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Scritto Sabato 12 settembre 2020 alle 14:21

Lecco: alla Taverna ai Poggi di Acquate una nuova targa in ricordo della famiglia Ciceri

Scoperta la nuova targa - realizzata da Comune, Musei e Anpi - per ricordare alcune figure chiave della Resistenza lecchese. Si tratta della piastra installata alla Taverna ai Poggi di Acquate per rammentare la famiglia Ciceri, a partire da quel Lino che, partigiano della prima ora, fu tra i lecchesi fucilati a Fossoli il 12 luglio 1944 e al quale è intitolato il circolo che nel 1994 è diventato sede del Crams e poi appunto della Taverna ai Poggi.

La nuova targa

Famiglia Ciceri, dunque: oltre a Lino, c'era il padre Pietro, operaio alla Badoni, arrestato per gli scioperi del marzo 1944, deportato e morto nel campo di concentramento di Gusen il 4 gennaio 1945; c'era la zia Francesca, sorella di Pietro, che si diede alla lotta antifascista clandestina, visse in esilio e tornò in Italia con il marito Gaetano Invernizzi per partecipare alla Resistenza con il nome di battaglia "Vera" con il quale sarà sempre poi conosciuta fino alla morte avvenuta nel 1988 (il marito invece era deceduto nel 1959).

Vera e Lino Ciceri, anni '40

Gaetano Invernizzi e Francesca Ciceri durante l'esilio parigino, anni '20 e '30

Pietro Ciceri, anni '30

Lino Ciceri e la fidanzata Agnese Rivolta, anni '40

La cerimonia, svoltasi oggi sabato 12 settembre, è stata aperta dal presidente provinciale dell'Anpi Enrico Avagnina che ha ricordato come le tradizionali visite guidate con gli studenti partano dalla lapide in Comune che ricorda l'assegnazione, nel 1976, della medaglia d'argento alla nostra città per i meriti acquisiti durante la lotta resistenziale. Proprio perché dalla motivazione di quell'onorificenza possa cominciare un ragionamento sulla necessità di conservare e diffondere la memoria della Resistenza che in realtà furono tre, come la saggistica storica in questi anni ha ormai assodato: quella armata dei partigiani, quella degli operai nelle fabbriche culminata con gli scioperi del 1944, ma anche con la difesa degli stessi opifici contro i nazisti per evitarne lo smantellamento e il trasferimento dei macchinari in Germania; terzo, quello dei cittadini comuni che hanno creato una rete di sostegno e solidarietà.

«Continuare a ricordare - sono state le parole di Avagnina - è un dovere civico. Sono date di un calendario laico utili per programmare un futuro, per decidere come vogliamo essere, per crescere liberi e difendere i valori della Costituzione»
La presenza ad Acquate - ha detto ancora il presidente dell'Associazione partigiani - è importante: siamo in un quartiere che era operaio, un quartiere impregnato di questa memoria antifascista; ci sono già le pietre di inciampo che ricordano proprio Pietro e Lino Ciceri lungo la scalinata della Madonna di Lourdes, all'esterno della casa dove abitavano. E poi le targhe e la memoria per le sorelle Villa, don Martino Alfieri, Enzo Locatelli, il dottor Nicola Lanzetta, ma un ricordo va anche a chi una targa ancora non l'ha come Luigi Bonfanti che venne ucciso il 24 ottobre 1944. In quanto a memoria, un pensiero va anche al partigiano Edgardo Benedetti, scomparso il mese scorso e fino all'ultimo impegnato con l'Anpi, riuscendo a consegnare la propria testimonianza a Gad Lerner per il libro "Noi partigiani", una sorta di grande memoriale della Resistenza italiana.
Da parte sua, l'assessore comunale Simona Piazza ha ricordato come non sia scontato conoscere quegli avvenimenti, quasi facessero parte di un un'altra epoca e come se non dovessero più succedere, mentre quanto accade nel mondo ci dice proprio il contrario: «Compito di ogni amministrazione è far conoscere quegli avvenimenti e i meccanismi che li generano. Abbiamo il dovere di guidare le nuove generazioni. Per questo, da dieci anni abbiamo cominciato questo percorso della memoria con l'Anpi e altre associazioni».

