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Scritto Sabato 01 agosto 2020 alle 12:42

Usando una metafora musicale, la campagna elettorale, al momento non è pop, non è rock, non è lenta. E’ingessata

Enrico Magni
In alcune città è tempo di elezioni per rinnovare l'Amministrazione Comunale. Lecco è una di queste. E' ora di celebrare il rito della vestizione del nuovo Sindaco e salutare il vecchio che da dieci anni governa la città.
Il rito della votazione è indispensabile per rievocare eventi, avvenimenti, ravvivare la fede, l'impegno e la convivenza di una comunità. Il rito si fonda sulla celebrazione. Non c'è rito senza celebrazione. La celebrazione consacra l'appartenenza, la fede nel candidato, sollecita la partecipazione e ha bisogno di addetti che condividano la simbologia e il simbolo. Il rito, per essere riconosciuto come fattore sostanziale di una comunità, richiede il prima e il poi.
Le elezioni sono un evento rituale, seguono una scadenza. Il voto è lo strumento con il quale si consuma l'atto di condivisione, di fede e consacratorio del designato nei confronti del candidato e dei Consiglieri.
Il voto, essendo una liturgia, rievoca memorie riguardanti politiche comunali precedenti. Infatti, in campagna elettorale, prima della votazione, il passato prossimo e remoto si confronta con il presente prossimo. I celebranti, gli addetti e l'officiante cercano di presentare, suggerire, immaginare un disegno propiziatorio di come sarà la città. Per ora il disegno è ancora sfuocato.
Nel riavvolgere il nastro degli ultimi cinquant'anni, ci sono stati Sindaci che hanno disegnato un'icona della città dandole un significato.
C'è la città della ricostruzione del dopo guerra; c'è la città industriale, quella della vergella e delle grandi fabbriche; c'è la città del terziario e dei servizi; c'è la città del movimento; c'è la città giardino; c'è la città delle piazze; c'è la città del volontariato, dell'associazionismo e dei servizi alla persona.
Quest'ultima è l'icona dell'ultimo Sindaco uscente - non solo - che è riuscito anche a chiudere un contenzioso trentennale con le ferrovie. Ci sono stati periodi senza icone.
Nel cercare nel vecchio armadio, nel baule ricompaiono delle fotografie in bianco e nero di Lecco. I nuovi candidati le hanno ritoccate, colorate come se fossero nuove, le stanno rilanciando; al contrario da decenni stanno nella pancia dell'esox lucius di Lecco.
Nella pancia urbanistica del lucius si trovano le fotografie che riguardano: porticciolo Malpensa o Caviate, sistemazione lungo lago, scoperchiamento di un tratto del fiume Caldone, Grande Lecco, stazione sotterranea, spostamento stazione, sistemazione area La piccola, verde urbano, arredo urbano, quartieri, viabilità, pavimentazione, sistemazione dei sentieri, Piani D'Erna, altro.
Le carte tratte dalla pancia urbanistica del lucius sono le stesse da anni.
I vari canditati le presentano come se fossero delle novità, viceversa sono frammenti irrisolti di un vecchio puzzle. Sono delle schede che aspettano di essere incastrate.
E' di destra o di sinistra il porticciolo? E' di destra o di sinistra la sistemazione del lungolago ...?
La differenza delle cose forse sta nel come si affrontano gli ambiti urbani e non solo; è nel come che è possibile riconoscere un disegno, un'icona; è nello stile del come che si riconosce un artista da un altro. Le differenze sono sostanziali.
Una politica indifferenziata non è funzionale alla costruzione di un consenso allargato.
Che icona di città Lecco, fuori dalla solita retorica, sono in grado di offrire i nuovi candidati del centrosinistra, del centrodestra, Appello per Lecco e del Movimento 5Stelle?
Usando una metafora musicale, in questo momento, la campagna elettorale non è pop, non è rock, non è lenta. E'ingessata.
dr. Enrico Magni, psicologo psicoterapeuta
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