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Scritto Lunedì 28 settembre 2020 alle 17:34

Esino: presunta coltivazione di cannabis, 57enne assolto dopo 5 anni di processi

Le piante poste in sequestro nel 2014
Droga, a questo punto, non era. A sei anni dalla conferenza stampa con cui era stata resa nota la scoperta, in un appezzamento agricolo alle porte dell'abitato di Esino, di una supposta piantagione di cannabis, la sentenza d'Appello bis ha assolto l'unico imputato. Perchè il fatto non sussiste. Una vicenda, processuale e umana, che ha quasi dell'incredibile. Protagonista, suo malgrado, il 57enne Ivano Lazzari, coltivatore diretto, tacciato di aver messo a dimora, su terreno demaniale, in un angolo riparato da occhi indiscreti pur non lontano dalla sp 65, quasi 140 piante di presunta “erba”, arrivate a raggiungere il metro e mezzo d'altezza nel momento in cui, nell'agosto del 2014, i Carabinieri della Stazione di Bellano, le hanno scovate, appostandosi per giorni per risalire poi al “legittimo proprietario”, finito così dapprima in manette e poi ai domiciliari. Mandato a processo l'uomo, assistito dagli avvocati Fabrizio Consoloni e Nicoletta Manca, si è visto condannato in primo grado a 3 anni e 2 mesi di reclusione, con il grosso della pena riferita proprio alla supposta “coltivazione ai fini di spaccio” a cui si era aggiunta una “resistenza” contestata in fase di arresto. Nell'appellare la pronuncia,  la difesa aveva sostenuto la nullità delle analisi affidate alla “scientifica”, senza vedersi riconosciuta la ragione dai giudici milanesi. Da qui il ricorso per Cassazione, con la corte che accoglie i motivi dell'impugnazione, annulla la sentenza di condanna e rimanda la decisione alla prima sezione d'Appello, imponendo una vera perizia su quel poco che resta delle foglie poste in sequestro a Esino, dopo la distruzione delle piante. A febbraio viene così affidato l'incarico, dando la possibilità alla difesa di nominare a sua volta un proprio consulente. Fatto l'esame, è stata riscontrata, a sei anni dalla "raccolta", l'assenza di THC, il principio attivo “drogante” della cannabis. Da qui la pronuncia odierna, di assoluzione.
“Cinque anni di processo tra cui una sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato la precedente sentenza di condanna (a tre anni e due mesi) inflitta dal tribunale di Lecco. Nel frattempo il mio assistito ha subito 5 mesi di arresti domiciliari. Tutto tempo inutile. L’imputato era innocente e come tale andava assolto sin dal primo grado di giudizio” il commento dell'avvocato Consoloni. “L’assoluzione di oggi da parte della Corte d'Appello di Milano, prima sezione, con la formula più ampia possibile (il fatto non sussiste) dal reato più grave relativo alla coltivazione ai fini di spaccio di stupefacente ne è un’evidente conferma. Una volta lette le motivazioni della sentenza assolutoria valuteremo se agire per ottenere il risarcimento dei danni per ingiusta detenzione per tutto il periodo in cui l’imputato è stato privato della libertà e ristretto ai domiciliari del tutto ingiustamente”.
A.M.
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