid free. Abbiamo perciò fotografato in modo il più possibile recente lo stato di salute degli ospiti, attendendo che anche gli ultimi debolmente positivi si negativizzassero e chiedendo ai parenti uno sforzo ulteriore per non ''inquinare'' questa istantanea puntuale e verificata che abbiamo tenuto a fare. Tre nuovi ospiti sono arrivati la settimana scorsa e da giovedì 23 luglio siamo tornati ad aprire ai parenti. L’azienda ha infine deciso di ritoccare le rette, pur avendo fino all’ultimo provato a far fronte a dei costi che aumentavano di continuo a fronte di entrate notevolmente scese. Se prendiamo l’esempio di Olgiate bisogna evidenziare questo: di 65 posti letto attualmente ne sono coperti 31 ma il personale è rimasto invariato rispetto a prima della pandemia, anche se l’azienda avrebbe potuto di fatto dimezzarlo. Ciò non è avvenuto ed è una politica che condivido''.
A Merate ''resistono'' invece le residenze per anziani Frisia e Villa dei Cedri, dove le tariffe al momento non risultano invariate. Nel primo caso ancora non sono stati accolti nuovi ospiti, nel secondo stanno riprendendo a poco a poco le visite dei parenti più stretti.
''Stiamo seguendo scrupolosamente la dgr della Regione, ma si fa presto a dire che le Rsa sono riaperte'' riferiscono dalla Casa Madonna della Fiducia di Calolziocorte, struttura controllata dalla Parrocchia di San Martino Vescovo. ''E’ ovviamente nel nostro interesse tornare a riempire posti vuoti, anche se durante la pandemia l’aspetto economico è passato in secondo piano. Ad oggi, 21 luglio, le rette sono rimaste invariate. Siamo dell’idea che si deve profondamente rispettare il più possibile il portafoglio delle famiglie. Attendiamo però di capire se ci sarà un contributo economico da Ats o Regione per far fronte alle mancate rette incassate, considerato che le spese non sono mai diminuite''.
Interpellata sull’argomento, la segretaria della Funzione Pubblica di Cisl Lecco, Franca Bodega, ha descritto invece, tra le altre cose, la difficile situazione di alcune Rsa lecchesi. ''Non mi risulta che le strutture di Lecco abbiano aumentato le tariffe'' ha commentato. ''Capisco che potrebbe essere una tentazione, visti i tanti posti liberi e i problemi di sostenibilità che ne conseguono, ma non credo che in questo momento sarebbe una manovra intelligente. Abbiamo contezza di una situazione di emergenza rientrata agli Istituti Airoldi e Muzzi (dove sono già arrivati nuovi ingressi, ndr), alla Sacra Famiglia di Regoredo, mentre la Borsieri non è stata direttamente colpita dal virus''.
A.S.
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