Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione propri e di terze parti per le sue funzionalità e per servizi in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o se vuoi negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie clicca qui. Proseguendo la navigazione nel sito, acconsenti all'uso dei cookie.
ACCETTA
  • Sei il visitatore n° 104.943.394
Vai a:
Il primo network di informazione online della provincia di Lecco
link utili
cartoline
polveri sottili
Valore limite: 50 µg/mc
indice del 03/12/20
Merate: 38 µg/mc
Lecco: v. Amendola: 24 µg/mc
Lecco: v. Sora: 27 µg/mc
Valmadrera: 32 µg/mc
Scritto Martedì 27 ottobre 2020 alle 15:24

Il futuro sostenibile dell'auto, oltre l'elettrico, nelle parole del designer 'lecchese' Walter De Silva

Walter De Silva (in collegamento al convegno web odierno)
e la sua ridefinizione del design
Il botto arriva dopo. Durante la tavola rotonda. Se non è una stroncatura dell’auto elettrica, poco ci manca. Walter De Silva, tra i maggiori designer dell’automobile, è l’ospite d’eccezione al convegno sul “Futuro dell’auto (tra design, tecnologia e mobilità)” promosso dall’associazione meratese “La Semina” in collaborazione con la delegazione lombarda dell’Associazione per il disegno industriale, tenuto questa mattina (martedì 27 ottobre).
Il botto, dunque. Arriva quando De Silva ascolta gli interventi che ruotano sempre più attorno all’auto elettrica, la quale sembra essere l’unica prospettiva per la mobilità del futuro e quindi della necessità per governi e amministrazioni locali a svilupparne le infrastrutture connesse.
De Silva comincia dubbioso: «Che l’auto elettrica sia l’unica soluzione mi lascia perplesso». Bisogna credere anche in altre tecnologie – suggerisce – perché bisogna fare i conti con i costi. Non solo economici, ma anche politici e sociali. Ed è a questo punto che il grande designer si accende. Lo si sente da un tono della voce quasi indignato: «l’auto elettrica – il botto - non è una soluzione ecologicamente sostenibile». Ed è una spallata a quello che ormai è diventato un mito: «Certo, riducono la concentrazione di Co2 nei nostri centri urbani». Ma ci sono altri alti costi: «C’è il problema nello smaltimento delle batterie. Non esiste ancora una soluzione. Se mi si presenta un progetto per lo smaltimento, allora possiamo cominciare a discutere. Per adesso non c’è.  Non solo, c’è il problema dell’estrazione del cobalto, il problema dello sfruttamento minorile nelle miniere». Altro che tecnologia sostenibile. Si aggiungono poi i costi politici perché di fatto il mercato delle batterie elettriche oggi è controllato dalla Cina, alla quale l’Europa si consegnerebbe così interamente. E d’accordo che «bisogna fare la minestra con gli ingredienti che si hanno – per usare le parole di Giovanni Priore, presidente di Acel Energie – e che le tecnologie troveranno una soluzione anche per le batterie», ma l’auspico di De Silva alla fine della mattinata è quello che non debba mai essere trascurata la ricerca su qualsiasi altra forma di tecnologia, «perché le sorprese sono dietro a ogni angolo».
La giornata era cominciata con una serie di saluti: l’assessore comunale Giovanni Cattaneo; la prorettrice del Politecnico lecchese Manuela Grecchi; il vicepresidente di Api Angelo Beri; il presidente dei designer lombardi Andrea Rovatti; il presidente della “Semina” Stefano Covino; l’ex sindaco lecchese Virginio Brivio presente in qualità di vicepresidente di Univerlecco; il vicepresidente di Acsm-Agam Marco Canzi. I lavori sono stati coordinati dal giornalista Andrea Cremonesi che dirigeva dalla sede dell’Associazione piccole industrie a Lecco, mentre gli altri partecipanti erano collegati in videoconferenza.
I saluti hanno offerto una panoramica sul mondo dell’automobile in continuo cambiamento peraltro acceleratosi negli ultimi due anni (Beri). E  la pandemia di covid, se  da un lato ha frenato il settore con un crollo delle immatricolazioni, dall’altro ha anche rivalutato l’auto vista ora come mezzo di trasporto più sicuro per evitare il contagio e non più come mezzo inquinante (Cremonesi). Il futuro ormai non è più soltanto una questione di estetica ma anche quella di nuove forme di mobilità (Grecchi), quel futuro nel quale il 76% dei bambini che entra adesso nella scuola primaria farà un lavoro che oggi non esiste (Cattaneo).
