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Scritto Venerdì 11 settembre 2020 alle 08:38

Torre de' Busi: il progetto della videomaker Fabiola sul tema immondizia in montagna

“È per la salute della montagna, non disinteressarti”. È con questo messaggio che si presenta al pubblico il progetto Thrashed Dolomites, ideato da Fabiola Malinverno, videomaker e fotografa freelance di 27 anni, residente a Favirano, frazione di Torre de Busi, dal fidanzato Gabriele e da sua sorella Elena. Spinti dallo stesso amore per le alture e dalla voglia di fare qualcosa di concreto, i tre hanno deciso di mettersi in gioco, creando qualcosa che potesse lasciare un segno forte. “Thrashed Dolomites” è un progetto che mira a sensibilizzare il grande pubblico sul tema dell’immondizia, in particolare quella abbandonata nel verde delle montagne.

Fabiola, Gabriele e Elena

Durante l’estate scorsa, i tre hanno trascorso come di consueto un periodo a Canazei, in Val di Fassa, Trento. “Quest’anno abbiamo notato un aumento significativo del turismo in montagna, in particolare sulle Dolomiti” ha spiegato Fabiola, raccontando l’origine del progetto. “La diretta conseguenza è stata, purtroppo, un incremento spropositato della spazzatura e dei rifiuti abbandonati sui sentieri”. Dopo essersi trovati a dover raccogliere l’ennesimo pezzo di plastica trovato in un fiume, i tre si sono confrontati e hanno deciso di creare una pagina social per promuovere un turismo più sostenibile. Nonostante all’interno del gruppo non ci siano dinamiche prestabilite, Fabiola si occupa della produzione di materiale foto e video per la pagina e per il canale YouTube; la giovane, infatti, ha lasciato ben presto la Val San Martino per andare a studiare regia, sceneggiatura, direzione della fotografia e montaggio a Firenze, dove ha frequentato la Scuola di Cinema Indipendente, per poi spostarsi a Los Angeles per apprendere l’inglese e il videomaking al Kings College.


L’operato di Fabiola, Gabriele ed Elena non si limita però ad essere virtuale. I tre, armandosi di buona volontà e soprattutto con la voglia di coinvolgere quante più persone possibili, hanno organizzato  - andando a colpo sicuro, in quanto avevano potuto osservare il tasso di inquinamento - la loro prima Giornata di Raccolta proprio a Passo Sella, valico alpino tra la Val di Fassa e la Val Gardena. Posizionandosi agli imbocchi di vari sentieri, hanno distribuito a tutti i turisti di passaggio dei sacchetti della spazzatura, con l’invito di riportarli al ritorno dalla camminata dopo aver raccolto i rifiuti trovati lungo il loro percorso. “Non tutti hanno voluto contribuire - ha chiarito Fabiola - e all’inizio in tanti ci hanno ignorato, facendo finta che il problema non esistesse”. Eppure, a fine "lavori", sono stati ben 600 i litri di spazzatura raccolti. “La cosa che ci ha fatto più riflettere è stata il notare come le persone abbiano cambiato atteggiamento nel corso della giornata - ha proseguito - e anche chi all’inizio non ci aveva dato retta, vedendo la quantità di rifiuti ha potuto ricredersi, qualcuno si è addirittura scusato”.

VIDEO

Da questo primo esperimento e la seconda giornata, altrettanto riuscita, in Val San Nicolò, è nato un vero e proprio tour, che Fabiola e i compagni di viaggio sono riusciti ad organizzare. Quattro luoghi conosciuti e frequentati per altrettante regioni d’Italia, da dove in molti li hanno contattati per proporre l’iniziativa sul territorio durante il mese di settembre.


Quello che colpisce, oltre ovviamente all’obiettivo di Thrashed Dolomites, è la comunicazione impiegata dai tre. La pagina social del progetto, infatti, è estremamente curata e d’impatto, grazie alla capacità di Fabiola e compagni nel produrre materiale visivo e contenuti di qualità senza usare mezzi termini. Thrashed significa infatti “vandalizzato”, che ai tre è sembrata l’espressione adeguata per descrivere ciò che sta accadendo alle Dolomiti e alle montagne italiane.


L’appello delle menti di Thrashed Dolomites è dunque universale. “Le montagne sono sacre - ha detto Fabiola - non solo per gli appassionati che le frequentano per tutto l’anno, ma anche per chi decide di visitarle per pochi giorni”. “L’immondizia si raccoglie anche se non è tua - ha proseguito con convinzione - per la salute della montagna, per evitare che quel pezzo di plastica sprofondi nel sottobosco o dietro ad un masso”. In montagna, infatti, i rifiuti si spargono e si nascondono molto di più che in mare: nell'acqua le correnti portano intere ondate di immondizia, la raggruppano, rendendo la problematica evidente a tutti. Il vento e la pioggia,  invece, fanno sì che i rifiuti si sparpaglino in modo casuale, nascondendosi negli angoli più nascosti. Per questo, per non lasciare l’ennesimo segno indelebile sulla terra, Fabiola, Gabriele ed Elena continueranno a darsi da fare, nella speranza, un giorno, di organizzare una giornata di raccolta senza esito, perchè non ci sarà più immondizia da ripulire.
G.Co.
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