Simona Piazza, Enrico Avagnina e Mauro Rossetto

Il direttore scientifico dei Musei cittadini, Mauro Rossetto, ha ricordato come nella ricerca storica e negli allestimenti museali non possa esistere un'assoluta neutralità: «Un museo esprime la comunità che l'ha costituito, i suoi valori e le sue istituzioni. Quando si va a tramandare una memoria, si trasmettono storie di uomini ma anche dei valori sui quali è costruita la società civile».

Infine, Patrizia Cattaneo per Crams e Taverna ai Poggi: «Questa era una bocciofila, un'osteria, un ritrovo per la gente di Acquate. I fascisti se ne impadronirono. Poi, caduto il Fascismo e finita la guerra, un gruppo di tenaci volontari (Fiorenzo Invernizzi, Pino e Gino Castagna, Renato Dell'Oro, Giovanni Teli e altri) riuscì a rimettere in piedi il circolo e a portarlo avanti per molti anni. Finché nel 1994 arrivò il Crams che avviò una collaborazione con la Cooperativa operaia di Acquate che qui aveva sede». Questa struttura «resta dunque un'istituzione culturale dove anche il cibo fa la sua parte offrendo occasioni di convivialità. Siamo fieri di continuare questa memoria e di affiancare alla quella vecchia di marmo trovata in una cantina, questa nuova targa».

Patrizia Cattaneo

Al microfono Patrizia Milani

Giancarla Pessina

Infine, il momento cardine: la vicepresidente dell'Anpi Patrizia Milani ha invitato Giancarla Pessina che dell'associazione partigiana è presidente onoraria, a scoprire la targa sull'Antifascismo operaio ad Acquate (questo il titolo) e che, come del resto le altre, offre anche una versione inglese del testo.

L'ANTIFASCISMO OPERAIO AD ACQUATE

Storia di un circolo operaio
Nel rione lecchese di Acquate esisteva, prima della seconda guerra mondiale, il circolo operaio "Promessi sposi", le cui vicende hanno origine nel movimento cooperativistico nato nell'Ottocento. Nel 1938, con un sotterfugio legale, i fascisti si impadroniscono della struttura, trasformandola in un proprio ritrovo. Negli anni Cinquanta del Novecento, un gruppo di operai acquatesi prende in affitto i locali di via ai Poggi per ricostruire nel quartiere un circolo dei lavoratori. Grazie all'impegno e al lavoro di Fiorenzo Invernizzi, Pino e Gino Castagna, Renato Dell'Oro, Giovanni Teli e di altri volontari, nel 1956 si apre il nuovo circolo che viene intitolato alla memoria di Lino Ciceri, l'operaio lecchese fucilato nel 1944 nel campo di concentramento di Fossoli (Modena). Nel 1994 si trasferisce qui il CRAMS (Centro Ricerca Arte Musica Società) che svolge sul territorio ricerca e sperimentazione nei vari campi artistici, considerando l'arte come motore di trasformazione sociale. Nel contempo, nasce la Taverna ai Poggi, che recupera i valori del vecchio circolo, dove il cibo è anche trasmissione di tradizioni e occasione di convivialità. Con il  CRAMS, si crea così uno spazio polivalente di aggregazione artistica e culturale.  

History of a worker's circle

In the 1950s a group of factory workers in Acquate rent the building of via ai Poggi to found a new workers' circle, which officially opens in 1956 and  is entitled to the memory of Lino Ciceri, a worker from Lecco who was shot in the concentration camp of Fossoli in 1944. In 1994 moves here CRAMS (Centre Research Arts Music Society). At the same time, starts its activity the Taverna ai Poggi.  

