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Scritto Sabato 24 ottobre 2020 alle 15:27

Olginate: 'accoltellamento' in casa, padre e figlio a processo

Se nella scorsa udienza si era delineata la versione del figlio, venerdì è stata la volta del padre. Sono entrambi imputati per lesioni personali aggravate C.M (classe 1972) e C.T (del 1995), padre e figlio che il 12 maggio 2016 hanno finito per azzuffarsi l'un l'altro nell'abitazione del padre ad Olginate.
“Mio figlio andava spesso dalla nonna” ha raccontato al giudice Arrighi la madre dell'ormai 25enne imputato, chiamata oggi a testimoniare in merito ai fatti per cui si procede. “Quel giorno - ha continuato - verso le 15.30 T. mi ha chiamato tutto agitato, dicendo che qualcuno aveva cercato di accoltellarlo, di raggiungerlo più in fretta che potevo a casa della nonna paterna. Non ho capito subito cos'era successo. Quando sono arrivata, T. mi si è fatto incontro: sua nonna era subito dietro di lui e mi diceva “non è niente, sono solo dei taglietti, non hanno mai litigato””. Stando al racconto della donna, il giovane sarebbe apparso parecchio sconvolto, mentre in lacrime mostrava alla madre i tagli sulle mani che il padre gli avrebbe procurato dopo una lite furiosa.
È stata quindi la volta dell'esame del genitore imputato (difeso in aula dall'avvocato Elda Leonardi), che ha così ricostruito l'incipit del battibecco: “io quel giorno stavo facendo una cura per il fegato, non stavo bene. Mio figlio è entrato in camera mia (al piano superiore), l'ho salutato ma gli ho chiesto di tornare in cucina e stare con sua nonna. Quando sono sceso – mia mamma quella mattina mi aveva fatto dei budini – ho visto che i budini erano sul tavolo e le ho detto di metterli in frigorifero, dato che era tutta mattina che erano fuori”. A quel punto T., stando al racconto del padre, sarebbe subito balzato in difesa della nonna.
Le parole (“non parlare così alla nonna, sei un padre fallito”) si sarebbero trasformate in spintoni e gli spintoni in una vera e propria colluttazione. “Mia mamma continuava a mettersi in mezzo” ha ricordato l'uomo. “Siamo finiti per terra, lui mi ha messo le mani intorno al collo e mi ha dato delle gomitate nei reni. Poi si è alzato ed è uscito di casa”.
Quando il figlio -difeso in aula a sua volta dall'avvocato Luigi Taruselli- avrebbe tirato dei calci alla porta d'ingresso, il genitore l'avrebbe lasciato rientrare, per poi fiondarsi in cucina: “ho aperto la credenza e ho preso la prima cosa che mi è capitata fra le mani: un coltello da carne, di quelli da tavola con le zigrinature. Non volevo fargli del male, avevo paura per lui, ma cosa dovevo fare? Era furente”. Quando di nuovo il padre armato di coltello si sarebbe trovato davanti il figlio lo scontro si sarebbe acceso di nuovo. “Siamo finiti ancora a terra: lui sotto e io sopra, mia mamma da parte”.
Una volta dichiarata conclusa l'istruttoria, il giudice Maria Chiara Arrighi ha fissato al 13 novembre la data per la discussione fra le parti.
F.F.
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