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Scritto Mercoledì 14 ottobre 2020 alle 08:37

Lecco: quel 43% di persone che non ha votato si aspetta qualcosa. In esso si nasconde una povertà generalizzata. Ben oltre la questione cattolica

Enrico Magni
In questo periodo storico nell'arco di otto giorni accadono eventi che ridisegnano il percorso stabilito, stravolgono i sogni estivi di ristoro, per far fronte alle nuove casualità.
E' quello che sta succedendo adesso, in questo momento, per l'espandersi ancora del covid-19, con lo spauracchio di una chiusura totale o parziale e con le restrizioni necessarie e/o imposte: dopo due mesi di abbondanza, di rimozione e negazione del danno si è giunti a predire mesi di restrizioni, eppure, forse, se si fosse usato un minimo di pensiero critico, come dicono gli insegnanti, questa situazione sarebbe sotto controllo.
E' prevalso il pensiero illusorio, fatalistico, oppositivo -salute/economia-, magico - il bel tempo risolve le cose-, primitivo – il virus non esiste, esiste il male- Dopo tre secoli dal pensiero illuminista, dalle scoperte scientifiche prevale un pensiero regressivo, difensivo con cariche aggressive ed espulsive. Tanathos è in agguato, è pronto a trascinare l'umano nel profondo sobborgo infernale della violenza: è lì che aspetta. E' necessario prendere decisioni che coinvolgano la verticalità e l'orizzontalità.
E' la stessa cosa anche per Lecco. Sono solo passati otto giorni dalla nomina del nuovo Sindaco eppure è come se si fosse ancora in uno stato di attesa di un qualcosa che dia stabilità e sicurezza: questo qualcosa riguarda la nuova Giunta di Lecco.
Lo slogan usato a squarcia gola dal neo Sindaco, anzi dal Sindaco in carica, è stato: “Cambio passo”.  Il primo cambio passo è quello di dare una Giunta nuova con nuove presenze.
Non c'è tempo di rimandi, c'è la necessità di sapere cosa s'intende fare come politica preventiva del danno sociale che la condizione impone. C'è la necessità di anticipare ciò che è possibile prima che accada, per far questo la città necessita di un governo. La festa è finita.
Il 43% della popolazione di Lecco non si è espressa, sotto quel numero ci sono persone afasiche che aspettano qualcosa. E' in quel 43% che si nasconde la povertà generalizzata che tocca la dimensione economica, sociale, culturale; è una popolazione ampia che va oltre la questione di essere cattolici appartenenti ad una parte o all'altra.
La questione cattolica va oltre. E' un finto problema quello di attribuire degli aggettivi di apertura o di chiusura all'uno o all'altro. La questione da secoli e, in particolare in quest'ultimi decenni, è figlia di tensioni, conflitti, scismi striscianti, di correnti della Chiesa Cattolica Romana che attraversano il Tevere; è banale sbandierare sul telo della fede chi è più o meno dell'altro.
La contrapposizione riflette questioni che dovrebbero essere affrontate dentro quel contesto. Per qualcuno l'unità dei cattolici passa attraverso l'appartenenza, per altri nel contaminarsi, nel germinare dentro altre culture, per altri ancora c'è il richiamo del deserto, della contemplazione, dell'incontro dell'estraneo.
Lecco è una città che necessita di rigenerarsi, di contaminarsi con tutti i segmenti sociali e culturali presenti in città e non di rinchiudersi dentro il 28% o il 27,99% tra anime della stessa appartenenza.
Certo, un segno simbolico istituzionale di questa apertura potrebbe essere quello di mettere come Presidente del Consiglio Comunale un rappresentante di “minoranza”. Non è biecamente solo un atto politico, ma è anche un atto sociale che evidenzia l'esiguità tra maggioranza e minoranza.
E' opportuno aprire, costruire dei ponti e trovare anche il modo di coinvolgere la maggioranza che sta fuori dal Consiglio Comunale.
E' ora di iniziare. Il tempo attuale non è più quello della freccia, è quello molecolare che scavalca in un batter di ala di farfalla l'oggi e il domani. Sono sette mesi che tutto è in uno stato di trance subsonica, è ora di sentire in città muoversi delle onde alfa e beta che ravvivino.
Dr. Enrico Magni
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