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Scritto Venerdì 16 ottobre 2020 alle 11:52

Lecco: si parla di sport ai tempi del Covid con il Panathlon Club

Lo sport in tempo di Covid-19, aspetti medici e legali nella pratica sportiva dilettantistica. Questo il tema del convegno organizzato dal Panathlon Club Lecco martedì sera al Politecnico di Milano –Polo territoriale di Lecco, con ospiti la dottoressa Chiara Airoldi, responsabile sanitario della Calcio Lecco 1912 e l’avvocato Stefano Gheza, presidente del Rugby Lecco. L’incontro è stato moderato da Dario Righetti, vice presidente del Panathlon Club di Lecco e organizzato in collaborazione con il Laboratorio interdipartimentale per lo sport E4Sport del Politecnico di Milano che si occupa di temi come il monitoraggio e l’ottimizzazione della prestazione e di innovazione nella progettazione e costruzione di attrezzi sportivi, con particolare attenzione per i dispositivi dedicati ai praticanti diversamente abili.


Una riflessione sul mondo dello sport ai tempi dell’emergenza sanitaria che ha stravolto il mondo, condotta dai due relatori portando la propria esperienza in ambito medico, legale e, nel caso dell’avvocato Gheza, come presidenti di società sportive.
“Non possiamo negare che l’impatto dell’epidemia di Coronavirus sul mondo sportivo, come per molti altri settori, sia stato forte, devastante. L’incertezza, ancora oggi, è tanta, complice anche la ripresa dei contagi – ha commentato la dottoressa Airoldi – ogni giorno quando vado al campo i ragazzi mi chiedono se devono preoccuparsi. Io parto dai numeri e chiedo loro di fare altrettanto: sicuramente non possiamo paragonare questa situazione a quanto accaduto nel mese di marzo e aprile. Ai tempi si facevano meno tamponi, si era scoperta solo la punta dell’iceberg. Per quanto riguarda poi la popolazione giovanile dai 6 ai 20 anni, i dati al 10 ottobre ci dicono che rappresenta il 15.6% dei casi totali di Covid. Di questa percentuale, il 68% risulta asintomatica, il 15% accusa sintomi quali il raffreddore, il 17% sintomi influenzali lievi e solo lo 0,83% è da ricovero ospedaliero. Nonostante ciò la paura, comprensibile, di portare a casa il Covid è tanta. La mia esperienza insegna però che se i protocolli anti-Covid sono attivati e rispettati scrupolosamente il rischio è praticamente nullo”.


Il rispetto dei protocolli è l’obbligo principale a cui i presidenti delle società sportive devono attenersi, come ricordato dall’avvocato Gheza: “Abbiamo un ruolo importantissimo e se qualcosa va storto la responsabilità pensale è nostra. Non è facile, sapendo ciò che rischiamo, ma l’amore per lo sport e soprattutto il beneficio che sappiamo ne traggono i nostri ragazzi, soprattutto dopo tanti mesi di stop forzato, ci ha fatti mettere in gioco. Io stesso ad agosto non sapevo se riprendere le attività. Il problema, più che i protocolli che, ricordo, sono diversi per ogni settore e disciplina, è trovare chi verifichi che vengano rispettati e seguiti alla lettera”.
E’ la figura del Covid Manager (che nel calcio viene invece chiamato Delegato Attuazione Protocolli, Dap) che ha il delicato e complesso compito di verificare che tutte le procedure anti contagio vengano attuate, dall’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale alla misurazione della temperatura prima dell’ingresso in campo o in palestra, dalla raccolta delle autocertificazioni all’organizzazione degli spogliatori fino al controllo dell’allenamento.



“Si tratta di una figura fondamentale che tuttavia non risponde in caso di illeciti – ha ricordato Gheza – se qualcosa non va come deve andare a risponderne è il presidente della società sportiva”.
Avvicinandosi l’inverno il timore principale (e fondato) è quello di non riuscire a proseguire con continuità gli allenamenti: “Sarà sempre più difficili distinguere tra Covid e un malanno di stagione – ha commentato la dottoressa Airoldi – per questo motivo temo, personalmente, non si riuscirà a continuare così per molto. Se un ragazzo si presenta con la febbre la procedura sarebbe quella di fare un tampone rapido, se è positivo si contatta subito Ats per eseguire il test molecolare e si dovrebbe sospendere l’attività della squadra, se invece è negativo la squadra continua ad allenarsi. A livelli come quelli della Calcio Lecco, però, con turni infrasettimanali e allenamenti frequenti, è impensabile attendere i tempi di Ats e lasciare in sospeso per magari giorni la squadra”.
Tra regole, dubbi e incertezze l’unica vera arma, hanno concluso i relatori, è la prevenzione, il rispetto delle regole e il buonsenso: “Ognuno di noi deve impegnarsi al massimo perché i contagi siano ridotti, se nelle nostre società, nelle nostre palestre e sui nostri campi vengono seguiti i protocolli è molto difficile che i ragazzi possano ammalarsi. Il vero problema è la vita fuori dall’allenamento, il virus potrebbe essere contratto in un altro contesto e poi essere portato in palestra. Da questo punto di vista bisogna ricordare le buone pratiche: lavarsi le mani spesso, mantenere il distanziamento e utilizzare i dispositivi di protezione. Noi andiamo avanti, per lo sport, sperando che presto si possa tornare ad una sorta di normalità”
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