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Scritto Martedì 10 novembre 2020 alle 16:49

Varenna: scontro mortale tra due moto nel 2017, dalla Polstrada ricostruzione opposta al testimone oculare

Una foto scattata il giorno dell'incidente mortale
Saranno le conclusioni dei consulenti tecnici a dare una svolta al processo che si sta celebrando al cospetto del giudice Giulia Barazzetta per la morte di Massimo Pozzi, il 45enne di Inverigo che il 16 aprile del 2017 - il giorno di Pasqua - sulla strada provinciale 72 all'altezza di Varenna è deceduto a seguito di uno schianto tra la sua moto e un'altra due ruote guidata da un 65enne di Lecco, L.M., ora al banco degli imputati con l'accusa di omicidio stradale.
Se infatti nell'udienza precedente, svoltasi lo scorso settembre, l'unico testimone oculare del tragico incidente ha indicato - a dispetto delle dichiarazioni rese, all'epoca, "sotto shock" - come il "colpevole" dello schianto proprio il centauro che ha poi perso la vita che, proveniente da Colico in sella alla sua Ducati, avrebbe invaso la corsia della Bmw dell'imputato, che sopraggiungeva da Lierna, quest'oggi l'ispettore De Angelis della Polstrada di Lecco intervenuto sul luogo del sinistro ha dichiarato l'esatto opposto. Rispondendo alle domande del Vpo d'udienza Pietro Bassi, l'operante ha descritto con dovizia di particolari la scena che si è trovato dinnanzi una volta giunto sul posto per effettuare i rilievi del caso: le due moto riverse a terra, con la Ducati che si trovava a metà della sua corsia di pertinenza e la Bmw a cavallo della linea di mezzeria, L.M., già portato via dai soccorsi e il Pozzi a terra privo di vita, le macchie di olio e di liquido di raffreddamento sparsi sulla strada, insieme ai detriti dell'impatto e al sangue dei due sfortunati bikers. Secondo la sua ricostruzione, formulata osservando i liquidi persi dalle due moto nell'impatto, non ci sarebbero dubbi: è stata la Bmw dell'imputato - difeso dagli avvocati Stefano Pelizzari e Anita Discacciati - che, effettuando un sorpasso, si sarebbe schiantata sul Ducatista, nonostante quest'ultimo stesse viaggiando ad una velocità molto più sostenuta rispetto al primo. "Le due moto hanno impattato entrambe sul lato sinistro, nell'immediatezza della linea di mezzeria, poco più dentro la corsia della Ducati di Pozzi" ha detto l'ispettore, parlando anche dei resti organici trovati, a riprova di ciò.
Il ducatista - i cui familiari sono già stati risarciti e, per questo motivo, non si sono costituiti - impattando con il 65enne di Lecco, sarebbe poi finito con tutta la sua moto contro il muretto a lato della strada, dove si sarebbe rotto, nell'impatto, almeno una o due vertebre del rachide cervicale.
Su specifica domanda posta dal giudice Barazzetta in merito alla possibile veridicità delle dichiarazioni rese dall'unico testimone oculare nella precedente udienza, l'ispettore De Angelis non ha potuto escludere al 100% la versione del giovane: "non mi torna sulla base dei rilievi fatti da noi" ha detto il teste, "ma non posso escluderla, potrebbe essere successo qualcosa che non ha lasciato tracce".
Ora si attende la prossima udienza, fissata per il 2 febbraio 2021, per stabilire se e in che modo ci sono state delle responsabilità in capo all'imputato: in quell'occasione infatti interverranno i consulenti tecnici della Procura e della difesa, che, si spera, scioglieranno ogni dubbio.
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B.F.
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