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Scritto Venerdì 27 novembre 2020 alle 12:02

PAROLE CHE PARLANO: la nuova rubrica del venerdì a cura dello scrittore lecchese Dino Ticli

Dino Ticli
Inizia oggi una rubrica curata dallo scrittore lecchese Dino Ticli per valorizzare e conoscere la lingua italiana, cioè delle genti del bel paese là dove 'l sì suona, come diceva Dante.
Con un appuntamento settimanale, scopriremo che le parole parlano, hanno cioè una loro storia che si svolge nel tempo: nascono, si modificano tra eventi e incontri, per giungere fino a noi con un grosso bagaglio sulle spalle. È affascinante e arricchente scoprire quanto le parole gettino luce sulla nostra cultura.
Per questo non bisognerebbe usarle svilendole. Tuttavia le parole ci permettono sia una comunicazione ricca e raffinata, sia una più terra terra, più quotidiana, più popolare. Nessuno pensi però che la prima debba predominare sulla seconda perché risulteremmo ridicoli se parlassimo in modo ricercato davanti a una bancarella al mercato, così come lo saremmo se parlassimo con un registro basso durante una conferenza o alla presentazione della tesi di laurea.

Ecco la prima parola. Quella decisamente del momento.
Le prossime saranno pubblicate nel box sulla destra dalle home "Le parole parlano", con aggiornamento ogni venerdì.


Virus: Cicerone o Shakespeare?

Dobbiamo pronunciare virus o, all’inglese, vairus? Non è una domanda retorica, infatti, forse anche perché ci fa sentire più internazionali, ci siamo abituati a pronunciare all’inglese parole di derivazione latina come media (pr. ingl. midia), plus (pr. ingl. plas), tutor (pr. ingl. tiutor), junior (pr. ingl. giunior), summit (pr. ingl. sammit) ecc. mescolando tutto in una sorta di “inglesorum”.
Precisiamo subito che il 65% dei termini inglesi ha proprio origine nell’antica Roma, e che parole che reputiamo del tutto inglesi come computer, video, audio, client, digit, usate soprattutto in ambito informatico, derivano dai termini latini computare, videre, audire, cliens, digitus.
Detto questo, è necessario aggiungere che molte parole latine stanno tornando a noi dopo aver viaggiato per il mondo grazie all’inglese, ormai lingua veicolare globale.
Quindi non sarebbe così fuori luogo se usassimo l’anglosassone, tuttavia pronunciarle come avrebbe fatto Cicerone ci permetterebbe di non dimenticare la loro e le nostre origini.
Allora? Media, plus, tutor ecc. ma soprattutto virus, termine che deriva tale e quale dal latino e significa umore, succo, ma anche veleno: niente di più appropriato per definire oggetti biologici così piccoli, la cui unica possibilità di esistere e riprodursi è quella di aggredire gli esseri viventi, causando gravi danni o addirittura la morte, proprio come un veleno.
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