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Scritto Sabato 17 ottobre 2020 alle 18:48

Lecco: straordinaria manutenzione artistica per Villa Belfiore con i giovani di 'Teste d'Idra'

Dentro e fuori, sotto e sopra, pesante e leggero. L’abitare viene capovolto, la casa rivoltata. E’ il progetto di un gruppo di giovanissimi artisti lecchesi appena riunitosi sotto il nome di Teste d’Idra a ricordare la figura mitologica ma anche l’organismo unicellulare che popola le acque dei laghi quale richiamo appunto alle loro radici lariane. Si tratta di Laura Anghileri, Vittorio Cendali, Vincenzo Cugnaschi, Bianca Alina David, Martina Foglia, Diego Invernizzi, Noah Masseretti, Omar Meijer, Giulia Sorrentino, Michele Tizzoni, Beatrice Valessina e Elisa Veronelli. Tutti tra i 21 e 29 anni, ma ciascuno con una propria specialità e provenienti da esperienze differenti.  Si sono “messi in società” quest’anno, praticamente alla vigilia del lockdown che li ha costretti quindi a rimandare il debutto sulla scena artistica cittadina.

La villa

Articolato in una serie di installazioni, il progetto si sviluppa in questo fine settimana attorno alla villa privata all’incrocio tra le vie Belfiore ed Eremo ribattezzata Villa Belfiore: costruita nel 1919 fu dimora dell’ingegner Bernardo Sironi al quale si debbono molte opere architettoniche in città: dall’asilo Monumento a Germanedo alle chiese di Malavedo e Bonacina, dalle strade per i Piani Resinelli e per Morterone a diversi campanili (Belledo, Olate, Pescarenico e Germanedo). Quest’ultimo, tra l’altro, appena restaurato, quasi a voler mettersi l’abito migliore in occasione di questa  singolare iniziativa.

L’ingegner Sironi – per il quale è stata anche proposta l’intitolazione di una strada - abitò la villa fino al 1954, dieci anni prima della morte all’età di 82 anni,  quando la cedette al Comune. Il quale, infine, la vendette in cattive condizioni a privati che nel 2001 procedettero a un restauro radicale pur mantenendone le linee architettoniche liberty (l’edificio è vincolato dalla Sovrintendenza). I lavori hanno restituito splendore – come s’usa dire – a uno stabile di indubbio fascino.  In passato, la villa aveva anche un vasto parco per gran parte destinato a agli insediamenti di edilizia economico-popolare sorti proprio in via Belfiore.


La visita del sindaco Mauro Gattinoni



Proprio le relazioni progettuali per gli interventi di restauro del 2000 hanno costituito il punto di partenza del lavoro di “Teste d’Idra” che, a sua volta, ha prodotto uno schema di intervento per la “straordinaria manutenzione di Villa Belfiore” con tanto di stipula di una convenzione con i proprietari dell’immobile.

Oggi, sabato, e domani, il giardino della villa, un’area-taverna e la scala di ingresso vivono la trasformazione con questo gioco di rimandi continui tra la casa d’abitazione e il suo “rovesciamento”. Vale a dire che un’installazione effettuata con sassi rappresenta le fondamenta della casa, “fondamentali” appunto ma nascoste, che vengono riportate alla luce; così come riportate in vista, attraverso alcune opere pittoriche (tele o pannelli coloratissimi esterni alle finestre), le tubature: importanti, importantissime, ma che corrono nei muri e restano invisibili, pur portando l’acqua vitale. E sul concetto di acqua e spreco, viene richiamata l’attenzione anche con canalizzazioni in bambù.

Ce poi l’“otro”, vale dire l’orto all’incontrario, visto dalla parte delle radici; ci sono tappeti stesi sulla ghiaia a rappresentare trame: di tessuto ma anche di storie, le storie che i tappeti stessi, più o meno consumati, possono raccontare, le storie raccolte di chi quei tappeti possedeva. E ancora: una lunga poesia scritta sui gradini della scala d’ingresso, altre liriche su specchi sparsi tra la vegetazione, la vecchia porta di un convento ridipinta a richiamare i dettagli decorativi della villa. E poi quadri tra presente e futuro, squaletti che si trasformano a sostituire i nanetti da giardino, una televisione che trasmette le riprese della villa dalle mappe di internet e per sonoro la registrazione del traffico di via dell’Eremo.


Anche se, va detto anche in questa occasione come per tutta l’arte concettuale, se non te lo spiegano, difficilmente riusciresti a cogliere il significato della profonda riflessione alla base di “Nostos”, il nome dato all’intervento a richiamare il ritorno a casa di Ulisse. Una volta istruiti, però, l’immersione è affascinante.


Uscendo, «ricordati della chiave»: da un pannello si può infatti staccare una chiave colorata quale souvenir.
Apertura anche domani, domenica, dalle 14 alle 19. Non è necessaria la prenotazione, anche se gli ingressi saranno comunque contingenti. All’interni, gli stessi artisti guideranno i visitatori tra le opere. Ingresso libero.
D.C.
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