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Scritto Domenica 10 gennaio 2021 alle 10:25

Castello: messa in suffragio di Luigi Buizza. I ricordi degli amici, tra la scuola e lo scoutismo

“Ha lasciato una traccia profonda e indelebile, è stato punto di riferimento, testimone di fede e di valori vissuti, di una scelta educativa a favore dei giovani, la sofferenza personale messa al servizio degli altri”. È con queste parole che Giorgio Buizza, agronomo conosciuto nel lecchese e già direttore del parco di Monza, ha aperto la celebrazione a suffragio del compianto fratello.
È stata la parrocchiale del quartiere di Castello ad ospitare la funzione organizzata dopo mezzo secolo dalla prematura scomparsa di Luigi Buizza, ad accogliere tutti coloro che hanno deciso, dopo cinquant’anni, di riunirsi per questo ricordo corale.

Giorgio Buizza

Ed è proprio partendo dalla decisione di ritrovarsi che il fratello Giorgio ha deciso di rivolgersi ai presenti: “Ritrovarsi per stare distanti, cinquant’anni trascorsi, che senso ha? Quelli che hanno conosciuto Luigi hanno almeno settant’anni e sono sempre meno […] Ognuno di voi, che è qui, si è dato una risposta: il nostro incontro va oltre gli anni che passano e i ricordi che sfuggono, Luigi è con noi sulla strada della vita”.
Luigi Buizza era figlio dell’ingegner Achille (conosciuto come Vincenzo), direttore generale della metallurgica Aldè - la fabbrica che era “il biglietto da visita della Lecco industriale” per dirla con Aloisio Bonfanti - e di particolare rilievo è stata la sua esperienza all’interno dello scoutismo locale, cominciata nel 1952 nel gruppo ASCI. E proprio a testimoniare quel vissuto erano presenti nel pomeriggio di ieri, dopo cinquant’anni, i compagni di una volta, dall’ex direttore dell'Unione Industriali Maurizio Crippa al dottor Giuseppe Cortona e Clemente Domenici.



Clemente Dominici


Ed è stato propio quest’ultimo a dare il via ai ricordi di coloro che, per un periodo più o meno lungo, hanno camminato insieme al compianto Buizza. È un auspicio quello che Domenici ha deciso di restituire ai presenti, ovvero che “i valori di giustizia e libertà che Luigi ha sparso nella sua vita possano continuare a germogliare in chi ha avuto la fortuna di conoscerlo”.



Maurizio Crippa

È sull’autoriflessione, invece, che Maurizio Crippa ha deciso di concentrarsi: “cinquant’anni fa Luigi ci ha lasciato un’eredità preziosa per dare un senso pieno alle nostre giovani vite; cristiano nel segno della fede e dell’amore, umano nella funzione responsabile della nostra occupazione, famigliare o di altro tipo […]. Oggi lo ricordiamo con la stessa commozione e riconoscenza che hanno accompagnato questi lunghi anni il ricordo del nostro fratello maggiore e capo clan […]; oggi questo impasto di emozioni ci chiede un esame di coscienza speciale, di pensare a tutto ciò che è successo allora, su come abbiamo vissuto, sul momento della nostra vita; rendiamo memoria a Luigi con un esame di coscienza e qualunque sia l’esito esso ci deve spronare, nel ricordo del suo nome, a vivere meglio, anche se ormai siamo un po’ vecchietti”.

Giuseppe Cortona

A chiudere il cerchio di coloro che hanno voluto condividere un ricordo pubblicamente, il dottor Giuseppe Cortona, il quale ha deciso di intrecciare la memoria di Luigi Buizza con la propria professione: “quest’oggi mi sono vaccinato contro il Covid, ma oltre al vaccino per il corpo, Papa Francesco ci dice che è necessario anche un vaccino per lo spirito. Luigi Buizza e lo scoutismo integrale che mi ha fatto vivere nella mia giovinezza ma penso anche in quella di molti è stato questo vaccino per lo spirito”.  Ma si sa, “come tutti i vaccini dopo cinquant’anni si attenua, specialmente con l’andare avanti dell’età. Allora ringrazio Giorgio e il Signore per questa celebrazione, che penso risvegli in noi questi anticopri, per mantenere la nostra fedeltà alla legge e alla promessa Scout”.



Don Vittorio Bianchi

Ad unirsi al coro dei ringraziamenti verso il fratello Giorgio, che ha voluto organizzare questo momento di ricordo corale, anche il prete che ha officiato la messa. Direttamente da Visgnola di Bellagio, dove si è trasferito nel 2019 dopo 9 anni di servizio ad Abbadia Lariana, don Vittorio Bianchi torna a Lecco per celebrare la funzione in suffragio di un amico tanto caro nel periodo delle scuole medie. Dopo la lettura del Vangelo - don Andrea Lotterio ha dato voce a una pagina di Marco, riguardante il battesimo di Gesù - don Vittorio ha intessuto un’omelia partendo dal proprio vissuto: “è nella consapevolezza di sentirsi dire dal Signore che lui ci ama che si inserisce il ricordo di Luigi: dopo tanto tempo ho trovato Giorgio che mi ha raccontato gli anni passati, ci siamo persi di vista dopo gli studi”.

Una foto scattata in terza media al Collegio Volta. Luigi è in alto, sulla destra, secondo a partire da tale posizione.
Sono riconoscibili, al centro, il rettore don Franco Longoni, poi prevosto per tanti anni a Merate,
ed il preside prof. Vittorio Calvetti, poi tre volte eletto al parlamento della Repubblica, nel 1963, 1968 e 1972.

Ed è proprio dal collegio Volta, contesto in cui i due si sono conosciuti, che don Vittorio estrae e consegna un ricordo affettuoso anche dell’amico scomparso: “nel 1951 eravamo in prima media: era una classe di studenti tutti inquadrati, intelligenti. Io ho trovato difficoltà nello studio e ci si mortificava quando non si studiava, ci rimanevo male anche perché tutti i compagni di scuola erano benestanti mentre io provenivo da una famiglia di operai della moto Guzzi”. Ed è proprio su questo, sulle differenze di classe e di provenienza sociale che la delicatezza di Luigi Buizza è stato un aiuto per don Vittorio: “quando ci chiedevano nome, cognome, figlio di e professione e io dicendo operaio mi sentivo spaesato, fuori luogo. E Luigi è stata una figura solidale, discreta, molto intelligente: mi faceva passare e mi diceva che mi avrebbe fatto conoscere sua sorella, che era maestra”.
Dopo l’esperienza delle scuole medie, i due si sono persi di vista: “dal ’53 non ci siamo più incontrati. Ho saputo della sua morte quando ero alla Diocesi di Como, dopo il funerale. L’obbligo della riconoscenza è stato costante nella mia vita: il suo sguardo solidale e il suo sorriso confortante mi hanno aiutato ed è per questo che sento il bisogno di venire a ringraziare la parrocchia, il parroco e Giorgio per questa occasione”.
Anna Airoldi
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