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Scritto Martedì 13 ottobre 2020 alle 18:42

M.Marenzo: in punto di morte dice di essere stato vittima di una truffa. Denunciato dai parenti, l'amico finisce a processo

L'accesso al Palazzo di Giustizia di Lecco
Sarebbe stato vittima di una truffa: convinto da un conoscente ad aderire ad un presunto piano di investimenti per incrementare la somma depositata sul proprio conto corrente, avrebbe in realtà perso la bellezza di quasi 90mila euro, senza neppure toccare con mano quell'auto nuova che gli era stata promessa.
Una confessione che l'uomo, un cinquantenne residente a Monte Marenzo, avrebbe fatto alla sorella in punto di morte.
Da qui la denuncia presentata dai suoi familiari alla stazione dei carabinieri di Calolziocorte, con un fascicolo d'indagine aperto dal compianto sostituto procuratore Nicola Preteroti che - ereditato dal successore dr.Andrea Figoni - ha poi portato al rinvio a giudizio di un giovane classe 1991, che oggi deve rispondere del reato di truffa aggravata.
Una vicenda delicata e complessa, ripercorsa stamani in tribunale a Lecco nel corso dell'udienza celebrata davanti al giudice monocratico Nora Lisa Passoni.
Assente M.A., l'imputato, difeso dall'avvocato lecchese Agnese Massaro, mentre i familiari della persona offesa si sono costituiti parte civile tramite l'avvocato Francesco Anzaldi, con l'obiettivo di ricostruire la verità su quanto accaduto al loro congiunto prima della sua scomparsa, avvenuta nel 2016. Una morte che peraltro presenterebbe a detta dei genitori e della sorella diversi punti oscuri. Le condizioni del cinquantenne sarebbero infatti peggiorate molto velocemente, a causa di un'assunzione elevata di sostanze alcoliche - forse indotta da terze persone - poi sfociata in un ricovero urgente presso l'ospedale Manzoni di Lecco. ''Aveva un colore giallo intenso, sul viso e persino negli occhi. Una cosa mai vista'' ha ricordato la sorella quest'oggi.
Per il dottor Paolo Tricomi, anatomopatologo ma soprattutto consulente della Procura di Lecco, il cinquantenne sarebbe deceduto a seguito di un arresto cardio respiratorio. L'aggravamento delle sue condizioni di salute gli sarebbe stato letale, compromettendo irrimediabilmente un quadro clinico già delicatissimo, essendo l'operaio di Monte Marenzo affetto da una cirrosi epatica in fase avanzata.
''Non ho elementi per dire che sia stato intossicato da sostanze esogene'' ha riferito stamani in aula - davanti al giudice monocratico Nora Lisa Passoni - il medico legale, facendo riferimento all'esito dell'esame autoptico eseguito alla scomparsa dell'uomo.
Una morte sulla quale però, i familiari vogliono vederci chiaro, così come sugli ultimi mesi di vita del congiunto, all'epoca dei fatti operaio presso le ex trafilerie Brambilla di Calolziocorte. Una persona ricordata stamani in udienza per il suo animo buono e generoso, di cui - secondo l'impianto accusatorio ancora tutto da dimostrare - si sarebbe approfittato M.A., concittadino del cinquantenne defunto, chiamato a difendersi dal reato di truffa aggravata. Facendo leva sulla disponibilità e sull'ingenuità del conoscente, l'imputato gli avrebbe sottratto una cifra ingente, versata sul conto corrente del giovane nell'ambito di un presunto investimento finanziario che avrebbe dovuto consentire alla vittima di incrementare le proprie finanze e di guadagnare addirittura un'autovettura nuova. Ma nulla di tutto questo in realtà è avvenuto.
''Nell'ultimo periodo mio fratello era preoccupato. Lui era un tipo taciturno, di poche parole. Mentre era in un letto di ospedale, in condizioni disperate, è scoppiato a piangere. Mi ha raccontato di aver portato avanti degli investimenti che però non gli avevano consentito di guadagnare i soldi che gli erano stati promessi'' ha riferito al giudice la sorella del cinquantenne scomparso, raccontando un ulteriore aneddotto confessatole da proprio congiunto prima della sua scomparsa. Insieme all'imputato e ad un'altra persona, per tre venerdì consecutivi, avrebbe trascorso le proprie serate in un cascinale nelle campagne meratesi. Qui sarebbe stato invitato a bere una bevanda dal colore rosso, presumibilmente alcolica e dal gusto molto forte. ''Lui era un tipo calmo e tranquillo, la sera difficilmente rincasava tardi. Invece in quelle tre circostanze era tornato alle due, in pessime condizioni. Per due giorni almeno non si era alzato dal letto, teneva l'asciugamano in testa perchè sudava molto'' ha aggiunto la sorella.
Una forte preoccupazione avrebbe pervaso l'animo del defunto, nelle settimane precedenti la sua morte, come emerso dalle testimonianze di alcuni amici; ad uno in particolare, avrebbe detto di avere bisogno della pistola che quest'ultimo deteneva regolarmente. Forse si sentiva addirittura minacciato.
Ultimo testimone sottopostosi alle domande poste dal pubblico ministero Mattia Mascaro, dal giudice e dagli avvocati di difesa e parte civile, è stato un collega del cinquantenne deceduto, che avrebbe avuto accesso alle credenziali della sua postepay, aiutandolo in alcuni acquisti da effettuare online. Non solo: il teste si sarebbe accorto dei cospicui versamenti di denaro indirizzati all'imputato. ''Lui si fidava ciecamente di quelle persone: erano del paese e le conosceva'' ha detto, precisando di aver conosciuto solo in un'occasione l'imputato.
Una vicenda inquietante che presenta ancora diversi punti interrogativi, che potranno essere meglio delineati nella prossima udienza, in programma il prossimo 18 novembre, per il completamento dell'istruttoria.
G.C.
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