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Scritto Giovedì 10 settembre 2020 alle 08:31

Lungo il tratto di sentiero del Viandante che ancora non c'è

Riprenderanno la prossima settimana i lavori per il completamento del tratto di Sentiero del viandante tra Lecco e Abbadia, la parte mancante nel grande collegamento delle Vie del viandante tra Milano e San Bernardino in Svizzera.
Nel corso dell’incontro di lunedì 7 settembre a Palazzo delle paure - in occasione della tappa lecchese del “viaggio evento” lungo l’intero tracciato delle “Vie” che stanno compiendo Antonio Conte, Sara Zanni e federica Farassini – è stato fatto anche il punto sullo stato di avanzamento dei lavori per il collegamento tra Lecco e Abbadia con l’intervento del direttore dei lavori Sergio Poli e della tecnica comunale lecchese Katiuscia Vassena.

Di fatto, il sentiero è stato approntato per metà. Manca ora la parte più impegnativa, quella che riguarda tra l’altro la zona dei Torrioni di Rialba interessata qualche anno fa da una grossa frana.
Dovranno essere effettuati lavori di messa in sicurezza con l’installazione di reti paramassi, dopo di che si procederà con la sistemazione vera e propria del sentiero. Il cantiere, che procede con un certo ritardo per via del lockdown dovuto al covid19 – dovrebbero comunque concludersi entro il 30 novembre, così come previsto dalla tabella di marcia ufficiale.

L'accesso da Lecco

Sergio Poli

Nel frattempo abbiamo percorso per quanto possibile il nuovo sentiero. Il quale – ha detto Poli – non sarà comunque un sentiero per famiglia bensì per “escursionisti esperti” (così recita  la classificazione ufficiale) per via di alcuni punti esposto o insidioso. Nulla di preoccupante: semplicemente, non ci può andare con la scarpette da passaggio o con le infradito, serviranno scarponi d’ordinanza e la consueta attenzione.

La partenza da Lecco è laddove finisce il moncone della via Stelvio cancellata dalla frana del San Martino nel 1969 e dalla successiva realizzazione del vallo paramassi. Alla confluenza con via dell’Abbadia, c’è una bacheca in legno ancora vuota, mentre una scaletta consente di accedere al sentiero che percorre il vallo, la vista del lago sulla sinistra e la rete paramassi che sembra “ingabbiare” le pareti spioventi dei Pizzetti. Il sentiero sbuca a Pradello dove si dirama la strada che conduce alla trattoria dei Bodega. E’ un sentiero già molto frequentato, c’è chi ci porta a passeggiare il cane o chi lo percorre per poi scendere a Pradello e magari tornare in città lungo la nuova pista ciclopedonale.

Per il Sentiero del viandante, il “bello” comincia adesso. Si entra nel cortile della trattoria Bodega (chi volesse può anche cominciare da qui), si lascia sulla destra l’edificio che riporta ancora la vecchia scritta (Antico ristoro Giazzima Pradello), s’imbocca il sentiero dei Tecett (scomparso il segnavia, seguire le indicazioni per le falesie di arrampicata) e poi si svolta a sinistra, incuranti del cartello di lavori in corso. Per un buon tratto, il sentiero corre nel bosco ben visibile e ben tenuto, per quanto non segnalato ufficialmente. Poi, circa a metà, dell’intero percorso, la manutenzione cessa e anche il cammino diventa difficile da individuare.
Si cercano i segni in minio o i nastri che aveva posizionato Giuliano Maresi, l’alpinista lecchese che quasi una decina d’anni fa era stato l’autentico pioniere di quest’opera, il primo a proporre il collegamento recuperando antichi tracciati e che si è battuto affinché intervenissero enti più corazzati per valorizzare l’itinerario e soprattutto risolvere il problema finale: quello dello scavalcamento della canne della superstrada e della ferrovia per collegarsi con la chiesa di San Martino ad Abbadia e quindi con il Sentiero del viandante tradizionale. Proseguire da dove siamo giunti, comunque, risulta arduo. La vegetazione è tornata padrona e ogni due o tre passi ci si ferma interdetti. Niente da fare: dietrofront.

L'accesso da Abbadia

Proviamo dunque a imboccarlo dalla parte opposta, da Abbadia. Dalla chiesa di San Martino, appunto. A questo proposito, tra l’altro, il sindaco di Abbadia, Roberto Sergio Azzoni – sempre nell’incontro a Palazzo delle paure - ha sottolineato il ruolo importante di quell’edificio sacro. Però, ci vien da dire che quell’angolo non è un gran biglietto da visita. Quando ci siamo passati noi, l’area era occupata da un paio di famigliole russe alle prese con il barbecue: meno male, davano un tocco di colore e vivacità a un luogo che altrimenti appare abbandonato a se stesso, al degrado e alla marginalità. Quasi dimenticato.

La chiesetta di San Martino

Anche lì una bacheca nuda e una scaletta – interdetta da un nastro bianco e rosso: si sale leggermente, si costeggia una rete paramassi, si scavalca la galleria dello svincolo della Statale 36 e si plana sulla spiaggetta abusiva nel senso che per via del covid è stata vietata ai bagnanti che la frequentavano in massa. Qualcuno, ha aperto un varco nella rete e ci va “di sfroso”. Il sentiero, comunque, finisce lì, per ora non si vedono raccordi che portano su a scavalcare le altre gallerie e la ferrovia.
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