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Scritto Giovedì 24 settembre 2020 alle 09:28

Como-Lecco, in corso la discesa dagli alpeggi

L’emergenza sanitaria non ha scalfito la tradizione secolare della salita ai pascoli di mandrie e greggi sulle montagne lariane, che in questi giorni vede il percorso di rientro dei pastori che, con i loro animali, tornano al piano. Un percorso per tappe, il più delle volte, che parte dagli alpeggi per far sosta nei pascoli a mezza costa, su quote più moderate: si tratta di un’attività strategica per il territorio, che consente di tramandare le millenarie tradizioni casearie proprie delle montagne di Como e Lecco e che, allo stesso tempo, assicura presidio, tutela e manutenzione dell’ambiente montano proprio grazie alla presenza e al lavoro degli stessi allevatori.


La transumanza è quindi un’antica pratica che – spiega Coldiretti Como Lecco – consiste nella migrazione stagionale del bestiame, proclamata nel dicembre 2019 patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’UNESCO a conferma del valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia.

La transumanza lariana coinvolge un numero considerevole di giovani imprenditori che, nonostante le difficoltà di questo lavoro, non temono di affrontare le asperità della vita in quota per dar corso al loro progetto imprenditoriale.  “Un dato importante – rimarca il presidente di Coldiretti Como Lecco Fortunato Trezzi – in un’ottica futura di mantenimento della tutela del territorio, di cura delle nostre terre alte, di salvaguardia della biodiversità e di valorizzazione di una produzione lattiero-caseario di eccellenza, che coinvolge, oltre alle aziende che praticano la transumanza, quelle che vivono e presidiano la montagna tutto l’anno”

Un patrimonio culturale ed economico che è ben radicato nelle terre alte lariane: nel Comasco ci sono circa 730 imprese agricole montane censite, in gran parte concentrate nella dell’Alto Lago occidentale. Nel Lecchese sono circa 370.

Quello della “trasmissione della tradizione rurale” è un compito che i giovani allevatori che salgono in alpeggio sentono come un dovere: alle mandrie delle “tre razze montane per eccellenza”, ovvero le vacche brune, di pezzata rossa o grigia, si affianca l’allevamento ovicaprino, che nel Lario Occidentale assicura la sopravvivenza della Capra di Livo, un’autentica rarità che oggi non supera i 2500 concentrati lungo la catena Mesolcina tra il Passo San Jorio ed il Passo dello Spluga.

“Il riconoscimento dell’Unesco – evidenzia Trezzi – certifica il valore della tradizionale migrazione stagionale delle greggi, delle mandrie e dei pastori che, insieme ai loro cani e ai loro cavalli, si portano nelle alte quote: un riconoscimento importante che conferma il valore sociale, economico, storico e ambientale della pastorizia che coinvolge in Italia ancora 60mila allevamenti nonostante il fatto che nell’ultimo decennio il “gregge Italia” sia passato da 7,2 milioni di pecore a 6,2 milioni perdendo un milione di animali”.

Ma anche i cittadini possono fare la loro parte per sostenere i giovani allevatori che operano in altura: “Scegliere di acquistare un formaggio di produzione locale, fatto nei nostri alpeggi e montagne casearia, significa dare continuità a una storia che affonda nei millenni le proprie radici, assicurando futuro a queste imprese e ai loro animali: è grazie a loro che la montagna resta viva, accessibile, curata. Si tratta di un presidio importante per prevenire gravi dissesti idrogeologici e per assicurare una fruibilità del territorio anche dal punto di vista turistico”.
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