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Scritto Mercoledì 14 ottobre 2020 alle 18:06

Processo Gilardoni Raggi X: ora manca solo l'arringa per Redaelli, a dicembre la sentenza

La sede della Gilardoni Raggi X a Mandello del Lario
C'è una data per la sentenza: salvo sorprese, il processo “Gilardoni Raggi X” dovrebbe chiudersi il prossimo 2 dicembre. Per quella data, infatti, quest'oggi, il giudice monocratico Martina Beggio, ha aggiornato la causa, calendarizzando l'arringa dell'avvocato Maschi per l'imputato Roberto Redaelli, le eventuali repliche e quindi il verdetto, a quasi tre anni dal così detto 415 bis e dunque della notifica agli interessati della chiusura delle indagini.
Al completamento della discussione e alla decisione si arriverà dopo un processo che l'avvocato Sansalone per la difesa della dottoressa Maria Papagianni ha bollato come tenuto in un clima di serenità, pur essendo connotato da “una portata emozionale particolarmente elevata”. Del resto cardine del procedimento è l'inusuale e pesante accusa di maltrattamenti e lesioni mossa nei confronti dell'allora capo del personale Roberto Redaelli con una serie di contestazione per una ipotizzata colpa in vigilando a carico poi di Andrea Paolo Federico Ascani Orsini, classe 1963, socio di minoranza dell'impresa e figlio di Annapiera Gilardoni a sua volta sorella dell’ormai ex numero uno Maria Cristina (uscita di scena in quanto giudicata incapace di stare a giudizio) nonché proprio del camice bianco Maria Papagianni, per un breve lasso di tempo medico del lavoro per l'azienda mandellese, leader nella produzione di apparecchiature a raggi x da impiegare tanto nel campo della sicurezza tanto nel campo medicale.
L'avvocato della Gilardoni, chiamata in causa quale responsabile civile, ha aperto la seduta odierna chiedendo il rigetto delle domande risarcitorie formulate da alcuni dipendenti nei confronti della società. Sostanziose – lo ricordiamo – le pretese avanzate dai lavoratori costituiti parte civile – individualmente o per il tramite della CGIL e della CISL – anche a carico del pescatese Redaelli, l'unico dei tre imputati per il quale la pubblica accusa ha chiesto la condanna, a una pena pari a 3 anni e mezzo. Come accennato, il suo legale avrà diritto di parola in coda ai colleghi, alla prossima udienza. Hanno invece concluso quest'oggi i difensori della dottoressa Papagianni e di Ascani Orsini, presenti personalmente in Aula come pure il terzo indagato. Tanto per la professionista quanto per il socio di minoranza è stata chiesta l'assoluzione, con formula piena. Nel primo caso, nel dettaglio, si è cercato di smontare pezzo per pezzo il castello accusatorio costruito dalla funzionaria del Servizio prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’ex ASL, ora divenuta ATS, etichettata come “la grande inquisitrice” della collega, subentrata nel 2014 a dottor Giovanni De Vito, rimasto fuori da questa vicenda, dove invece – ha sottolineato l'avvocato Sansalone – la sua assistita sarebbe stata infilata a seguito di una serie di valutazioni basate su “superficialità e pregiudizio”. Emblematica – a detta del legale – la mancanza agli atti delle cartelle cliniche dei dipendenti in relazione ai quali la dottoressa è a processo.
Il 2 dicembre l'ultimo atto (almeno in primo grado).
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