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Scritto Venerdì 31 luglio 2020 alle 08:37

LFF: 'occorre fare qualcosa che potrebbe sembrare un passo indietro'. Parola a Violante Placido

Passerella sul lungolago e in piazza XX settembre per Violante Placido, poi l’arrivo in piazza Garibaldi per la prima serata del Lecco Film Festival sul tema “Donne oltre gli sche(r)mi” che aveva in programma appunto un’intervista all’attrice (e cantante) italiana e successivamente la proiezione del film americano “Piccole donne” di Greta Gerwig con Emma Watson.

La passerella di Violante Placido in centro città

La prima domanda a Violante Placido – arrivata da Gianluca Arnone,  giornalista della rivista “Il cinematografo – ha riguardato il lockdown che ha fermato lo spettacolo e in relazione al quale questo festival lecchese vuole essere, come hanno detto i suoi organizzatori, quasi un segnale di ripartenza.
«L’ho vissuto bene – ha risposto Placido – in maniera costruttiva. Fortunatamente sto bene io e non ho avuto conoscenti ammalati. Certo, le notizie erano tremende. All’inizio stavo sempre attaccata alla Tv e mi chiedevo “Sto sognando o sta succedendo veramente?”. Dopo un po’, ascoltare sempre il Tg anche prima di andare a dormire l’ho trovato insopportabile. Ho cercato così di fare tesoro di questo momento di stasi. In una società dove si corre sempre, abbiamo perso tanto. Bisogna vivere per stare bene. Viviamo in una società nella quale invece sembra di vivere per stare male. L’economia deve muoversi, certo, ma spesso si muove solo per qualcuno. Siamo tutti nella stessa barca e quando siamo in ginocchio siamo tutti uguali. Occorre fare quello che potrebbe sembrare un passo indietro. Pensando anche all’ecologia».

Ambiente e protagonismo delle donne come un faro nell’attività dell’attrice, ha suggerito Arnone: «Bisogna capire – le parole di Placido – che non è il pianeta che ha bisogno di noi, ma noi che abbiamo bisogno di lui. Il quale va avanti lo stesso anche senza di noi. E sulle donne, hanno ancora tanto da conquistare, se non altro da chiarire. Perché tutto quello che è sempre successo: le streghe, i roghi, la reclusione in manicomio, colpivano tutte quelle donne che non ci stavano a essere relegate in un certo ruolo».

Poi, il racconto sulla scelta di fare l’attrice: «Da piccolina, fino a 14 anni sono stata figlia unica, volevo fare la cantante o l’attrice anche se io non percepivo che mio padre facesse l’attore, fino alla “Piovra”. A quel punto ho cominciato a maturare un rifiuto per il lavoro dell’attore, perché di fatto mi portava via papà. E allora mi sono data allo sport, andavo a cavallo, partecipavo a gare, E’ stato poi il cinema a bussare alla mia porta e siccome sono curiosa ho aperto, ma non avevo ancora deciso, quando ho fatto il provino per “Jack frusciante è uscito dal gruppo”. E infatti, dopo, ho avuto un momento di crisi: c’è voluto qualche anno per capire cosa volevo. Debbo dire che faccio molta autocritica».
Poi le esperienze con gli attori americani. George Clooney, per esempio, amabile sul set ma che, finite le riprese, spariva: «Ma lo capisco, perché altrimenti sarebbe stato assediato. Non si poteva entrare con in un bar per bere un caffè. Questo è un aspetto del mio lavoro che mi fa paura, essere famosi, essere assediati, considerati degli oggetti sempre a disposizione». Oppure Nicolas Cage, irraggiungibile sul set chiuso com’è nel proprio personaggio, ma smessi i panni dell’attore «molto generoso e forse anche fragile».

Infine, l’aspetto forse meno conosciuto. Quello di cantante e musicista, «un percorso un po’ in sordine, con qualche soddisfazione da parte della critica, ma per il pubblico è stato fino a oggi una strada a singhiozzo. Del  resto sono un’autodidatta, magari scrivo delle cose e poi non ne faccio niente».

Adesso, prima della chiusura per virus, stava per andare in scena con uno spettacolo, “Femme fatale” dedicato ad artiste che hanno lasciato il segno: Nico del Velvet Underground, Françoise Hardy, Marianne Faithfull, Yoko Ono («Una donna che ha dovuto subire qualcosa di peggio del bullismo, accusata per una vita di essere stata la causa dello scioglimento dei Beatles»), Patty Pravo. E prima di chiudere la serata, Violante Placido ha appunto regalato al pubblico lecchese tre brani. Spettacolo per ora fermo, anche per l’arrivo di un nuovo film: «Un progetto interessante, ma non posso dire ancora niente».
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D.C.
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