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Scritto Sabato 12 settembre 2020 alle 12:41

In ricordo di Elisabetta Ghislanzoni ad un mese dalla scomparsa

E' già trascorso un mese dalla scomparsa di Elisabetta Ghislanzoni, detta Betti, straordinaria donna di cultura, docente stimatissima, volontaria impegnata nel sociale e su tanti altri fronti. Eppure nel cuore e nella mente di tanti amici, colleghi e studenti lei è sempre presente e spesso non ci si capacita della sua assenza. Una sua frase, un suo scritto, una condivisione di esperienze culturali o di vita che nel tempo ci ha visto in sintonia, ritornano e affiorano prepotenti come isole galleggianti sul suo lago azzurro.                                                                                                                      
A qualcuno è stata data, come chi scrive, la grazia di averla incontrata più volte nell'ultimo periodo della sua vita colpita dalla malattia. Registrazioni vocali quotidiane al cellulare, in simultanea l'ascolto delle omelie di papa Francesco nel periodo del Covid, poi le mie visite e le nostre parole, reciproco balsamo. I percorsi professionali e la vita familiare ci avevano allontanato anche se non ci siamo mai dimenticate l'una dell'altra. Tanti erano gli impegni culturali e sociali di Betti che non c'era tempo per incontri liberi davanti a una tazzina di caffè.                                     
Eppure lei per tutta la vita ha saputo coniugare la cultura con gli affetti, il suo essere seria e rigorosa come insegnante con quell'ironia su se stessa e sulla vita, scintilla emiliana, eredità materna. Profonda e critica nell'analizzare la vita spesso problematica, sapeva maieuticamente valorizzare positività e motivi per maturare in sapienza e in sensibilità. E che dire del suo attaccamento affettivo per Montemarano, paese natio del marito Gigi, a cui si è accostata pian piano fino ad eleggerlo sua oasi di pace e di bellezza? Betti si è avvicinata a questo paese curiosa della cultura del Sud: dalla storia alla letteratura, dalla cucina alle tradizioni locali. Quante volte ha elogiato le pietanze del paese e come sempre, dopo aver imparato a cucinare, eccola mettersi in gioco e proporre questi piatti agli amici lombardi con quella capacità sapienziale che è sempre stata una sua caratteristica. Naturalmente divulgava e trasmetteva con passione questa cultura trovando motivi ed elementi per intrecciare i nuovi saperi con la sua cultura classica. Da non dimenticare le sue radici lecchesi, tanto legate al senso del dovere insito in lei, forza propulsiva per il suo tanto "dare", il suo tanto spendersi per gli altri. E' stata e rimane per tutti noi l'amica sensibile e affettuosa e soprattutto l'INSEGNANTE nel senso più profondo. 
L'etimologia di quest'ultima parola dice "Colui che lascia un segno, un sigillo, una traccia indelebile, un metodo di approccio che va ben oltre lo studio".  
Questa è la sua eredità per me e per i tanti che l'hanno conosciuta.                                                                                            
Valeria Campagni
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