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Scritto Mercoledì 18 novembre 2020 alle 17:48

Monte Marenzo: svuotò il conto di 'amico' nel frattempo deceduto, 29enne condannato a 2 anni e 2 mesi per truffa aggravata

L'accesso al tribunale di Lecco
In punto di morte, con il fisico ormai debilitato e gli occhi carichi di lacrime, aveva trovato il coraggio di rompere il muro di reticenza che si era costruito attorno, essendo persona molto riservata, confessando alla sorella di aver aderito ad un presunto piano di investimenti per incrementare il proprio patrimonio, trovandosi invece il conto corrente “alleggerito”, senza aver nemmeno accesso all'auto nuova che gli era stata promessa da chi lo aveva trascinato nella spirale del presunto “affare”. 90.000 euro la somma in ballo, i risparmi di un vita di un 50enne che, fino alla chiusura dell'azienda, aveva prestato servizio alle Trafilerie Brambilla di Calolziocorte, conducendo un'esistenza come tante, tra lavoro, famiglia e gli amici del bar. Proprio tra quest'ultimi – come confermato anche da una testimone di parte civile escussa quest'oggi prima della chiusura dell'istruttoria dibattimentale – figurava anche M.A., classe 1991, mai nemmeno entrato in contatto con l'avvocato assegnatogli d'ufficio, finito a processo per truffa aggravata nei confronti dell'uomo, residente a Monte Marenzo, deceduto nel 2016. A chiedere giustizia, nel suo ricordo, gli anziani genitori e la sorella, che, assistiti dall'avvocato Francesco Anzaldi, hanno voluto presenziare personalmente al processo per truffa aggravata intento nei confronti del 29enne. Un processo nel quale, oltre ai movimenti operati sui conti dell'operaio, da tutti descritto come una persona buona, si è cercato di far luce anche sulla morte dell'uomo, spirato ufficialmente per arresto cardio-respiratorio sopraggiunto in un quadro clinico complicato, in presenza di una marcata cirrosi epatica aggravatasi – a giudizio dei famigliari – dopo che il 50enne, in due distinte occasioni, sarebbe stato indotto forse da terze persone a bere.
A fronte di una richiesta di condanna a 12 mesi avanzata dalla Procura – con il Pubblico ministero Andrea Figoni quest'oggi sostituito dal collega Mattia Mascaro – il giudice monocratico Nora Lisa Passoni nel tardo pomeriggio odierno nel dare lettura del dispositivo della sentenza ha più che raddoppiato la pena, innalzata a 2 anni e 2 mesi, riconoscendo altresì alla famiglia della vittima un risarcimento quantificato in 101.000 euro. Assente, come del resto alla prima udienza celebrata nei mesi scorsi M.A., mai di fatto intervenuto nel procedimento. Già annunciato – per dovere – l'appello dal parte dell'avvocato Agnese Massaro, sua legale d'ufficio.

A.M.
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