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Scritto Lunedì 30 novembre 2020 alle 08:48

Il PD con Livia Turco omaggia Nilde Iotti, a 100 anni dalla nascita, pensando all'oggi

Ricordo di Nilde Iotti, la parlamentare comunista morta nel 1999 e della quale quest’anno ricorre il centenario della nascita. L’occasione è stata organizzata dai circoli del Pd di Bellano-Dervio e Morbegno (rappresentati rispettivamente da Andrea Nogara e Federico Gusmeroli), in diretta facebook con Livia Turco, anch’ella ex parlamentare oltre che ex ministra della solidarietà sociale nel primo governo Prodi.

Nilde Iotti

Una donna, Nilde Iotti, che ha avuto una grande importanza nelle battaglie per l’emancipazione femminile, fin dalla Resistenza nell’impegno con i gruppi di difesa della donna.
Figlia di Alberta Vizzani (casalinga) e di Egidio Iotti (ferroviere socialista, licenziato per il suo impegno antifascista), la giovane Nilde, Leonilde all’anagrafe, paradossalmente crebbe in ambienti cattolici. Quando venne il momento di andare a scuola, infatti, il padre decise fossero meglio le aule dei preti che quelle pubbliche plasmate interamente dalla pedagogia fascista. E così studiò fino al diploma magistrale in scuole cattoliche, mentre frequentava l’oratorio parrocchiale e il circolo femminile dell’Azione Cattolica, ma anche per gli studi in Lettere si iscrisse all’Università Cattolica di Milano, quella di padre Agostino Gemelli, non propriamente un progressista, ma che fece uno strappo al regolamento perché la giovane Nilde potesse beneficare di una borsa di studio, nonostante i genitori fossero sposati soltanto civilmente.
Poi venne la Resistenza, appunto l’impegno con in Gruppi di difesa della donna, la scelta definitiva del Pci «per capire la quale – ha detto Turco – occorre pensare non solo all’impegno antifascista ma anche all’importanza che ebbero i discorsi da Radio Londra di “Ercoli” (il nome  di battaglia di Palmiro Togliatti al quale fu poi legata da una “scandalosa” storia d’amore) o quello celeberrimo di Salerno che fu uno spartiacque nella storia del Pci. Finita la guerra, ci fu l’impegno nella Costituente – fu una delle 27 donne elette all’assemblea che stilò la legge fondamentale dello Stato) e la battaglia per il voto alle donne che, se vedeva i grandi leader (lo stesso Togliatti e poi De Gasperi e Nenni) d’accordo, doveva fare i conti con le molte diffidenze di buona parte dell’elettorato maschile, compreso quello comunista.
Con la Repubblica, l’ingresso alla Camera dei deputati che nell’ottava legislatura (1979-1983) la vide nel ruolo di presidente, prima volta di una donna sullo scranno più alto di Montecitorio.
Durante i suoi molti anni da parlamentare – ha ricordato ancora Livia Turco – il legame di Nilde Iotti con il mondo femminile restò molto forte, manifestandosi anche nelle battaglia per l’emancipazione della lavoratrici e per la parità salariale, soprattutto nel settore agricolo: le mondine, le tabacchine, le braccianti, nonostante la fatica massacrante, erano pagate il 40% in meno maschi.

Da presidente della Camera, «una presidente autorevole», Livia Turco, tra le altre iniziative, ha ricordato la decisione di aprire a tutti la Biblioteca della Camera, memore degli sproni paterni: «Studia, Nilde, perché i borghesi hanno le competenze…». E’ infatti proprio sulla necessità delle competenze che Iotti insistette sempre: «E’ la grande eredità che ci ha lasciato: dare importanza alla competenza senza per questo allontanarsi dalla dimensione popolare. Perché bisogna essere brave ed esserne anche consapevoli, rifuggendo la timidezza e facendo valere la propria bravura. Tenendo però presente che il talento individuale non basta se non si è all’interno di un gioco di squadra, di una forza collettiva». Infatti, «Nilde Iotti fu battagliera anche nel Pci, molte volte in disaccordo con le scelte di Enrico Berlinguer, ma non fu una figura solitaria. Fu una grande personalità ma all’interno della storia del partito». Con tante discussioni e tentennamenti, ma anche molte opportunità: Livia Turco ha ricordato come furono due parlamentari comuniste a promuovere le prime grandi leggi per la donna nella storia repubblicana: Teresa Noce proprio sulla questione della parità salariale e Tina Merlin con l’abolizione delle “case chiuse”. La stessa Iotti fu tra coloro che all’epoca dell’introduzione della legge sul divorzio spinse il Pci a non avere timori, mentre grande fu anche l’impegno per quella riforma del codice che arrivò soltanto nel 1996, quando finalmente lo stupro venne considerato delitto contro la persona e non contro la morale.
E poi c’è la questione del rapporto con Palmito Togliatti: lui aveva 27 anni più di lei, era sposato con un’altra figura storica del Pci, Rita Montagnana, ed era padre di un figlio.
«Su questo molto è stato detto – ha proseguito l’ex ministra - arrivando fino alla volgarità, quando ai tempi dei ritrovi con le “olgettine”, ci fu chi volle paragonare le storie di sesso, denaro e potere di Berlusconi con il legame tra Iotti e Togliatti, che fu invece una grande storia d’amore». Storia la quale ha alimentato altri luoghi comuni e stereotipi, quali appunto la folgorante carriera politica grazie al suo rapporto con il “capo”. Quando invece, questo rapporto le creava problemi tra i dirigenti e la stessa base del partito: «Si consideri che i compagni di Reggio Emilia non accettarono quel legame e non la votarono quando si candidò alla Camera: fu così eletta in un altro collegio. E anche al momento di entrare nel Comitato centrale del partito, fu la meno votata per lo stesso motivo».
Mentre per la legge italiana – allora come oggi – lei per Togliatti non era nessuno: quando, nel 1948, il “Migliore” si trovava in ospedale per le ferite riportate in un attentato, «Nilde Iotti non fu inizialmente ammessa al suo capezzale. Fu lui che la chiamò rendendo così pubblica la loro relazione che appunto provocò un grosso scandalo». La storia durò fino alla morte di Togliatti, nel 1964, dopo di che lei non ebbe legami sentimentali con nessun altro più.

Pensando che di fronte alle emergenze di oggi Nilde Iotti «avrebbe reagito come un guerriero», l’incontro si è concluso parlando di femminicidi e della questione della pandemia.
In quanto alla violenza delle donne, Livia Turco ha ricordato come le leggi in Italia esistano «ma manchino gli strumenti concreti per intervenire», sottolineando però come sia necessaria anche una presa di coscienza da parte degli uomini «affinché escano da una “concezione proprietaria”, così come noi donne negli anni Settanta abbiamo fatto autocoscienza, per mettere in discussione il nostro mondo interiore e per superare una vecchia concezione del vivere femminile. E’ quindi opportuno un grande dibattito pubblico in cui gli uomini siano protagonisti».
Infine, la pandemia: «Abbiamo pagato il definanziamento della sanità pubblica e i mancati investimenti sul personale. Una politica che ha visto la Regione Lombardia in prima fila: quando ero ministra, la Lombardia era una mia controparte nelle occasioni in cui si discuteva di investimenti sulla sanità pubblica».
D.C.
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