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Scritto Mercoledì 13 gennaio 2021 alle 18:29

Lecco, una liceale: 'vogliamo che la scuola sia un luogo sicuro in presenza ma anche in Dad'

Alla lezione all'aperto organizzata lunedì 11 gennaio, giorno di mancata ripresa della didattica in presenza per gli iscritti alle superiori, ha partecipato anche Isabella, una studentessa lecchese al terzo anno del Liceo Manzoni che da febbraio dello scorso anno frequenta esclusivamente a distanza, da casa.
Isabella tiene a precisare un concetto fondamentale, per lei e per i suoi compagni che hanno manifestato: “Siamo scesi in piazza non perché siamo ottusamente contro la Dad, siamo anzi assolutamente consapevoli della situazione sanitaria e del rischio di contagio che la scuola può rappresentare. Però vogliamo attenzione maggiore da parte delle istituzioni”.

Un’attenzione a 360 gradi che passi attraverso il rientro in sicurezza a scuola ma non solo. “Saremmo dovuto tornare a frequentare la scuola in presenza lunedì 11 gennaio, la mia scuola si era organizzata in base alle percentuali di studenti che potevano esserci contemporaneamente con lo scaglionamento orario, con gruppi che avrebbero iniziato alle 9.40 e finito alle 13.50 e altri che sarebbero entrati alle 8 uscendo prima” spiega la ragazza. Una soluzione che però non considera tante circostanze: “Intanto è impensabile fare più di quattro ore di lezione filate senza neanche una pausa e poi si sottovaluta che il problema è quello dei mezzi. Nei pochi giorni in presenza che ho fatto in quest’anno scolastico, ho potuto osservare che la scuola riusciva a gestire in sicurezza gli spazi, poi però mi ritrovavo su bus così affollati da non riuscire neanche a raggiungere l’obliteratrice per timbrare il biglietto. Poi ci sono tanti casi particolari che non vengono considerati, ad esempio ho una compagna che vive a Chiavenna e per venire a scuola ha un unico pullman, quello che arriva a Lecco per le 8, dove starebbe fino alle 9.40?”.

Dunque la prima urgenza per gli studenti è quella di garantire un rientro in sicurezza per tutti, predisponendo le mascherine, l’igienizzante e il distanziamento, con orari che non sfavoriscano nessuno e la possibilità di raggiungere la scuola con mezzi di trasporto adeguati. Ma in questo clima di assoluta incertezza c’è un altro tema che preoccupa molto i ragazzi: la salute mentale di alunni e personale scolastico: “È aumentato il numero di persone che soffrono di ansia, depressione e attacchi di panico, stati che alimentano anche la paura del futuro ritorno a scuola - continua Isabella - Io sono stata fortunata, quando ho attraversato dei momenti di difficoltà ho avuto il sostegno e l’ascolto dei miei professori, ma non è per niente facile. Siamo sotto pressione, prima delle vacanze di Natale ho avuto 13 verifiche in 20 giorni, con tre verifiche insieme l’ultimo giorno, alcuni insegnanti pensano che per il fatto che siamo a casa sia meglio caricarci di studio, confondendo un po’ la qualità e quantità del nostro lavoro. In più non possiamo sfogarci fisicamente perché le palestre sono chiuse e non abbiamo il tempo per coltivare i nostri hobby”. I giorni schizofrenici di shopping pre-natalizio, durante i quali anche Lecco ha visto le piazze e le vie del centro città gremite, con code fuori dai negozi e i brindisi nei bar, hanno accresciuto ulteriormente la sensazione di rabbia e frustrazione di alcuni studenti: “Io mi sono sentita messa da parte, come fosse più importante assicurare il regalo sotto l’albero che non il diritto all’istruzione”.

In questa fase ancora così sospesa, quello che Isabella e i suoi compagni dell’Unione degli studenti stanno cercando di fare è di confrontarsi - anche in questo caso sulle piattaforme online - per far esprimere le proprie idee e condividere le esperienze di ciascuno per arrivare a delle proposte di azioni concrete: “Riflettiamo sulla possibilità di promuovere petizioni o di tornare a manifestare come lunedì: è stato molto bello perché abbiamo ritrovato un senso di comunità. Abbiamo potuto parlare e confrontarci, seppur a qualche metro; alcuni passanti ci hanno portato caffè e brioches e ci hanno chiesto le nostre motivazioni. In fondo quello che chiediamo è semplice: vogliamo che la scuola sia un luogo sicuro dal punto di vista fisico e simbolico, tanto in presenza quando in Dad”.
M.V.
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