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Scritto Martedì 06 ottobre 2020 alle 14:06

Lecco: diamo i numeri, la 'combinazione vincente' del ballottaggio. Dai 31 voti di scarto alla decisiva sezione 29, passando per 'la paura'

Un ballottaggio che difficilmente verrà dimenticato, da una parte e dall'altra. Le urne hanno restituito una vittoria risicatissima del centrosinistra di Mauro Gattinoni che ha staccato di un pugno di voti il favorito Giuseppe Ciresa sostenuto dal centrodestra. Ora che le bocce sono ferme, è tempo di provare a... dare i numeri. Ecco il nostro "Lotto" di queste elezioni.

La paura fa 90(0): già, perché se si guardano i numeri di questo ballottaggio, il primo dato che balza all'occhio è la differenza di 900 voti rispetto al primo turno da ambo le parti. 853 le preferenze perse da Ciresa rispetto al 20-21 settembre, 882 quelle guadagnate da Mauro Gattinoni. Viene difficile pensare che così tanti elettori abbiano fatto il salto della quaglia passando dal voto per il centrodestra a quello per il centrosinistra nell'arco di appena due settimane. Certo, qualcuno che l'ha fatto di sicuro c'è, ma evidentemente si tratta di una porzione minoritaria. Se per quanto riguarda il campo del centrosinistra è facile immagine dove Gattinoni abbia preso i voti in più (gli elettori che al primo turno avevano accordato la preferenza a Appello per Lecco e/o Movimento Cinque Stelle), che fine hanno fatto quelli persi da Ciresa? Probabilmente sono tre i fatti che hanno spinto gli elettori di centrodestra a rimanere a casa: il rifiuto di Ciresa a confrontarsi con Gattinoni, la foto con i "cinque esperti" (tutti uomini, non politicamente vergini e nessun esponente vero e proprio del Carroccio) e l'intervista a un'emittente locale in cui l'ex numero uno dei commercianti ha detto di essersi candidato a destra perché "è il minore dei mali", scagliandosi poi contro divorzio, aborto, pillole contraccettive e eutanasia. Un autogol, anche a detta di molti esponenti del centrodestra stesso.

31, i voti di differenza: uno scarto minimo, quello che ha consentito a Mauro Gattinoni di conquistare lo scranno di sindaco della città. Un'unghia, su un totale di quasi 22mila votanti. Ma quasi 31 (per l'esattezza 30 tondi) sono anche gli anni di differenza tra i due sfidanti: Ciresa nato nel 1947, classe 1977 invece Gattinoni. Un fattore, quello anagrafico, che sicuramente ha influito sull'esito finale del voto. E sul quale la campagna elettorale in alcuni momenti ha marciato...

15, gli anni di centrosinistra in città: quando il 29 marzo 2010 Virginio Brivio vinse le elezioni amministrative, strappando la città alla destra e portando il centrosinistra per la prima volta alla guida di Lecco, nemmeno i più ottimisti avrebbero pensato che Partito Democratico e alleati potessero governare per i successivi 15 anni (con opzione di proroga a 20 se tra 5 anni, nel 2025, i lecchesi vorranno riconfermare Gattinoni sindaco). Un risultato a suo modo eccezionale, in una città che era sempre stata considerata roccaforte del centrodestra. Già, perché l'altro lato della medaglia dice che, salvo scivoloni, 10 + i prossimi 5 sono anche gli anni in cui la destra lecchese non tocca e non toccherà palla nell'amministrazione della città. Si capisce perché tutto lo stato maggiore avesse puntato così tanto su questa tornata per riprendersi Lecco. Anche stavolta però è andata male. Che Lecco sia diventata città rossa (o quanto meno rosino slavato)?

3, i consiglieri di Lega e Sinistra: anche in questo caso, un risultato su cui pochi avrebbero scommesso, considerato che appena un anno fa, alle elezioni europee del 2019, la Lega in città prendeva il 36.7%, pari a 8.310 voti assoluti, mentre la Sinistra era impantanata al 2.36% (535 voti assoluti). Ora, in virtù anche del premio di maggioranza previsto dalla legge elettorale per le amministrative, oltre che del risultato del primo turno che ha visto il Carroccio crollare al 13,7% (3.109 voti) e la Sinistra salire al 5,7% (1.295 voti), le due forze hanno lo stesso numero di consiglieri. Una bella beffa per i salviniani (che fino a ieri avevano 4 rappresentanti in assise), una grande soddisfazione per Anghileri & Co. Ma 3x3, cioè 9, sono anche i consiglieri del Partito Democratico: nonostante il dimezzamento rispetto alla legislatura 2015-2020 (nella precedente amministrazione i consiglieri dem erano 16), il PD si conferma stabilmente il primo partito in città. Anche se questa volta non potrà più fare tutto da solo, ma dovrà scendere a compromessi su ogni punto con le altre forze della coalizione. Soprattutto in virtù del fatto che Gattinoni è un civico, non ha in tasca la tessera di partito, e questo cambierà molte cose in casa dem.

29, la sezione galeotta: non c'è la certezza, ma dall'analisi dei primi dati sembrerebbe che la sezione elettorale che ha ribaltato il risultato sia stata la 29, ad Acquate (roccaforte di Gattinoni). Infatti, stando ai dati ufficiali caricati man mano sul sito del Ministero degli Interni, fino a 42 sezioni su 43, in testa c'era Ciresa, con un gap dapprima molto ampio (circa 200 voti quando mancavano una decina di sezioni) che è andato via via riducendosi con il caricamento dei nuovi risultati che arrivavano dalle sezioni. Fino a giungere a un vantaggio di appena 36 voti per Ciresa quando mancava una sola sezione. Possiamo solo immaginare quali fossero gli stati d'animi, contrapposti, nei due comitati elettorali mentre refreshavano compulsivamente il sito del Ministero. Il centrodestra però non aveva fatto ancora i conti con "la rossa Acquate", che come lo chef Alessandro Borghese nel popolare programma tv avrebbe potuto confermare o ribaltare il risultato. E ha deciso di ribaltarlo: 400 i voti per Gattinoni, 333 per Ciresa e "il Gatto" eletto nuovo sindaco della città.
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