La famiglia Ciceri
Lino Ciceri - Nasce ad Acquate nel 1923. Operaio alla fabbrica Badoni, nel settembre 1943 sale ai Piani d'Erna, località sulle pendici del monte Resegone, e con la banda Carlo Pisacane avvia la lotta di resistenza armata. Partecipa ad azioni di sabotaggio contro i nazifascisti. Viene arrestato a Lecco il 23 febbraio 1944, incarcerato a San Vittore a Milano e deportato al campo di Fossoli, dove viene fucilato il 12 luglio.  

Pietro Ciceri -
Padre di Lino, nasce a Rancio di Lecco il 25 febbraio 1892. Già socialista, passato al Partito comunista italiano, viene arrestato nel 1932 per attività politica e condannato dal Tribunale Speciale. Operaio alla Badoni, dal 25 luglio all'8 settembre è membro della commissione sindacale interna. Durante lo sciopero del 7 marzo 1944, viene arrestato e deportato. Muore nel lager di Gusen il 4 gennaio 1945.  

Francesca "Vera" Ciceri e Gaetano "Nino" Invernizzi
- Francesca Ciceri, sorella di Pietro e zia di Lino, nasce a Rancio il 23 agosto 1904. Orfana di padre, a 10 anni è già al lavoro in una fabbrica metallurgica e a 15 anni entra alla "Rocco Bonaiti", che nel 1944 sarà l'epicentro degli scioperi contro il nazifascismo. Nel 1919 incontra Gaetano Invernizzi  e i loro destini si intrecciano. Invernizzi, nato ad Acquate nel 1899 in una famiglia artigiana, diventa uno tra i più decisi oppositori dello squadrismo fascista. Nel 1922 aderisce al Pci e, ricercato, è costretto a scappare a Parigi, dove nel 1924 viene raggiunto da Francesca che sposerà l'anno seguente. Il 13 giugno 1936, durante una missione clandestina in Italia, vengono arrestati a Milano per cospirazione contro lo Stato e ricostituzione del Partito comunista e condannati dal Tribunale Speciale, lui a quattordici anni, lei a otto. Scarcerati, l'8 settembre 1943 Francesca, nome  di battaglia Vera, sale in Erna, unica donna tra i partigiani della banda Pisacane, della quale Gaetano è il commissario politico. Dopo la liberazione il loro impegno continua: Gaetano assume importanti incarichi sindacali e diventa deputato per il Pci; Francesca "Vera" è protagonista della lotta per l'emancipazione femminile. Gaetano muore a Milano nel 1959 e Vera a Lecco nel 1988.  

The Ciceri Family 
Lino Ciceri - Born in Acquate in 1923. Worker participates in the Resistance against Fascism. He was arrested in Lecco on February 23, 1944. Deported to the Fossoli concentration camp, he was shot on July 12. He is buried in Acquate.  

Pietro Ciceri - Father of Lino, was born in the Rancio district of Lecco on 25 February 1892. Already a socialist, he passed to the PCI (Italian Communist Party) and was arrested in 1932 for activities political and condemned by the Special Court. Worker at Badoni, between 25 July and 8 September 1943 he was a member of the internal commission. He was arrested for the strike of 7 March 1944 in the factories of Lecco. He died in the Gusen concentration camp on January 4, 1945.camp on January 4, 1945.

Francesca "Vera" Ciceri and Gaetano Invernizzi - Francesca Ciceri, Pietro's sister and Lino's aunt, is born in the Rancio ward on 23 August 1904. She starts working in a factory at 10 years old. In 1919 she meets Gaetano Invernizzi and their fates become entwined. Invernizzi, born in Acquate in 1899 is an upholsterer. Anti-fascist, in 1922 he joins the Communist party and has  to emigrate to Paris. Francesca reaches him in France in 1924 and they get married there the following year. On 13 June 1936 they are arrested. They are active members of the Resistance struggle and their political commitment continues after the Liberation and during the Republic. Gaetano Invernizzi is also  elected  member of parliament for the Communist Party. He dies in Milan in 1959, Francesca "Vera" dies in Lecco in 1988.

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