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Scritto Mercoledì 16 dicembre 2020 alle 16:13

Mandello: anziana racconta in aula il raggiro subito da un napoletano, a giudizio per truffa

"Questi non si rendono conto del male che fanno: uccidono moralmente le persone". Ha suscitato tenerezza quest'oggi in Tribunale la testimonianza resa da un'anziana mandellese, classe 1937, vittima, nel luglio 2018, di una vile truffa. Banale il copione, non nuovo alle cronache: suona il telefono di casa (nel caso specifico poco dopo che la donna si era coricata post pranzo), dall'altro capo un sedicente avvocato che riferisce alla signora che il figlio si è reso responsabile di un incidente, investendo un giovane, passandole altresì un maresciallo dei Carabinieri a riprova del fatto di trovarsi in Caserma e di necessitare di denaro per risarcire la vittima del sinistro e far rilasciare l'arrestato. E ovviamente i soldi servono subito. In assenza di contanti, va bene anche l'oro. Sarà preso in pegno, nell'attesa di metter insieme il gruzzoletto necessario. E' l'avvocato stesso a presentarsi sull'uscio di casa della truffata: le fa consegnare i ricordi di una vita. E via. Il gioco è fatto. Un gioco che ferisce, come sottolineato in Aula, al cospetto del giudice Nora Lisa Passoni, dall'83enne: pur avendo contezza di altri episodi simili subiti da suoi coetanei, ha ammesso commossa di non aver capito più nulla quando è toccato lei, incalzata dalla voce suadente di chi le parlava al telefono e la invitava a stare calma mentre l'agitazione saliva. "Sono andata in tilt. Sono vedova, i miei figli sono tutto per me" ha riferito quasi a voler giustificare lo scivolone commesso consegnando i propri umili preziosi allo sconosciuto che le ha poi suonato il campanello. "Ero talmente frastornata: avevo in mente solo che dovevo fare qualcosa per mio figlio" ha detto elencando il bottino messo assieme dal truffatore con un bracciale e un orologio, doni del marito defunto, una medaglia appartenuta proprio al coniuge e altre "cosine che per me avevano un valore perchè rappresentavano ricordi". Al banco degli imputati - solo idealmente non essendo presente - un giovanotto napoletano, Gennaro V., classe 1985, riconosciuto dalla mandellese attraverso l'album fotografico che le è stato mostrato. E lo stesso parrebbero aver fatto altre due vittime, in quel di Sondrio, città da dove sono partiti gli accertamenti alla base del fascicolo aperto in Procura a Lecco a carico del partenopeo. A raccontarlo l'ispettore di Polizia che si è occupato dalle indagine, originate proprio da due truffe (una a segno e una solo tentata) avvenute con il medesimo modus operandi il 24 e il 27 luglio 2018 nel capoluogo montano. Verificando le auto in entrata e in uscita dai varchi stradali sondriesi, le divise hanno posto l'attenzione - dopo attento lavoro di scrematura - su una Peugeot 2008 presa a nolo a Napoli da una donna risultata collegata a Gennaro V., con precedenti specifici per raggiri commessi nello stesso modo denunciato dalle due signore che per prime si sono rivolte alle forze dell'ordine. Attraverso i dati delle celle telefoniche dell'utenza in uso all'indagato, sono stati poi mappati i suoi spostamenti "al Nord", ricollegandolo all'episodio di Mandello e ad altro fattaccio identico a Garlasco (Pavia). L'epilogo della vicenda processuale, per quanto avviene la truffa lecchese, è previsto per il prossimo 19 gennaio.
A.M.
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