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Scritto Martedì 12 gennaio 2021 alle 08:31

Tre lecchesi per riportare a NY l'America's Cup. Intervista a Giorgio Provinciali

Ci sono anche tre lecchesi nel team American Magic, la squadra che in rappresentanza del New York Yacht Club cercherà di riportare negli Stati Uniti il più ambito trofeo velico, l’America’s Cup, che si disputerà in Nuova Zelanda. Si chiamano Luca Valsecchi (di Vercurago), Paolo Motta (di Monticello Brianza) e Giorgio Provinciali, meratese trapiantato a Lecco. Proprio quest'ultimo, che in questo momento si trova ad Auckland per perfezionare la preparazione in vista dell’inizio delle regate, ci ha raccontato come si lavora per partecipare al più antico trofeo sportivo del mondo.

Giorgio Provinciali

“L’America’s Cup funziona in questo modo: c’è un team che detiene il titolo di vincitore - in questo caso il Team New Zeland che aveva conquistato la coppa nella regata delle Bermuda nel 2017 - che viene ‘sfidato’ da un altro team detto “challenger”. A partire dal 1970, quando ci fu per la prima volta più di uno sfidante, c’è una sorta di fase preliminare chiamata ‘Prada Cup’ - dal nome dell’azienda che finanzia la competizione - nella quale viene selezionato il team che sfiderà il difensore”. Questo sarà il primo appuntamento per Provinciali e tutto il team di American Magic, che vedrà il club statunitense impegnato contro gli italiani di Luna Rossa e i britannici di INEOS dal 15 gennaio fino alla fine di febbraio: il vincitore potrà sfidare il Team New Zeland nella America’s Cup di marzo.

Una gara lunga, che richiede un avvicinamento altrettanto impegnativo. “La Coppa America è una sfida tecnologica, la vela è uno sport meccanico e la preparazione si svolge in due ambiti: quello della progettazione e quello della preparazione vera e propria. Io sono ingegnere e lavoro come designer e progettista. La fase di progettazione è iniziata molto presto, ancora prima della definizione delle ‘regole di classe’, ovvero le caratteristiche che devono avere le barche per partecipare alla regata, che vengono definite dai vincitori della competizione precedente. Per questa edizione le regole sono state pubblicate nella primavera del 2018, ma il gruppo della progettazione ha iniziato a lavorare in precedenza, in Spagna a Santander, perché trattandosi di un team nuovo siamo dovuti partire da zero”. American Magic è stato infatti fondato da tre imprenditori statunitensi appassionati di vela che hanno realizzato e finanziato il team, che rappresenterà lo storico New York Yacht Club, vincitore imbattuto della coppa d’argento dalla prima edizione del 1851 fino al 1983, e che adesso vuole riconquistare il titolo.

Per raggiungere lo scopo un gruppo di ingegneri, tra i quali Provinciali, Motta e Valsecchi, guidati da Adolfo Carrau ha cominciato nell’ottobre 2017 a lavorare alla progettazione. “Una volta divenute note le regole di classe - continua il lecchese - abbiamo scelto di costruire una sorta di ‘barca laboratorio’ in scala, con la quale abbiamo cominciato a navigare con un equipaggio ridotto, includendo nel circolo della progettazione anche i velisti, un aspetto questo molto importante. Nell’estate 2018 abbiamo iniziato a navigare su un prototipo, poi abbiamo iniziato a progettare la prima delle due barche ufficiali. La prima è stata varata nel 2019, la seconda, quella con cui gareggeremo, nel 2020 qui ad Auckland, dove mi trovo da luglio insieme a un centinaio di persone del team tra ingegneri, velisti e tecnici. Questi ultimi lavorano di notte per mettere a punto gli interventi necessari per navigare di giorno. In quest’ultima fase infatti si allena la barca, l’equipaggio e si provano le manovre. Serve tantissima pratica perché i comportamenti che si hanno in mare non si riescono a simulare, l’ultimo responso viene sempre dall’acqua. I membri dell’equipaggio sono undici e deve esserci perfetta sincronia tra loro, per questo è necessario trascorrere ore in mare e serve mettere a punto i meccanismi di manovra e regolazione della barca. Il vento è variabile, aleatorio, il mare ha le onde: portare la barca a vela al cento per cento delle sue potenziali è un mestiere e un’arte”.

E questa arte ha catturato Giorgio Provinciali fin da giovane. Da sempre appassionato della vela e degli sport meccanici ha studiato ingegneria aerospaziale prima e ingegneria navale poi, in Francia, dove ha avuto modo di fare stage presso alcuni progettisti di barca a vela: “Ho cominciato ad appassionarmi di questo sport dal punto di vista ingegneristico - racconta, poi sono riuscito a cominciare a lavorare per il settore, conoscendo altri addetti ai lavori. Uno di loro, un ingegnere francese, nel 2000 è stato scelto da Luna Rossa e mi ha introdotto nel team, prima come consulente e poi con incarichi veri e propri per le coppe del 2003, del 2007 e del 2013. Così mi sono fatto un’esperienza e un curriculum nell’ambito della Coppa America, ma seguo anche altri progetti, sempre in ambito velico, con dei collaboratori che mi danno una mano mentre io sono in trasferta”. È questo un lavoro che richiede infatti di viaggiare molto e Provinciali ha la fortuna di poter condividere gli spostamenti con la moglie e le due bimbe: “Siamo venuti qui in Nuova Zelanda per la prima volta nel 2011 con Luna Rossa, per un periodo di undici mesi per preparare la gara, da qui ci siamo poi spostati in California a San Francisco per la regata. Sempre seguendo Luna Rossa ci siamo trasferiti a Cagliari, quando si è interrotta l’esperienza siamo tornati a Lecco per poi intraprendere questa nuova sfida e quindi trasferirci in Spagna, con diverse trasferte negli Stati Uniti dove sono state costruite le barche come prevede il regolamento, per poi venire qui in Nuova Zelanda: in questo caso è stato una fortuna perché nel Paese non c’è il Covid praticamente e quindi possiamo vivere una vita più serena”.
M.V.
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