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Scritto Lunedì 24 agosto 2020 alle 15:58

Il gestore del Rifugio Alpinisti Monzesi: 'i nostri sentieri ridotti a latrine'

Capanna Alpinisti Monzesi
Di aneddoti può raccontarne tanti. Su tutti, cita quel “simpaticone” che non trovando il cestino per buttare la bottiglia di prosecco con la quale si aggirava fuori dal rifugio ha “pensato bene” di infilarla nella turca, otturandola e costringendolo poi a metterci letteralmente mano, non prima che un altro “buontempone” avesse espletato i propri bisogni proprio sopra “il tappo” per poi far notare il bagno otturato. L'inciviltà sale anche in alta quota. E se a piccole dosi la si mette in conto, superato un certo limite, giustamente, si sbotta. E' dunque un vero e proprio sfogo quello pubblicato da Angelo, in queste ore, sulla pagina Fb del Rifugio Alpinisti Monzesi. Gestore della struttura insieme a Valentina, invoca, in quest'estate del tutto particolare, più rispetto per quella montagna che per lui non è solo “lavoro” ma è anche e soprattutto “passione”. Lo fa dopo esser tornato a valle per una giornata di “riposo” imposta dal meteo, percorrendo dunque camminamenti... ridotti a latrina. Ebbene sì, lo spunto per chiedere più attenzione per le nostre alture – dopo gli investimenti fatti anche per promuoverle fuori dai confini locali e nazionali in chiave turistica – sono proprio i fazzolettini e i relativi “ricordini” disseminati ovunque sui sentieri di San Carlo, Prà di Ratt e Valle Verde. “E' tutto lì da vedere, alla luce del sole. C'è solo da vergognarsi dinnanzi a tanta incuria. Si invita la gente ad andare in montagna ma in troppi manca la consapevolezza di ciò che si va a fare: la montagna deve essere ristoro mentale e fisico, conciarla così non ha davvero senso”.
Situato in località Sambuco, ai piedi del Passo del Fo' , il Rifugio Alpinisti Monzesi – tempo permettendo – dalla fine del lockdown sta vivendo, come le analoghe realtà del territorio, l'assalto dei gitanti, più o meno esperti. “E' sicuramente uno dei rifugi più accessibili ma c'è comunque almeno un'ora di strada da fare e si sta andando in montagna: ci sono persone che pensano di poter salire attrezzate come se fossero in città. Ieri scendendo ho incontrato una con le Prada con la fibietta dorata”.
Per chi ha perso i tre mesi più importanti dell'anno – con Pasqua e la primavera bruciata dalla quarantena – e con i pienoni agostani cerca quantomeno di far quadrare i conti, usando il guadagno per coprire spese che a questo punto della stagione avrebbero dovuto esser già ripianate, scontrarsi anche con la maleducazione e la mancanza di “cultura” della montagna è davvero deprimente. “Posso capire che i sentieri siano mal messi perchè il periodo ha reso difficile la manutenzione e apprezzo chi passando sistema un sasso o sposta un legno finito dove non dovrebbe essere. Ma tirar su i fazzoletti sporchi, lasciati da chi non è nemmeno in grado di rimetterseli nello zaino, è raccapricciante. Domani tornando su farò anche questo, ci tengo troppo ma lasciare sporco ma non è così che si fa. Per non parlare poi delle mascherine e dei moccetti delle sigarette con quest'ultimi spenti a terra fuori dal rifugio o gettati sui sentieri senza considerare che resistono per anni. Stiamo meditando di vietare il fumo anche nell'area esterna ma non possiamo pensare di tappezzare ovunque di cartelli per dire a chi sale non fare questo, non fare quello. Già abbiamo detto no al picnic sui tavolini fuori, viste le limitazioni e qualcuno cerca sempre di fare il furbo o è arrivato a mandarci a quel paese quando abbiamo osato far notare che non ci sono i cestini e i rifiuti vanno portati a valle...”.
Insomma, al Rifugio Alpinisti Monzesi come in qualsiasi altro rifugio, chiunque è benvenuto. Purchè, indossati gli scarponi, non dimentichi poi a casa il rispetto. Per le persone e l'ambiente.
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