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Scritto Domenica 13 settembre 2020 alle 08:05

Varenna: la sala stemmata di Villa Cipressi raccontata in un libro da Vittorio Mezzera

E’ un’altra delle chicche di Varenna: la sala degli stemmi di casa Serponti, oggi Villa Cipressi, diventata o, meglio, tornata albergo. Solitamente, una chicca negata ai più. Ne beneficiano solo gli ospiti dell’hotel che in quella sala si radunano al mattino per consumare la prima colazione.
Ieri pomeriggio – sabato 12 settembre – è stata eccezionalmente aperta al pubblico, in particolare agli intervenuti alla presentazione del libro di Vittorio Mezzera dedicato proprio alla “sala stemmata” con una ricerca certosina sugli stemmi nobiliari dipinti nel XV secolo.



Vittorio Mezzera è stato un dirigente dell’amministrazione provinciale, prima a Como e poi a Lecco, ma soprattutto appassionato di araldica. Già nel 2005, l’allora presidente provinciale Virginio Brivio volle celebrare il decennale dell’autonomia lecchese da Como con un libro dedicato agli stemmi dei novanta (tanti erano ancora quell’anno) Comuni della nostra provincia. Affidandone la cura proprio a Mezzera e a Marco Foppoli.
Fu più meno sulla scia di quel volume che Mezzera, scambiando qualche battuta con Giampiero Brembilla dell’associazione Scanagatta di Varenna, buttò lì l’idea della possibilità di uno studio sulla sala stemmata. Da Brembilla, l’idea arrivò al Comune che decise di finanziare il progetto. Da parte sua, Mezzera ha voluto regalare il proprio lavoro alla municipalità. Ora, il libro è uscito dalla tipografia Colombo ed è stato appunto presentato nella sala conferenze di Villa Cipressi.

Vittorio Mezzera con l'assessore Nives Balbi

Dopo un saluto dell’assessore comunale Nives Balbi, la parola è passata appunto a Mezzera che ha riassunto la lunga e complessa storia della dimora che fu inizialmente dei Serponti  per passarepoi agli Isimbardi che in un successivo momento decisero di trasformarlo in un albergo affidandone la gestione alla famiglia Venini, un periodo che vide tra gli ospiti illustri anche l’imperatore austriaco Ferdinando I, nell’agosto 1838, così come il vicino Hotel ora Royal Victoria avrebbe appunto accolto la regina inglese Vittoria.
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Villa Cipressi passò ancora di mano, acquistata nel 1864 da Enrico Andreossi, imprenditore serico bergamasco che quando un parassita colpì i bachi eurpei mettendo in ginocchia l’industria del settore si mise in viaggio per il Giappone («che era come andare sulla luna») per trovare un baco più resistente. Nel 1907 è comprata dall’inglese Hubert Delaval Astley per poi negli anni Trenta essere rilevata dall’editore torinese Carlo Accame e infine nel 1975 diventare pubblica e legata all’attività congressuale dell’adiacente Villa Monastero.

Marcella Serponti con il sindaco Mauro Manzoni

Marcella Serponti si fa firmare il libro da Mezzera

Per accedere alla sala stemmata si passa da un cortiletto sul cui muro rimangono i resti di una Madonna del Latte affrescata nel primo Quattrocento; attraverso un piccolo corridoio si entra in quella che sarebbe la sala del caminetto: vi è infatti un grosso camino sormontato dallo stemma in pietra dei Serponti che il fumo dei secoli ha un po’ deturpato. Il soffitto è di legno, ma a contornare la sala vi sono un fregio (una parte del quale è andata ormai perduta) e la serie dei 36 stemmi risalenti appunto al XV secolo. Ci sono i simboli dei Serponti e quelli di tutte le famiglie con le quali i padroni di casa avevano stretto in qualche modo legami famigliari. E alcune di quelle famiglie hanno un peso non indifferente nella storia locale ma anche in quella del Ducato di Milano e oltre. Tanto per fare qualche nome: Andreani, Calvasina, Dal Verme, Sforza, Savoia, Balbiano, Venini, Torriani,  Bordoni. Qualcuno si ripete, mentre altri stemmi sono rimasti per il momento muti non essendo ancora stata individuata la loro appartenenza.

Lo stemma Serponti

Il libro si apre con un’introduzione dedicata appunto alla storia e alle caratteristiche della villa, alle sue particolarità architettoncieh e paesaggistiche, ai suoi gioielli, come la darsena: «Quando lavoravo a Como – ha detto l’autore – percorrevo il lago in aliscafo e vedevo tutte le magnifiche ville che ci sono sulla costa. Ma una darsena grande e bella così non l’ho proprio mai vista».

Madonna del latte

Si passa in rassegna ogni singolo stemma, a partire da quelli “parlanti” : in quelli più antichi e genuini- ha spiegato Mezzera - , la figura rappresentata richiama il nome del casato, ma quando non c’era verso di trovare qualcosa che potesse richiamare la famiglia, si finiva con lo scegliere un leone o un’aquila. Motivo per il quale leoni e aquile abbondano nell’araldica. Alla spiegazione della figura si aggiungono, quando possibile, cenni sulla famiglia che se ne fregiava.
In conclusione, una sintesi sull’evoluzione della famiglia Serponti. Il cui stemma, per inciso, cambia di ramo in ramo mantenendo però sempre un ponte.
All’incontro a Villa Cipressi, tra l’altro, è intervenuta anche Marcella Serponti, l’ultima discendente dalla nobile famiglia originaria di Varenna per poi trasferirsi a Milano mantenendo però forti legami con la terra lariana. Non si dimentichi che dei Serponti fu anche la cosiddetta Villa Eremo che sorge a Germanedo di Lecco.
D.C.
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