Nell’immediato, tra l’altro, pioveranno 80 milioni di euro regionali sulle province di Lecco, Como e Varese per rinnovare il parco-autobus proprio in virtù di una conversione in mezzi sostenibili. Con il non indifferente problema però che i mezzi elettrici hanno difficoltà a raggiungere i paesi di montagna mentre nelle città occorrono più minibus per poter percorrere le vie strette dei rioni (Brivio).
Poi è stata appunto la volta della relazione di Walter De Silva, nato nel febbraio 1951 a Lecco, in clinica Mangioni dal nome del ginecologo Giovanbattista che fondò quella che in verità si chiamava Nuova casa di cure. Famiglia milanese, De Silvia ha avuto forti frequentazioni lecchesi fino ai 13 anni: la casa del nonno a Mandello, le vacanze in Valsassina con mamma e zie, lo stesso Mangioni che lo portava in barca sul lago e le escursioni nelle Grigne. Oggi è ritenuto uno dei più grandi designer dell’auto con modelli ideati per le grandi case: Volkswagen, Audi, Alfa Romeo, Seat… E a 65 anni, si è reinventato mettendosi a disegnare scarpe da donna, ricollegandosi in qualche modo a una tradizione di famiglia, visto che il nonno produceva appunto scarpe da donna.
De Silva ha esordito dicendo di non essere politicamente corretto e ha parlato di un design in testa coda, in declino, di una parola abusata, di un settore che si popola di strane figure: ex artisti di spettacolo, sportivi, modelle, frequentatori di social network, tutti si autoproclamano designer, certo non avvocati o medici o altro.
Ma il design non si può improvvisare: bisogna studiare tanto, anche dal punto di vista umanistico perché per dare un senso all’estetica occorre creare un rapporto tra soggetto e oggetto, dare un senso alla forma, un buon designer non ha il tempo di seguire tutte le mode (vale di più quello che disegna prodotti di lunga durata e che magari diventano icone): «Tutti parlano del made in Italy, ma il made in Italy è fare bene le cose. Il cosiddetto made in Italy a me non basta più: bisogna cominciare a parlare di creato e costruito in Italia».
Il fatto è che, se partiamo da un modello economica per il quale la prima preoccupazione è risparmiare sui costi per arrivare poi a un modello politico e quindi culturale, magari si guadagna tanto ma non si aiuta la crescita del Paese. E’ il modello culturale, invece, che deve ispirare il modello politico e successivamente quello economico.
Poi, lo sguardo alla sostenibilità e agli inganni di questa parola perché ormai nel settore della moda si parla di abiti realizzati con materiali ecosostenibili, ma la sostenibilità non passa solo dai materiali ma anche dalla durata e se ogni anno si presentano cinque o sei collezioni la moda non è sostenibile.
Quindi, l’auto e la nuova mobilità, con l’attenzione rivolta alla guida autonoma, ormai pronta, ma le strade e le leggi non ne permettono l’utilizzo perché il rischio di imprevisti è ancora troppo alto. Allora serve pensare alla possibilità di guida autonoma su piccoli percorsi o su percorsi stabili, magari attrezzando le autostrade per consentire quella velocità costante che significa risparmio energetico. Il nuovo ponte di Renzo Piano su Genova poteva essere il primo in Europa attrezzato digitalmente, De Silvia lo ha scritto all’architetto ma non se ne è fatto nulla e «abbiamo perso un’occasione.». Ed è naturalmente da rivedere tutta la viabilità urbana (le piste ciclabili, la velocità ridotta delle auto, gli spostamenti concentrati sulle rotaie di metropolitane ma anche di tram inventandosi nuovi mezzi come una provocatoria seggiovia alpina portata in pianura).
Il problema – ha detto ancora – è che l’auto oggi rincorre ancora troppo il marketing.
Infine, la tavola rotonda con la partecipazione di Giovanni Chighine (Acsm-Agam), Giorgio Gamberini (Italdesign), Stefano Covino (Semina), Marco Frey (Fondazioone Global Impact), Giovanni Perrone (Acel Energie). E, appunto, con il botto di De Silva sulle auto elettriche.
D.C.
© www.leccoonline.com - Il primo network di informazione online della provincia di Lecco