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Scritto Sabato 05 dicembre 2020 alle 18:25

Vaccino antinfluenzale: Federfarma Lecco in aperta polemica con Regione. Braguti: le dosi non arriveranno. Ecco il perchè

Il presidente di Federfarma Lecco
dr. Andrea Braguti
Il vaccino antinfluenzale non si potrà acquistare in farmacia. Lo rende noto, attraverso un avviso affisso in questi giorni in diversi esercizi del territorio, Federfarma Lecco, l'associazione che rappresenta i titolari di queste attività, in evidente polemica con il governatore Fontana.
''Il tuo farmacista, che insieme a te ha aspettato inutilmente il vaccino antinfluenzale, ti comunica con tristezza, rammarico e rabbia che il vaccino non arriverà più perché Regione Lombardia non ha avuto la capacità di metterlo a disposizione della popolazione attiva attraverso la distribuzione delle farmacie''. Questo è il messaggio dell'associazione che a partire da ieri è stato affisso sulle vetrine di molti esercizi. Chiaro, preciso ma con il sapore della beffa, soprattutto in quest'anno segnato dalla pandemia in cui si avverte in maniera maggiore la necessità di ricevere un vaccino contro l'influenza stagionale da parte di una fetta di popolazione più giovane che, in questo modo, vuole preservare le categorie di anziani, come genitori e nonni.
Il presidente di Federfarma Lecco, dr.Andrea Braguti ci ha aiutato a comprendere quanto sta accadendo. ''Nella conferenza Stato-Regioni con il ministero della Salute, dopo varie trattative, Federfarma nazionale aveva chiesto di poter ottenere il 10% dei vaccini: su una media 15-17 milioni, si trattava di qualcosa in più di un milione e mezzo di dosi''.
Numeri, però, che non sono in linea con la realtà. Tradotto su scala regionale, significa che, a fronte delle 250.000 dosi previste per l'intera Lombardia, sarebbero state destinate per ciascuna delle circa 20.000 farmacie, più o meno 12 dosi. Un pò poco se si considera che, negli anni precedenti, ciascuna attività poteva disporre di numeri di gran lunga superiori, che variavano tra le 50 e le 100 dosi.
''Nonostante la lunga trattativa tra la direzione welfare e Federfarma, stante le gare deserte, hanno fanno mancare quasi un milione di dosi. Precisiamo che Regione Lombardia, che avrebbe dovuto riservare le dosi per le farmacie del territorio, qualche problema con le gare lo ha avuto: qualche giorno fa, la dodicesima gara è andata deserta'' ha sottolineato il farmacista, con attività in viale Turati a Lecco. Nessun fornitore ha infatti preso parte alla gara di Aria (Azienda Regionale per l'innovazione e gli Acquisti), la centrale nata lo scorso anno per gestire i bandi di acquisto di Regione Lombardia: intanto, i prezzi si gonfiano con sbalzi dai 5 euro ai 27 euro a dose.
La situazione è generalizzata e riguarda pressoché tutto lo Stivale: ad eccezione di Lazio ed Emilia Romagna dove le farmacie hanno potuto distribuire il vicino, nelle altre regioni, non sono arrivati oppure sono in quantità talmente esigue da risultare insufficienti a soddisfare le richieste dei clienti. In Veneto e Piemonte, ad esempio, le farmacie, stante i numeri, hanno deciso di rinunciare alle dosi che erano state loro riservate.
Il cartello proposto da Federfarma comparso in diverse farmacie del territorio
''Quest'anno il consumo medio di un vaccino per una farmacia non è paragonabile a quello degli anni scorsi - ha precisato Braguti - Avevamo bisogno di maggiore fornitura sul territorio, da destinare sia a chi non voleva aspettare i tempi degli uffici pubblici sia a chi non poteva permettersi di sostenere una spesa presso centri privati''.
In effetti nella questione c'è un altro punto da sottolineare: a differenza di quanto accade nelle farmacie, presso centri di sanità privata è possibile reperire il vaccino, che viene acquistato all'estero. Com'è possibile? ''Il problema dell'importazione si basa sulla somministrazione - ha spiegato il dotto Braguti - Le farmacie possono vendere vaccini registrati annualmente dall'agenzia italiana del farmaco (Aifa). Le strutture private invece, potendo somministrarlo, riescono a recuperarlo tramite un'importazione parallela che ha la validazione dell'EMA (agenzia europea per i medicinali)".
La struttura privata, oltre alla dose, mette a disposizione il personale in grado di inocularla: intanto il prezzo si dilata. Tuttavia, al momento, il vaccino è di difficile reperibilità persino in questi centri privati. Abbiamo provato a interpellarne alcuni: c'è chi non li somministra, chi non è riuscito a reperirli e chi, invece, ha programmato la somministrazione ai pazienti che erano in lista di attesa. Ci si potrebbe aggiungere in vista del nuovo riordino della società, ma non viene data nessuna garanzia sulle consegne. Il costo si aggira intorno ai 60 euro.
Il problema, secondo il presidente di Federfarma Lecco, è anche un altro. "Il fatto che si sia sancita per noi farmacisti una quantità zero diventa una delusione ulteriore perché, alla fine, nel momento in cui ci tagliano fuori, il nostro ruolo sanitario perde specificità. Il problema non è di natura economica. Il fatto di tranquillizzare le persone, rassicurarle, consegnare i farmaci, compatibilmente con le disponibilità come avevamo già fatto per le mascherine, era una peculiarità nostra. Teniamo anche conto che c'è stata una raccomandazione spinta dal ministero della sanità sul fatto che fosse importante vaccinarsi. Noi invece ne usciamo con le ossa rotte. Ci restano solo amarezza e delusione".
M.Mau.
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