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Scritto Venerdì 20 novembre 2020 alle 14:27

Investe nella 'terra di mezzo tra Vercurago e Calolzio' ma il suo centro è costretto allo stop. La protesta civile del dott. Albergoni

Domenico Albergoni
La sua è una protesta civile. Senza alcun intento polemico. O politico. Anche se effettivamente ieri ha tenuto a incontrare l'assessore Luca Caremi di Calolzio per lasciare traccia della sua testimonianza da medico-imprenditore, come già fatto del resto anche la settimana scorsa con l'amministrazione di Vercurago, dove la sua attività ha sede, a ridosso del confine con l'altra municipalità, in quella che lui stesso chiama "la terra di mezzo". Domenico Albergoni è l'ideato e il fondatore di una "catena" di centri che portano avanti un "progetto di educazione al movimento e di attenzione alla persona". Quella che ha aperto cinque anni fa in via Piave, "un posto dove si lascia la macchina per prendere la ciclabile o andare all'oratorio del Pascolo, dove gli autobus vengono rimessati e dove la vecchia fabbrica abbandonata della Pirelli fa capolino dietro le piante e gli arbusti cresciuti in riva alla Gallavesa", all'occhio distratto di qualcuno potrebbe sembrare come una "banale" palestra. E' invece - sostiene il professionista, con natali umili in Val Brembana e sbarcato in Val San Martino condizionato dalla consorte calolziese - un ambiente dove, con attività di gruppo o individuali, attraverso gli attrezzi ma anche alla possibilità di fruire di massaggi, bio-sauna, osteopata e nutrizionista - "si impara a conoscersi e a conoscere e combattere i meccanisi con cui il corpo si intossica, si infiamma e si ammala. Si tratta perciò di un percorso educativo a 360°, che pone come obiettivo principale il benessere della persona e la prevenzione contro malattie che spesso nascono da cattive abitudini alimentari, stress, inquinamento, nonchè dall'impossibilità di espellere dannose tossine dall'organismo". E qui si arriva al punto di rottura. Dopo aver investito in un contesto "dove pochi avrebbero e hanno investito", dopo aver toccato 1.500 persone di ogni estrazione in un lustro di presenza in Val San Martino e sopratutto mentre ancora sta lavorando per ampliare la proposta, immaginando addirittura la realizzazione - tramite l'apporto di due finanziatori già individuati - di una piscina al servizio della collettività con laboratori "futuristici" per promuovere una corretta alimentazione partendo dalla diagnostica, veder il proprio centro bloccato per "regioni sanitarie porta alla "protesta civile".
"Da anni sostengo che "il movimento è salute"  e da anni osservo e riscontro, certo non solo io, risultati tangibili. Le persone che hanno seguito e seguono i percorsi educativi al movimento che ho proposto e che prongo stanno bene. E si sentono bene e si sono sentiti bene anche in questo periodo di covid. Nessuno si è contagiato venendo in palestra quando abbiamoa avuto la possibilità di riaprire tra giugno e settembre; nessuno di coloro che a marzo/aprile ed anche ora è venuto in contatto con il virus ha subito sintomi gravi, nessuno è stato ricoverato in ospedale. Per nessuno lo Stato ha dovuto spendere risorse, umane e finanziarie, per recuperaree la piena salute. Quello che offro è un percorso di educazione al movimento, di attenzione alla persona e di prevenzione: il risultato tangibile è che con un'iniziativa totalmente privata, questo percorso diventa un servizio pubblico di tutela della salute delle persone. Le persone di questo territorio lo hanno capito: al punto di cercare quel servizio nella terra di mezzo tra Vercurago e Calolzio anche ora che, per decisione di altri, non può più essere offerto perchè addirittura additato come "dannoso". Il 2 Novembre avrei dovuto inaugurare sempre lì un altro centro, Med I Care, che si affiancherà a Med in Fit, con una proposta in forma medico-specialistica. Le recenti disposizioni governative non lo hanno permesso, frustrando e mettendo a rischio il nuovo investimento che ho fatto su e per questo territorio. Io sono un testardo bergamasco e vado avanti comunque. Da buon cittadino rispetto le regole che mi vengono date e aspetterò di poter riaprire quando sarà finito questo periodo di lockdown che ci viene imposta. E anzi, rilancerò con nuovi progetti ancora più ambiziosi. Non chiedo nulla a voi e alla politica - si legge ancora nella missiva fatta protocollare da Albergoni presso i due Comuni - se non di portare la mia testimonianza e la mia protesta civile, per delle regole che non posso condividere. In questo momento di pandemia, in cui c'è un virus che va combattuto con le poche e limitate risorse che ci sono, la chiusura di centri come Med in Fit o Med I Care di fatto toglie risorse prezione di prevenzione, scelte e ricercate dai cittadini, che tutelano la salute senza costi per il pubblico; risorse di iniziativa provata ma di impatto positivo pubblico che le istituzioni non vedono o perlomeno non considerano. Si tratta di una scelta miope, presa senza tenere conto degli investimenti fatti e dei risultati ottenuti in questo campo della "medicina del movimento", per dare la precedenza ad una modalità esclusivamente farmacologica di combattere il malessere o le patologie delle persone, con costi elevatissimi per la collettività e risultati perarltro non sempre all'altezza delle aspettative".
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