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Scritto Sabato 01 agosto 2020 alle 14:00

LFF: spazio anche ai libri di due donne, Chiara Francini racconta l'amore in ''Un anno felice''

Spazio anche ai libri nell’ambito di Lecco Film Fest, la rassegna in corso in questi giorni in città. Durante la quattro giorni cinematografica – inaugurata giovedì mattina in municipio e che sarà chiusa domenica sera 2 agosto dal regista Gianni Amelio – sono infatti stati presentati due romanzi: “Non superare le dosi consigliate” di Costanza Rizzocasa D’Orsogna (scrittrice e giornalista del “Corriere della sera”) e “Un anno felice” di Chiara Francini, attrice di cinema e teatro ma anche televisiva.



Il romanzo di Rizzocasa D’Orsogna (editore Guanda, 272 pagine, 18 euro) affronta il tema dei disturbi alimentari e in particolare dell’obesità, raccontando la storia di Matilde, partendo dalla propria esperienza personale, ma anche da una serie di spunti raccolti nel tempo dalle lettere ricevute al “Corriere”. Il libro, il primo di Rizzocasa d’Orsogna, vuole essere un messaggio affinché le persone vengano accettate per quello che sono. La presentazione è avvenuta ai piedi della Torre Viscontea con l’intervento anche dell’assessore comunale Simona Piazza e della direttrice artistica della stessa  “Film Fest”, Angela D’Arrigo.


Il talk con Costanza Rizzocasa D’Orsogna



A Palazzo delle paure, attenzione rivolta al romanzo di Chiara Francini (Rizzoli Editore, 352 pagine, 18 euro), la storia d’amore tra Melania, italiana di Firenze, che sposa Axel, scandinavo, e con lui va appunto a vivere nel Nord Europa, passando dal Paese dei rumori a quello dei grandi silenzi.


L'arrivo di Chiara Francini

Inevitabile pensare a contenuti autobiografici, considerato che Francini è fiorentina ed è sposata con uno scandinavo: «C’è sempre qualcosa di autobiografico, ma la realtà è che voglio raccontare storie di donne normali. Non è una storia autobiografica, ma una somma di esperienze perché tante volte in amore mi sono sentita inadeguata, inferiore, culturalmente e fisicamente. E come per la mamma di Melania, anche per la mia il film preferito era "Via col vento". Avrebbe voluto chiamarmi Melania: “Maledetta, m’è nata una Rossella O’Hara”».




Tra battute e grandi risate, si è snodata la chiacchierata con il giornalista Federico Pontiggia della rivista “Il cinematografo”.
Francini ha spiegato come sia arrivata alla scrittura dopo anni di recitazione: «Mi avevano chiesto di scrivere qualcosa, ero popolare, ma volevano cose che non mi convincevano. Io volevo fare un romanzo». E poi dopo il primo, un altro e un altro ancora, con il quarto in gestazione: «Il godimento dello scrivere è raccontare storie che mi interessano. Lo scrivere è del resto il lavoro artigianale più antico, con cui si possono creare universi. Per il cinema è differente: occorre tutta un’attrezzatura moderna. Scrivere è come essere Dio. Voglio che il lettore non dica “come scrive bene, che begli accostamenti”, ma voglio che senta quello che sento io. E allora scrivo per immagini. Conditio sine qua non è la verità. Occorre che le parole siano carne. Scrivere è mettere assieme un puzzle che è la comunità».



Federico Pontiggia e Chiara Francini



In quanto all’amore, al centro appunto di “Un anno felice”, «è come la telegenia, una magia di proporzioni». E allora la storia: «Melania lascia famiglia, lavoro e amicizie per trasferirsi in Scandinavia con Alex. La prima cosa che vede scendendo dall’aereo sono le case perfette ma attorno alle quali non c’è nessuno. Dal rumore italiano al grande silenzio» e naturalmente il problema dell’alcolismo dei fine settimana. Provocata da Pontiggia, Francini arriva a spiegare l’amore che «non è archeologia ma ontologia, nel senso che fa riferimento alla natura, l’amore è quello che ci fa andare avanti e la sua forma più alta credo sia l’amicizia, perché non ha alcuna implicazione né parentale né sessuale».



E a tal proposito, un accenno non poteva non andare allo spettacolo teatrale che vede in scena proprio Chiara Francini. Si tratta del testo di Steven Bjerkoff “L’amore segreto di Ofelia”, l’epistolario «che nell’Amleto viene soltanto accennato e che Bjerkoff ci porta a conoscere nel profondo».
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D.C.
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