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Scritto Giovedì 14 gennaio 2021 alle 18:36

Lecco: l'elenco dei 41 fallimenti dichiarati nel corso del 2020. Numeri in calo ma ora si attende l'onda impetuosa del Covid

L'immagine scelta dal magistrato Dario Colasanti rende benissimo l'idea: come accade durante uno tsunami, prima il mare si ritira, poi arriva l'ondata di piena. E l'effetto è devastante. Questa la situazione che sta vivendo il trend dei fallimenti, in provincia di Lecco e (ovviamente) non solo. Nel 2020 abbiamo assistito a una sostanziale contrazione delle dichiarazioni e, complice ovviamente il Covid con le sue conseguenze drammatiche anche a livello economico, è già facilmente prevedibile che, dopo la risacca, arriverà a stretto giro un nuovo maremoto. Del resto, sottolinea il collega Edmondo Tota, giudice delegato ai fallimenti e giudice delle esecuzioni immobiliari, questa è una storia che si ripete. “Lo abbiamo già visto con la crisi del 2008:  l'impennata l'abbiamo avuta 2-3 anni dopo. Il calo dei fallimenti registrati nel 2020, con il blocco delle istanze per qualche tempo, è stato fisiologico. L'emergenza sanitaria ha rallentato l'economia nel suo complesso ed anche i creditori, che sono persone ragionevoli, prima di far fallire qualcuno si prendono del tempo. Siamo sostanzialmente in una fase d'attesa. Mi aspetto un 2021 stabile e poi un 2022-2023 di effettiva ripresa delle istanze”.
Venendo ai numeri, per dare un ordine di grandezza, nell'anno appena concluso sono state 41 le sentenze emesse. Poco meno della metà di quelle irrogate nel 2015, giusto per non andare troppo indietro nel tempo, quando vennero dichiarate estinte dal Tribunale di Lecco ben 88 imprese. Scorrendo l'elenco, che riportiamo integralmente a seguire, non spiccano grandi nomi, pur essendo presenti un paio di società piuttosto note in città, come Modeline, storico negozio con parrucchiere e centro estetico con sede in via Marco D'Oggiono e un cittadino straniero già titolare del “Ristorante 500” di Corso Carlo Alberto con cucina italo-giappo-cinese.

“Tendenzialmente si tratta di fallimenti piccoli, con 5-6 società immobiliari con un attivo invece più consistente, proprio per la tipologia di società ma senza impatto invece dal punto di vista occupazionale. Pende di contro un concordato significativo: mi riferisco a Galbiati Group, indubbiamente il più sostanzioso trattato lo scorso anno. Una situazione abbastanza delicata che coinvolge un'azienda storica sul territorio con un certo numero di lavoratori, per la quale auspichiamo una soluzione favorevole, alternativa al fallimento”.
6 complessivamente le istanze di concordato presentate, un numero questo in linea con il 2019 (5) ma assottigliatosi rispetto al passato, come evidenziato dal dr. Colasanti, memoria storica della sezione fallimentare.
Passando alle esecuzioni immobiliari il ragionamento si ripropone. “Più o meno anche in questo ambito il discorso è lo stesso” conferma infatti il dr. Tota. “Le Banche, ancor più dei creditori, in questa situazione, hanno assunto una posizione attendista. Siamo arrivati a circa 180 contro una media di 220-240 l'anno, un numero dunque nettamente inferiore, con il blocco delle esecuzioni sulle prime abitazioni dei debitori. Mi aspetto però anche qui una grossa impennata nel prossimo futuro come nel 2010-2011 quando per l'effetto della crisi del 2008 siamo passati da una media di 200 a ben 400”.
Insomma se le conseguenze del Covid sono state evidenti fin da subito negli ospedali, il virus mostrerà la sua potenza in Tribunale tra qualche tempo. E saranno ancora dolori.
A.M.
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