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Scritto Mercoledì 25 novembre 2020 alle 17:45

Lecco: violenza fisica, psicologica e i segnali per prevenirla nell'incontro con gli studenti

Attenzione anche ai piccoli segnali, a quelli che possono non sembrare violenza e che invece magari della violenza sono preludio. Una sorta di vademecum per le giovani e non solo (coinvolti anche i ragazzi, «protagonisti importanti»), quello offerto ieri dall'incontro "Il silenzio colpevole" promosso dall'Informagiovani di Lecco in collaborazione con l'Istituto scolastico Greppi di Monticello, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne, svoltosi via internet e che ha visto davanti agli schermi del proprio computer circa seicento persone.

Stefania Cusatis della Questura di Lecco

I segnali ai quali occorre prestare attenzione, dunque: il controllo del telefono e il controllo delle spese, le proibizioni di incontrare qualcuno o di uscire con le amiche, anche uno spintone giustificato con uno stato di abbrezza passeggero, le urla in caso di litigio, la sopraffazione psicologia e anche la gelosia non è necessariamente testimonianza d'amore.

Elisa Sardi dell'Informagiovani

Si tratta di alcuni dei consigli offerti ai ragazzi. Dopo l'introduzione di Luca Pedrazzoli ed Elisa Sardi dell'Informagiovani, ne hanno parlato Carmela Pontrelli, docente dell'istituto Greppi e avvocato, Stefania Cusatis della Questura lecchese, Maria Grazia Zanetti di Telefono donna Lecco e Marinella Pulici dell'associazione "L'altra metà del cielo" di Merate. Un saluto è arrivato anche dall'assessore comunale lecchese ai Servizi sociali Alessandra Durante che ha sottolineato appunto la necessità da parte dei giovani di riconoscere i comportamenti violenti prima che questi sfocino nella violenza fisica.

Carmela Pontrelli, docente dell'istituto Greppi

Perché non c'è solo la violenza fisica - ha aggiunto Pontrelli - ma anche quella psicologica forse più pericolosa perché difficilmente si riconosce, passando come passa attraverso forme di controllo, insulti, ricatti come la stessa minaccia di suicidarsi nel caso si debba essere lasciati, le forme di ossessione che vanno sotto il nome di stalking e che finalmente sono diventate un reato specifico.

Maria Grazia Zanetti di Telefono donna

Ma spesso, una ragazza, una donna, si trovano sole davanti alla propria paura, perché magari anche la famiglia non l'appoggia («cosa deve dire la gente» è l'obiezione) e le forze dell'ordine - è stata un'obiezione avanzata ai relatori - non sembrano essere attente (citato l'episodio di una donna che ha bussato alla caserma dei carabinieri per denunciare il marito violento e si è sentita chiedere se ci avesse pensato bene). Ma è comunque necessario rompere il silenzio e parlare: confidarsi con un'amica, un insegnante, con il medico di famiglia. Da parte sua, Cusatis ha assicurato che tutte le segnalazioni vengono prese in considerazioni e approfondite, l'eventuale "pensarci bene" è solo dovuto al fatto che un procedimento giudiziario è un percorso lungo e faticoso. E del resto - ha sottolineato Zanetti - se una denuncia può essere importante per mettere un punto fermo, noi non spingiamo le donne che ci contattano a sporgere denuncia, perché sappiamo i problemi e le difficoltà psicologiche che ci sono.

Marinella Pulici di L'Altra Metà del Cielo

Alla fine si è parlato di revenge porn, sollecitato dalle domande giunte dalla platea dei partecipanti proprio a proposito del caso torinese di una maestra licenziata perché l'ex fidanzato ne aveva diffuso via cellulare le immagini intime: «Doppiamente vittima - ha detto Pulici -. Vittima di revenge pron e per di più licenziata. Fosse successo a un maschio, sarebbe finito tutto in una risata».
Ed è stata ancora Cusatis a mettere in guardia i giovani: «Spesso, molti ragazzi non si rendono conto di quello che fanno. Vengono scoperti, portati in questura e si difendono dicendo che era solo un gioco, poi scoppiano a piangere. Ragazzi, sappiate che si tratta di un reato e come tale punibile»., Non un gioco innocente, dunque.

Luca Pedrazzoli dell'Informagiovani

Infine l'invito a rivolgersi alle istituzioni e alle associazioni che, nella nostra provincia, hanno costituito una solida rete in grado di intervenire. Due numeri telefonici: 0341.363.484 (Telefono donna Lecco) e 039. 990.0678 (L'altra metà del cielo di Merate) con un centralino in funzione 24 ore su 24.
D.C.
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