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Scritto Giovedì 10 settembre 2020 alle 18:26

Crac Grattarola: in aula Marco Valsecchi nega il 'nero' e parla di 'astio' dei lavoratori

La sede di Cortenova della Grattarola
Del giorno del suo insediamento in Grattarola rammenta con precisione la data: 15 settembre, lo stesso 15 settembre in cui Lehman Brothers dichiara il fallimento e affossa l'economia globale. Siamo nel 2008. “Ricordo di aver detto a mio padre “siamo stati proprio sfortunati con le tempistiche””.
Marco Valsecchi ha monopolizzato l'udienza odierna del procedimento penale intentato nei suoi confronti dopo il crac dell'azienda di famiglia, con sede a Cortenova Valsassina e nota anche fuori dai confini nazionali per la qualità dei mobili in legno massello prodotti e commercializzati. Una seduta, quella di quest'oggi dinnanzi al collegio giudicante del Tribunale di Lecco dopo il lungo stop imposto dal covid, apertasi con la presa d'atto della scomparsa del papà, Pierantonio, co-imputato di bancarotta fraudolenta (e, da solo, anche di frode fiscale) per una la supposta distrazione di fondi – circa 1.8 milioni di euro – dalle casse dell'impresa attraverso l'accettazione di pagamenti in contanti per vendite “in nero”. 500 in tal senso le operazioni contestate dal curatore fallimentare. 500 su 28.000 ordini evasi dalla Grattarola in 5 anni di “gestione Valsecchi” come puntualizzato dal figlio del patron, “meno del 2% del volume totale”. Dopo un'articolata “presentazione”, nella quale ha cercato di allontanare da sé l'etichetta di “amministratore di fatto” puntualizzando come il suo ruolo in azienda fosse chiaro e a sé rispetto alla carica del padre a cui sarebbe spettata sempre l'ultima parola, Marco Valsecchi è stato condotto dalle domande poste dapprima dal sostituto procuratore Paolo Del Grosso poi dall'avvocato difensore Michela Andresano al nodo della questione provando così a fornire una spiegazione differente rispetto a quella data dal dr. Filippo Redaelli circa le discrepanze tra le conferme d'ordine trovate in ditta e le fatture emesse dalla Grattarola. Il ragionamento del curatore non terrebbe conto, a detta dell'imputato, di una serie di “imprevisti” di cui non si troverebbe traccia negli elaborati grafici prodotti a uso interno e senza alcuna valenza contabile: gli errori di produzione, gli annullamenti (totali come nel caso di 12 cucine nell'arco di 5 anni ma anche parziali di alcuni componenti d'arredo), le modifiche richieste a bozzetto già mandato in produzione... E ancora: “in alcuni casi non considera lo sconto commerciale, in molti l'extra sconto”. Citate poi le così dette campionature, vendute ai mobilieri (clienti finali di Grattarola non avendo rapporti con acquirenti diretti) a prezzo stracciato per essere montate nei loro show room.
A riprova invece di come suo padre credesse nell'impresa – per ragioni economiche ma anche affettive quale opportunità per un territorio come la Valsassina – Marco Valsecchi ha citato i milioni investiti dal genitore nell'azienda garantendo anche personalmente fino a rimetterci il pignoramento del quinto della pensione e la casa di famiglia, prossima ad andare all'asta. Ricordato anche “l'astio” dimostrato, a suo giudizio, dai lavoratori a tracollo ormai evidente: citati a titolo d'esempio due tentativi di aggressione patiti personalmente e l'assenza degli ex dipendenti alle esequie di Pierantonio, lo scorso dicembre. L'istruttoria proseguirà ora per l'intera giornata del 14 gennaio, con l'escussione dei testi a discarico, inclusi dei clienti partenopei, dopo che il curatore in una precedente udienza aveva indicato in Napoli una delle città dalle quali sarebbe confluito contante non tracciato verso la sede di Cortenova. A marzo, poi, la discussione finale.

A.M.
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