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Scritto Lunedì 11 gennaio 2021 alle 12:22

Calolzio, campo sintetico: alla parrocchia prestito privato da 80mila € ma ne servono 231mila

Archiviate le spese per il campanile, con l'oneroso intervento di consolidamento interamente saldato dalla parrocchia, è ora tempo di metter mano al portafogli per ripagare il "debito" contratto per il campo da calcio. E don Giancarlo non può che appellarsi ai suoi parrocchiani: "non stiamo indietro!".

Il cartellone appeso in chiesa per rendicontare sulla vendita delle zolle

231.214 euro la spesa sostenuta per il sintentico e la nuove luci, nonchè per il parcheggio dell'oratorio del centro. Una cifra non indifferente, coperta ad oggi solo in minima parte. "Per queste opere abbiamo versato finora 55.000 euro avvalendoci di un prestito privato di 80.000 euro. Quanto ci è rimasto di questo prestito, assommato alle entrate ultime della parrocchia, ci da una disposinibilità anche di 37.000 euro. Per pagare il resto del campo possiamo contare su un mutuo bancario di 150.000 euro da rendere in otto anni. Naturalmente più riusciamo a raccogliere attraverso la vendita delle zolle, meno ci indebitiamo con la banca" il ragionamento proposto dall'Arciprete. Continua così la raccolta di offerte. Domenica 31 gennaio, giorno di san Giovanni Bosco (patrono dei giovani e degli oratori) e sabato 30, dopo le Messe, i fedeli troveranno in fondo alla chiesa preposti alla vendita delle "zolle". Con una donazione si potrà contribuire a pagare - simbolicamente - un pezzettino di campo.
La parrocchia nel frattempo dice addio alla tensostruttura in uso sempre in oratorio. "Schiacciato" dal peso della neve, il tendone è collassato su se stesso nella mattinata del 28 dicembre scorso. Non verrà ripristinato. Una decisione, quella presa da don Giancarlo e dal consiglio, che di fatto ha anticipato solo di qualche mese una scelta in qualche modo obbligata: in vista della prossima estate, infatti, l'oratorio avrebbe dovuto rinnovare la richiesta biennale per la posa della tensostruttura ma i vigili del fuoco avevano già anticipato l'impossibilità a rilasciare un nuovo via libera all'utilizzo di quel materiale, a causa proprio dell'assenza di garanzie - in termini di sicurezza - in caso di calamità naturali. Da qui il definitivo, non senza dispiacere, pensionamento del tendone, ormai danneggiato.
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